Mercato di Santa Caterina di Miralles-Tagliabue: rigenerazione urbana a Barcellona

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Il mercato ortofrutticolo di Santa Caterina a Barcellona, firmato dagli architetti Enric Miralles & Benedetta Tagliabue, è stato, sin dalla sua inaugurazione nel 2005, una delle icone più popolari del capoluogo catalano. Non si tratta del semplice mercato fine a se stesso, del tipico contenitore–decontestualizzato –come molte “cattedrali nel deserto”– bensì di un intervento architettonico e di rigenerazione urbana complesso, anche se relativamentepiccolo e, a quanto pare, molto apprezzato dagli abitanti del quartiere Ciutat Vella, dove insiste. Vi illustriamo le ragioni del successo di questo interessante progetto attraverso esplorazioni dirette e le spiegazioni degli stessi progettisti.

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IL CONCORSO

Il progetto di Miralles–Tagliabue vinse nel 1997 il concorso di architettura indetto dalla società per azioni Foment de Ciutat Vella, per la riqualificazione delvecchio mercato rionale progettato nel 1848 sui resti del quattrocentesco convento di Santa Caterina –distrutto durante una rivoluzione civile– a sua volta eretto su stratificazioni di epoche precedenti.

Il mercato di Santa Caterina è solo uno dei tanti progetti che, negli ultimi anni, ha contribuito a rivitalizzare Barcellona. Infatti, la città si è dotata di un ambizioso piano urbanistico strategico che sovrintende piccoli interventi di rigenerazione urbana e paesaggistica.

Il cantiere del mercato iniziò nell’anno seguente all’aggiudicazione del concorso e durò circa sei anni, segnati dalla scomparsa prematura (nel 2000) dell’architetto catalano Miralles, socio fondatore dello studio EMBT assieme alla moglie italiana, l’architetta Tagliabue.

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LA FILOSOFIA DEL PROGETTO

Con le parole degli stessi progettisti spieghiamo l’ispirazione che ha guidato la stesura del magistrale progetto: …il mercato di Santa Caterina originò dal disegno della sovrapposizione delle diverse fasi storiche succedutesi nel luogo, sia quelle cancellate che quelle esistenti.
Crediamo nell’assoluta necessità di rispettare la memoria storica e sacra (Fatto raro nella metropoli, in quanto le politiche urbanistiche recenti si sono dimostrate particolarmente inclini al processo di “tabula rasa”, o di “improbabili” interpretazioni del passato, n.d.t.).

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In fondo, sapevamo che si trattava di un contesto ancora vivo, come si scoprì poi durante gli scavi archeologici...Conservammo i muri perimetrali però aprimmo gli archi per consentire il commercio in uno spazio più aperto, come in un mercato o in una piazza. La nuova copertura oltrepassa i muri e si estende sulla piazza Cambò,…, in direzione del traffico di via Laietana, proiettando il commercio fino ai luoghi di movimento.

La copertura dello spazio commerciale si sostiene su tre grandi volte, tre navate. Forse in ricordo della chiesa e del monastero scomparsi, e riapparsi poi durante la demolizione. Oggi, questi frammenti sono parti visibili del progetto. Dalla piazza del mercato si possono vedere i frammenti archeologici delle differenti chiese di Santa Caterina…”.

LA NUOVA STRUTTURA E LA STRAVAGANTE COPERTURA

L’edificio del nuovo mercato conserva solo tre muri perimetrali di quello precedente, mentre il quarto situato a sud è stato ricostruito totalmente. Il leit motiv del mercato sembra essere il “furori standard”. È evidente che l’irregolarità delle geometrie di molti elementi architettonici sono frutto di un’attenta progettazione su misura: dai serramenti alle pavimentazioni, dalle travi reticolari alle capriate così come i pilastri.

In altre parole, ogni elemento strutturale è un pezzo unico, concepito come un’opera d’arte (fatto sempre più raro nell’architettura moderna che sembra essere più incline ai criteri dell’industrializzazione che a quelli dell’originalità).

Grazie al fatto che la nuova struttura è indipendente dal punto di vista statico, in quanto poggia su sette pilastri, lo spazio commerciale può essere flessibile in previsione di future variazioni del layout.

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La nuova copertura protegge e congloba, in un unicum, i vari elementi del mercato. La sua struttura è assimilabile ad un sistema biordito composto da: travi di ordine superiore in acciaio –di sezione e asse variabile– e travi di ordine inferiore in cemento, poggianti su pilastri fatti di cemento e fasci di tubi d’acciaio. Sopra a tale struttura biordita si innestano le volte irregolari in legno lamellare –alcune biarticolate altre triarticolate– e il tavolato in legno rivestito in ceramica multicolore.

