La sicurezza alimentare degli orti domestici urbani

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Con la crisi che erode il potere d’acquisto delle famiglie, sono sempre più numerosi i cittadini che si organizzano per coltivare la loro propria frutta e verdura in orti urbani, applauditi da gruppi ecologisti e salutisti, con qualche politico che ne trae reddito elettorale fornendo appoggio, ma ignari forse di stare ingerendo alti livelli di inquinanti quando consumano il loro raccolto. In un recente studio sulla sicurezza alimentare delle coltivazioni di città, dei ricercatori hanno scoperto che le verdure coltivate su terreni situati nell’area urbana di Berlino, Germania, spesso contenevano maggiori concentrazioni di alcuni metalli pesanti rispetto alle verdure acquistate nei negozi. Prevedibilmente, frutta e verdura coltivate vicino a strade trafficate contenevano i maggiori quantitativi di inquinanti.

Coltivare in città: orti urbani in Italia

In copertina: immagine di Legambiente.

BENEFICI E RISCHI DEGLI ORTI DOMESTICI

L’interesse a far crescere i propri ortaggi è in aumento in tutto il mondo, e può portare benefici per la sicurezza alimentare, il benessere della comunità e dell’ambiente. Frutta e verdura coltivati nei giardini di casa o in terreni ceduti in uso dai Comuni a gruppi sociali sembrerebbero a prima vista più salutari rispetto a quelli acquistati nei supermercati, a causa dei bassi o nulli livelli di pesticidi utilizzati dai coltivatori amatoriali. Tuttavia, i produttori possono non essere consapevoli dei rischi potenziali connessi con l’orticoltura su terreni contaminati in ambienti urbani.

Gli studi menzionati hanno suggerito che mangiare verdure coltivate su terreni inquinati potrebbe portare a seri problemi di salute. Ricordiamo il caso più famoso, il fallito esperimento di coltivazione biologica di Michelle Obama, il cui orto nei giardini della Casa Bianca conteneva elevati livelli di piombo per essere stato concimato con fanghi fognari durante l’amministrazione Clinton, rendendo a rischio gli ortaggi raccolti.

Michelle Obama nel suo tentativo di coltivare un orto biologico nella Casa Bianca. Fonte: The White House Blog.Michelle Obama nel suo tentativo di coltivare un orto biologico nella Casa Bianca. Fonte: The White House Blog.

LO STUDIO SUGLI ORTI DI BERLINO

Nello studio dei ricercatori berlinesi, sono state misurate le concentrazioni di metalli pesanti (cadmio, cromo, piombo, zinco, nichel e rame) nella frutta (pomodori e fagiolini), radici (carote, patate e sedano rapa) e verdure da foglia (cavolo bianco, crescione, bietola a foglia, basilico, menta e timo). Sono stati anche incrociati i dati con quelli relativi al livello di contaminazione da traffico nelle strade vicine, classificando i siti in quelli con alta, media e bassa densità di traffico, tenendo conto della distanza a piedi dalla strada più vicina, il numero di veicoli che utilizzano la strada, e gli eventuali edifici che potrebbero fungere da barriera tra l’orto urbano e la strada.

I livelli di contaminanti metallici riscontrati differiscono notevolmente a seconda del metallo e della coltura specifici. Ad esempio, i pomodori contenevano minore livello di piombo rispetto a quello delle bietole, mentre la menta conteneva livelli più elevati di cromo rispetto al basilico, i fagiolini e le carote. Nel complesso, tuttavia, i livelli di tutti gli ortaggi erano significativamente più alti rispetto a quelli dei loro omologhi acquistati al supermercato.
Alcuni degli esempi peggiori di ortaggi coltivati in città furono: i pomodori, contenenti 11 volte più cadmio e quasi cinque volte più nicheldei pomodori del supermercato, e le bietole, contenenti sei volte più zinco delle bietole commerciali. Diverse altre specie vegetali contenevano come minimo due volte il livello di almeno un metallo rispetto ai prodotti alimentari commerciali.

