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Conversione sostenibile di una vecchia fabbrica. Recupero green nel catanese

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L’Unione Europea si è posta l’obiettivo di costruireedifici ex novo ad energia quasi zeroe migliorare le prestazioni energetiche degli edifici esistenti entro il 2020. La conversione sostenibile di una fabbrica in disuso da anni è un ottimo esempio progettuale di recupero green, tanto più se la proposta , come in questo caso, è oggetto di tesi della giovane Marta Puleo per un ex opificio ottocentesco nel catanese. Sappiamo che attualmente a determinare il piùforte impatto ambientale in Europa è proprio il settore edile, e per questo è fondamentale convergere verso un’architettura sostenibile, prestando attenzione ai materiali usati e alle nuove tecnologie, che consentono di ricavare energia pulita.

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Bisogna inoltre considerare che i benefici ambientali maggiori, in ambito edile, provengono dal recupero di manufatti preesistenti e non dalla costruzione di edifici ex novo, per i quali, anche rispettando tutti i criteri di efficienza energetica, si impiegano dai 10 agli 80 anni per smaltire le emissioni di CO2 prodotte. Un valido esempio dell’applicazione di tali principi viene presentato da Marta Puleo nel suo progetto di tesi per la conversione di un ex opificio di fine ‘800 nel comune di Misterbianco, grosso centro nei pressi di Catania.

IL PROGETTO DI RECUPERO GREEN

L’intervento propone la conversione sostenibile della vecchia fabbrica, oramai in disuso da decenni, in centro polifunzionale con laboratori didattici e artigianali che coinvolgano la cittadinanza, offrendo un’occasione per apprendere nuove attività lavorative, recuperando quella funzione per cui l’edificio è ancor oggi ricordato: una fabbrica di lavoro.

Partendo dalla preesistenza, dal valore della sua storia e dalle prestazioni che essa puòancora offrire, il progetto dà valore aggiunto alla vecchia costruzione del catanese, utilizzando strutture innovative realizzate con materiali naturali e sostenibili, e facendo ricorso ad espedienti tecnologici che ne migliorino le caratteristiche di abitabilità, garantendo ai fruitori della struttura, benessere e comfort. Inoltre, anche nella scelta delle nuove attività didattiche da svolgere nell’edificio, puntaalla sensibilizzazione alle tematiche ambientali, proponendo ad esempio la realizzazione di un orto urbano.

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MIGLIORAMENTI PRESTAZIONALI

Illuminazione

Il primo obiettivo è quello di rispondere alla direttiva europea, garantendo il miglioramento prestazionale dell’ex fabbrica. Ai fini di massimizzare l’utilizzo dell’illuminazione naturale, sia diretta che diffusa, il tradizionale tetto a falde è stato dotato di parti vetrate, che, associate a spazi a doppia altezza, consentano di illuminare gli ambienti interni con la sola luce solare durante le ore diurne. Concentrando la presenza di parti vetrate lungo la falda a sud, e dotando i vetri di un particolare gel fotovoltaico trasparente, è stata ottimizzata sia l’illuminazione naturale chela produzione di energia elettrica "pulita”.

Riscaldamento

Contemporaneamente, si ottiene un buon livello di riscaldamento naturale, con un ritorno economico ancora piùsignificativo, poichési riducono al minimo le spese relative all’impianto dei radiatori. Per la stessa finalità si adotta anche un altro espediente: sfruttando al massimo la configurazione della muratura preesistente, viene creata una variante del muro solare, particolaresistema tecnologico green che consente di accumulare il calore esterno e trasferirlo agli ambienti interni. I muri in pietra lavica dell’ ex opificio, sono scuri e molto spessi.

Lungo il lato sud, la consueta lastra in vetro dei muri solari viene distanziata dalla parete, andando a configurare una serra. A causa dei raggi solari, la temperatura dell’aria all’interno della serra aumenta,la parete in pietra lavica si riscaldae, assorbendo il calore, lo trasferisceall’ambiente interno, piùfresco, fungendo da conduttore. Inoltre la serra èdotata di un diaframma in legno per l’ombreggiatura, che protegge i ballatoi retrostanti dai raggi solari diretti.

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Aree verdi

Altro accorgimento per il recupero sostenibile dell’area e il miglioramento delle condizioni di benessere per i fruitori della struttura è l’inserimento del sistema del verde, proposto sia al suo livello naturale, il piano terra, che all’ultimo piano del fabbricato, riducendo cosìil confine tra artificiale e naturale.
All’interno della fabbrica, vi è infatti una serra che sfrutta la luce solare diretta proveniente dal tetto vetrato e il sistema di recupero delle acque meteoriche, in modo da ridurre i costi per l’ irrigazione. Arredata con panche in legno, la serra diviene un piacevole luogo di ristoro per chivuole concedersi una pausa dopo le attivitàdi laboratorio svolte all’interno del centro culturale green.

