100 modi per cambiare vita ed essere felici

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Sfogliando per la prima volta 100 modi per cambiare vita ed essere felici la domanda che mi è sorta è stata: cosa centra con la professione di un Architetto il tema di questo libricino? La fotografia data dai media e che emerge dalla lettura del testo è quella di una società in continua evoluzione. L’Architettura in questa evoluzione è diventata uno strumento, oltre che una disciplina tecnica, arricchita da molti altri valori e concetti che esulano dalla struttura o dalla forma di un oggetto, tutti abbiamo bisogno di chi progetti qualcosa che funzioni per farci stare bene e anche quando si parla di “autocostruire” o “autoristrutturare” un immobile si parte sempre da esempi virtuosi che nascono non certo dal caso ma da profonde ricerche in cui il ruolo dell’Architetto, dell’Ingegnere, dell’Agronomo e di molte altre figure specialistiche sono necessarie.

Cohousing: i risvolti sociali, architettonici e sostenibili del fenomeno

Pensare che il benessere di un habitat domestico possa derivare dall’acquisto di un condizionatore di ultima generazione se in compenso si hanno pareti di tamponamento della casa realizzate con criteri errati che lasciano passare freddo e caldo indiscriminatamente è una delle tante lacune che si riscontrano sull’edilizia dei centri urbani.

Quella di condividere la stessa casa con altre persone, da adulti maturi e non solo da giovani studenti che si arrangiano, è una delle possibilità per “cambiare e vivere felici”. Un’idea alternativa anche al tipicissimo italico restare in casa con i genitori fin oltre dopo la maturità, o andare a vivere altrove in case fatiscenti perché gli affitti sono troppo alti.
Oltre agli ovvi risparmi su bollette, canoni d’affitto e spese varie, la convivenza con una o più persone porta molti altri vantaggi, tra questi: il condividere passioni comuni, rendere meno gravosi certi impegni, (come prendersi cura dei cani e del giardino) migliorare le nostre capacità comunicative ed organizzative. Ciò insegna a mettere insieme le esigenze individuali con la dimensione collettiva della condivisione e a sentirsi parte di un sistema senza, per assurdo, alienarci e quindi annullare la nostra personalità come accade nella maggiorparte dei casi.

Restare in contatto con altri esseri umani per scelta, per piacere, per maturità è una scelta “nuova” per molti, per altri potrebbe essere una scelta difficile da accettare poiché vista come diversa dai comuni stili di vita. Non necessariamente però si deve essere spinti a cambiare in maniera radicale il proprio stile di vita; c’è chi lo ha fatto, come gli autori di 100 modi per cambiare vita ed essere felici dimostrano nel loro libro – loro compresi – ma ciascuno di noi è diverso. Ciò non toglie che esistono molti altri modi per non vivere in maniera errata come lo si fa oggi nelle città e imparare ad avere cura delle nostre abitazioni e di noi stessi.
Gli ecovillaggi ad esempio sono una scelta di cui da poco si è iniziato a parlare anche in Italia ma esistono da moltissimo tempo, anzi sono da sempre esistiti in una forma che si è evoluta col tempo adattandosi anche alle nuove esigenze contemporanee.

L’Architetto che progetta luoghi di aggregazione e – lasciatemi passare il termine – “posti per vivere” deve essere in grado di progettare un’edilizia per il sociale, per il comfort degli abitanti e per la tutela dell’ambiente in cui essa sorgerà.
Non esistono progetti standard per creare luoghi secondo il modello del cohousing, degli ecovillaggi o per far autocostruire ai futuri abitanti di un luogo le proprie case, ma esistono esempi ed esperienze e profonda conoscenza degli esseri umani.

L’Architetto non è psicologo nè sociologo, ma deve sforzarsi di calarsi in questo ruolo consultando altri esperti e sintetizzando nei propri progetti tutto quel che occorre per dare utili input a chi voglia cambiare il proprio modo di vivere per essere felice.
In 100 modi per cambiare vita ed essere felici non si parla solo di costruito ma anche di mobilità sostenibile, di progettazione partecipata, delle celebri “case aperte” bolognesi diventate simbolo della condivisione degli spazi privati con il pubblico per attività culturale.

La lettura di questo testo è consigliata a tutti i dirigenti tecnici dei settori edili ed urbanistici delle pubbliche amministrazioni poiché ne trarrebbero utili stimoli per osservare con occhio diverso i progetti approvati per l’edilizia privata ed i lavori pubblici.

Il cambiamento ha un costo, che è quello iniziale, ma che proiettato in un futuro brevissimo riporta degli utili ricavi per tutta la società. Continuare a pensare ad interventi di edilizia sociale che di sociale hanno solo il titolo sulle tavole di progetto e che poi puntano ad opere di cementificazione indifferenziata senza valutare alcun criterio di progettazione partecipata o di valutazione dell’uso degli spazi esterni agli edifici è una delle tante piaghe che hanno ridotto le città italiane, e non solo, a un collage di quartieri dormitorio.
Cambiare si può e non è difficile se lo si vuole: in ambito privato è un po’ più semplice, mentre in ambito pubblico dobbiamo spingere affinché si comprendano i valori di cui potrete leggere in questo libro.

Scheda tecnica del libro
Titolo: 100 modi per cambiare vita ed essere felici
Formato: 11,5 x 16 cm
Editore: Terra Nuova Edizioni
Pagine: 225
Data pubblicazione: Maggio 2013
Autori: Alfredo Meschi, Ilaria Farulli
ISBN: 9788866810285

Gli autori
Ilaria Farulli e Alfredo Meschi vivono a Bosa, in Sardegna. Lei laureata in Pedagogia, in Adult and Continuing Education, lui attore, regista e formatore teatrale. Insieme hanno ideato il B&B and Baratto Villa– VillaColle, un successo mediatico nel 2009, da cui è nata la Settimana del Baratto, divenuto poi evento nazionale.

Estratto
Scherzate, bravi, scherzate.. prendeteci pure in giro. Ma io e i miei amici, su in collina, ci costruiremo proprio le case così. Io, una strawbale house, la casa di paglia ; Marco, una earthship, la casa di terra; Simona, una log house, la casa di legno realizzata con i tronchi di abeti grezzi. Ah! E per chi di voi pensasse che verranno fuori delle schifezze, sappiate che saranno tutte e tre case “zero energy”, in pratica autonome per tutto quello che riguarda elettricità, riscaldamento, consumi! Poi vedremo se riderete ancora (...).

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Mariangela Martellotta

Mariangela Martellotta Architetto

Architetto pugliese. Prima di decidere di affacciarsi al nascente settore dell’Ecosostenibilità lavorava nel settore degli Appalti Pubblici. È expert consultant in bioarchitettura e progettazione partecipata. Opera nel settore della cantieristica. È membro della Federazione Speleologica Pugliese.

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