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Tutte le verdure contenevano alte concentrazioni di piombo, nei casi in cui erano state coltivate su siti con alti livelli di traffico. Le concentrazioni di altri metalli in alcune colture specifiche sono state incrociate con i dati relativi alla densità del traffico circostante. Per il piombo, i valori limite delle norme UE sono stati superati da due terzi delle coltivazioni campione, distanti meno di 10 metri da strade molto trafficate, ma questo valore statistico si riduceva a circa un terzo sui siti dove gli edifici hanno agito come barriere tra l’ orto e la strada.

Secondo i ricercatori, il loro studio suggerisce che le colture in orti urbani non sono automaticamente più “sane” o “sicure” rispetto ai prodotti da supermercato. Per ridurre i livelli di contaminazione ed i rischi per la salute, i coltivatori urbani devono scegliere con cura i siti di impianto, in base alla distanza e agli ostacoli fra orto e traffico.

COSA FARE PER MINIMIZZARE I RISCHI. CONSIGLI

Dobbiamo rinunciare dunque a coltivare la nostra propria verdura se viviamo in città? Assolutamente no. L’autoproduzione di cibo rimane il modo più sostenibile per eliminare imballaggi, trasporti, pesticidi e fertilizzanti chimici dalla nostra società post–industriale. È innegabile che l’inquinamento urbano c’è , e per minimizzare il rischio di contaminazione e innalzare il livello di sicurezza alimentare degli orti urbani è raccomandabile seguire i consigli pubblicati dai ricercatori della North Carolina State University, che riassumiamo di seguito:

  1. Accertasi che il sito non sia stato in passato un’area industrialeUna barriera di canne, poi bonificata e lottizzata. Vale la pena spendere un po’ di denaro rivolgendosi ad un laboratorio di analisi ambientali per una verifica sulla presenza di metalli pesanti, PCB , idrocarburi o altri inquinanti chimici nel terreno.
  2. Nel dubbio, vale la pena investire nell’acquisto di vasi e terriccio di qualità certificata nei quali seminare i nostri ortaggi, piuttosto che coltivare direttamente sul terreno.
  3. Produrre il proprio compost con i resti di cucina, preferibilmente utilizzando solo la frazione vegetale.
  4. Utilizzare guanti di gomma per le attività di coltivazione e non toccare la terra con le mani nude. Impedire l’accesso ai bambini, più vulnerabili agli inquinanti rispetto agli adulti. Cambiarsi le scarpe sul posto, per evitare di portare terra contaminata in casa.
  5. Scartare le foglie esterne e lavare accuratamente la frutta e verdura raccolta.

Nel citato studio statunitense, i ricercatori si concentrano sull’inquinamento pregresso nel terreno, ma non considerano l’inquinamento trasportato dall’aria. I berlinesi nel loro studio, non considerano l’inquinamento pregresso (o stato di fatto) dei terreni prima d’iniziare la coltivazione, per cui partono dal presupposto che tutto l’inquinamento trovato nei raccolti provenga da emissioni in aria dal traffico vicino, che vanno poi a depositarsi nel terreno di coltivazione.

Il buon senso ci suggerisce che, se il nostro orto urbano si trova in un’area trafficata, o a meno di 20 km da inceneritori, centrali termiche o grosse industrie, vale la pena coltivare in vasi o vasche riempiti con terriccio di qualità controllata, posti all’interno di serre. Una barriera di canne piantate a modo di cintura attorno al nostro orto fornirà un po’ di protezione addizionale, fungendo da biofiltro oltre che da barriera contro i venti o la radiazione riflessa dagli edifici circostanti.
Se il livello di inquinamento fosse pesante, converrebbe rinunciare agli ortaggi ed utilizzare il terreno per coltivare alberi da frutta, in quanto i contaminanti rimarrebbero nella quasi totalità nel tronco e radici.

Mario Rosato

Mario Rosato Ingegnere

La sua passione sono le soluzioni soft tech per lo sviluppo sostenibile, possibilmente costruite con materiale da riciclaggio. Un progetto per quando andrà in pensione: costruire un'imbarcazione a propulsione eolica capace di andare più veloce del vento in ogni direzione.

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