L’originalità della copertura risiede nel suo disegno originale, in somma, un vero rompicapo di elementi strutturali.Complicano il tutto –sbucando al di sopra della copertura– tre archi in acciaio reticolare ,di 42 metri di luce, necessari a sostenere le travi in acciaio che si trovano al di sotto del tetto. La trave maggiore misura circa 70 metri mentre la minore ne misura circa 40; quelle dell’orditura inferiore hanno invece longitudini comprese tra 56 e 90 metri, le cui sezioni sono composte da tre profili metallici (CHS da 219 mm di diametro e 25 di spessore).

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La nuova copertura unifica i diversi elementi che compongono il mercato e lo caratterizza in modo inequivocabile sia debordando dalla sagoma dell’edificio precedente –come se dovesse essere scorta da via Laietana, proprio nel punto in cui questa è intercettata da Avenida Cambò– e sia per l’originale rivestimento ceramico. Gli stessi architetti hanno spiegato com’è nato quell’effetto “pixelato” del tetto: è la gigantografia di una foto tratta da un banco di frutta e verdura mediterranea, stampata come un puzzle sulla bellezza di 325.000 piastrelle esagonali di 67 colori. L’omaggio alle opere di Gaudì, uno degli architetti più rappresentativi del modernismo catalano, è evidente.

I calcoli strutturali della copertura sono stati curati dallo studio Brufau–Velasco mentre la realizzazione dell’opera si deve alle imprese di costruzioni COMSA e Caldererìa Delgado.

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IL MERCATO E LE SUE MOLTEPLICI FUNZIONALITÀ

Solamente visitando il mercato di Santa Caterina possiamo farci un’idea verosimile delle sue svariate funzionalità, ad esempio osservando come viene vissuto. Appare come uno spazio ideale per la vita sociale. Confortevoli aree di sosta, per chiaccherate tra vicini di quartiere, non mancano tra i botteghini appositamente smussati (richiamo al tracciato urbanistico dell’ensanche), nei bar o ancora nel ristorante tematico “street food” il quale è dotato di una sala “biblioteca” al piano superiore.

In un’apposita area museale –ricavata nella zona sud del mercato visibile da piazza Joan Capri– è offerta gratuitamente la possibilità di contemplare i resti del passato, sapientemente “tenuti in vita”.

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In altre parole, il complesso architettonico di Miralles–Tagliabue assolve a due aspetti della progettazione sostenibile: in prima battuta ambientale, salvaguardando buona parte del mercato precedente e dei ritrovamenti archeologici, e in seconda battuta sociale, rivitalizzando non solo un edificio fatiscente in un quartiere impenetrabile, ma anche aggiungendo nuove funzionalità nel rispetto della tradizione popolare mediterranea, fondata essenzialmente sul tessere relazioni di vicinato. Quest’ultimo aspetto si traduce anche nella scelta progettuale di ridurre la superficie destinata alla funzione di mercato, rispetto a quella occupata in precedenza, per creare una piazza dove accesso e contemplazione risultano agevolati. Il mercato è anche concepito come luogo di passaggio e ciò spiega le sue numerose porte.

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In ultima analisi, l’intervento di rigenerazione consta dei seguenti progetti: nei due livelli interrati si trovano un parcheggio di 4800 mq e una centrale di raccolta pneumatica di rifiuti urbani differenziati; nel piano terra si trova un’area museale per la sistemazione dei ritrovamenti archeologici, una zona commerciale di 1600 mq, dei quali il 40% è destinato ai magazzini, il 30% a ristorante, mentre il restante 30% si divide tra disimpegni, un supermercato, un mercatino di oggetti usati e altri spazi per attività di solidarietà destinate agli abitanti del quartiere.
Nel piano superiore si trovano gli uffici direzionali e anche uno spazio polifunzionale per eventi culturali. Completa l’intervento a sud ovest del mercato una zona residenziale di 4000 mq è dedicata agli anziani non del tutto autosufficienti che abitavano nel quartiere.

Giovanna Barbaro

Giovanna Barbaro Architetto e Tecnologo

Deve il suo carattere cosmopolita a Venezia, dove si laureò in architettura (IUAV). Dal 2008 europrogettista nei settori green economy e clean tech. Nel 2017 ha realizzato uno dei suoi più importanti sogni: fondare Mobility-acess-pass (MAP), un'associazione no profit per la certificazione dei luoghi pubblici per le persone con disabilità motorie. Tra i suoi hobby preferiti: la fotografia e la scrittura

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