Le scuole solari galleggianti del Bangladesh

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Il Bangladesh è uno dei paesi in cui, negli ultimi decenni, le conseguenze dei cambiamenti climatici e i loro effetti sulla vita degli uomini sono diventati sempre più evidenti. Le maggiori disparità sociali, dovute anche alla progressiva perdita di integrità di importanti ecosistemi e agli squilibri ambientali che le attività umane provocano, creano sempre più disagi alla popolazione. Le scuole solari galleggianti realizzate dall’architetto Mohammed Rezwan rientrano in un progetto solidale che consente ad adulti e bambini di frequentare i corsi anche quando i piogge monsoniche flagellano le vie di comunicazione.

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È stato stimato che, a causa dell’aumento dell’intensità e della variabilità delle piogge monsoniche, circa il 20% della superficie del paese nei prossimi vent’anni sarà coperta dalle acque. Per una nazione come il Bangladesh che ha una delle maggiori densità di popolazione al mondo, questo è un problema molto serio, le cui conseguenze possono diventare disastrose.

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Il progetto solidale della scuola galleggiante 

L’organizzazione no–profit Shidhulai Swanirvar Sangstha, per iniziativa dell’architetto Mohammed Rezwan, ha messo in atto una serie di programmi volti a garantire istruzione e formazione professionale in risposta a tali mutamenti, seguendo un approccio innovativo, immaginando e mettendo in atto soluzioni che non alterino ulteriormente il paesaggio ma si adattino ad esso.

L’associazione opera nel sud del Bangladesh, dove a causa delle inondazioni dovute alle piogge monsoniche, per circa 4 mesi all’anno le vie di collegamento e le possibilità di spostarsi sono precluse, rendendo impossibile ai bambini frequentare le scuole. Per questo Shidhulai, ha realizzato le Scuole Solari Galleggianti, che durante i mesi dei monsoni sostituiscono le scuole sulla terra ferma, consentendo agli alunni di frequentare le lezioni con continuità.

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Le barche sono realizzate con materiali naturali reperibili sul posto, costruite secondo le tradizioni costruttive del Bangladesh ed equipaggiate con pannelli solari fotovoltaici, piccole biblioteche e portatili per la connessione internet.

Il progetto, che è stato premiato nel 2012 al WISE, World Innovation Summit for Education, ha avuto inizio nel 2002 e da allora ne hanno beneficiato 700 mila studenti e le loro rispettive famiglie.

L’organizzazione ha creato un programma di incentivi affinché le famiglie più povere continuino a far frequentare la scuola ai propri figli. Oltre all’attività didattica per i più piccoli, infatti, dopo l’orario scolastico sono realizzati corsi per gli adulti, nei quali vengono insegnati nuovi metodi di produzione agricola e e corsi per approfondire aspetti inerenti l’economia e la finanza.
Inoltre le famiglie hanno la possibilità di affittare le lampade solari, che allungando le ore di luce a disposizione, consentono agli studenti di continuare a studiare anche a casa e agli adulti di incrementare le ore lavorative e, di conseguenza, le entrate economiche.

Il concetto che sta alla base delle attività dell’organizzazione, è quello di sviluppare le condizioni perché questi luoghi non vengano abbandonati dagli abitanti, creando i presupposti affinché sia possibile vivere in un ambiente in continuo mutamento, trovando le soluzioni per adeguare di volta in volta le attività umane ai mutamenti stessi.
La forza del progetto sta proprio in questo, riuscire ad offrire dei servizi indispensabili alla comunità rafforzandone la coesione e i rapporti sociali.

L’architetto Rezwan sottolinea l’importanza di trovare delle soluzioni con le comunità locali, in modo da integrare i valori culturali e tradizionali degli abitanti con le peculiarità del luogo.
La cultura e la storia del Bangladesh sono state sempre fortemente permeate dalla presenza dell’acqua, quindi l’elemento che un tempo era stato motivo di crescita e benessere deve diventare nuovamente una risorsa e non una minaccia.

La combinazioni di questi due concetti, la tradizione con l’utilizzo dell’imbarcazione come mezzo da una parte, e dall’altra la necessità di un’istruzione, con la creazione di scuole e centri di aggregazione sociale e familiare, hanno decretato la fortuna del progetto.

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Durante i corsi serali per adulti, Rezwan insegna il “solar water farming”, una nuova tecnica di produzione agricola che sfrutta l’energia solare per creare una piccola fattoria autosufficiente sull’acqua, con coltivazione di ortaggi su una distesa di giacinti d’acqua e un sistema di reti di bambù per la pesca e un allevamento di anatre.

Ogni scarto dell’attività può essere riciclato nel ciclo di produzione della fattoria o venduto come fertilizzante all’esterno, mentre l’energia solare è sfruttata per la produzione delle uova di anatra.

Elena Occhioni

Elena Occhioni Architetto

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