All’esterno un orto urbano vienemesso a disposizione della collettività, come luogo di incontro, di socializzazione e di scambio di competenze, proponendo un riavvicinamento dell’uomo alla natura. Ciascuna zona verde, oltre alle normali colture di ortaggi e verdure, ospita piante aromatiche. I profumi e i colori di queste ultime, poste in prossimitàdegli ingressi ai locali interni, contribuiranno al benessere visivo ed olfattivo, invogliando i fruitori a rimanere piùa lungo all’interno dellastruttura.

Risorse idriche

Anche per quanto riguarda le risorse idriche, il progetto prevede una serie di accorgimenti per limitare gli sprechi: il recupero delle acque piovane, predisponendo un sistema di accumulo, e l’adozione del sistema di irrigazione a pioggia per l’orto urbano. Tale sistema di irrigazione, consente di ridurre gli sprechi, in quanto rende possibile direzionare l’acqua direttamente alla base delle piante, e, al tempo stesso, di evitare il problema del marciume radicale. Il sistema di irrigazione utilizzeràla cisterna giàpresente per la raccolta dell’acqua piovana per limitarel’utilizzo di acqua con aggiunta di cloro, che in dosi eccessive risulta essere dannosa per le piante.

Ventilazione

Una buona ventilazioneèfondamentale per il raggiungimento del benessere termoigrometrico. Per adempiere a tale esigenza è stata predisposta una lunga fascia di finestre a vasistas lungo la falda a nord, di cui si gestiscono i dispositivi di apertura/chiusura all’interno dell’edificio, assicurando ricambi d’aria frequenti ed evitando il surriscaldamento dei mesi estivi.

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RICICLO E INNOVAZIONE TECNOLOGICA

Riuso di pietra lavica e pallet

Anche relativamente alla scelta dei materiali, il progetto di conversione sostenibile rivela una serie di spunti interessanti.
Allo stato di fatto, il cortile internopresentava una pavimentazione in basole di pietra lavica abbastanza ampie, ma di dimensioni irregolari. Prevedendola dismissione della pavimentazione per la messa in opera dell’orto urbano, si propone di non gettare le basole vecchie ma reimpiegarle nei nuovi percorsi, tagliandole in lastre di dimensioni piùpiccole ma tutte uguali, e riutilizzando anche gli sfridi. Questi vanno a costituire le zone di filtro, in pietrame sfuso, tra la muratura preesistente e i nuovi percorsi. In questo modo si limitano gli sprechi e si mantieneun materiale cheèfortemente caratterizzante della zona catanese.

Il recupero green è applicato anche a oggetti solitamente destinati ad altri scopi, come nel riciclare i pallet come elementi di arredo e strutture. Riadoperati nell’orto diventano passerelle che si diramano all’interno delle aree verdi, riempiti di terra e piantumati si trasformano in piattaforme verdi per le colture aromatiche, aggregati tra loro vanno a costituire panche per la sosta o gradonate. Vengono anche integrati nella struttura dell’edificio, come setti del portale di ingresso o come parapetti per la balconata del primo piano.

Materiali innovativi

Le tegole in cemento, utilizzate al posto delle classiche tegole in laterizio, offrono notevoli benefici in termini di impatto ambientale, garantendo un risultato estetico del tutto simile a quello che si avrebbe utilizzando i classici coppi. Test dimostrano che con il loro impiego si ha risparmio energetico, meno emissioni di CO2 e riassorbimento delle stesse in tempi brevi, minore produzione di polveri sottili e potenziali di acidificazione e eutrofizzazione notevolmente ridotti.

L’ecopolistirolo, in sostituzione del più comune polistirene, un derivato del petrolio, è un prodotto sintetizzato in maniera completamente naturale dagli scarti agricoli (bucce di semi o steli di piante). Questi, entrando in contatto col micelio, un fungo, iniziano una reazione chimica che li trasforma in una settimana in un materiale con caratteristiche analoghe al polistirene, ma green al 100% e anallergico.

Tale prodotto è inserito nella nuova struttura del vecchio opificio sia come isolante, nel tetto ventilato, che per la realizzazione delle pignatte dei solai alleggeriti, utilizzati per ottenere luci di campata molto ampie.
Fonti | Puleo M. (2013) “Strategie di rigenerazione urbana: il riuso dell’ ex opificio Monaco” , tesi di laurea magistrale in architettura, Siracusa.

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