Rifugi montani, meta ambita del turismo lento. I migliori 10 in Italia

I 10 migliori rifugi montani in Italia per il turismo lento.

Per via dell’estensione del territorio montano italiano sono molti e diffusi i rifugi montani che accolgono ogni anno e in ogni stagione gli escursionisti dediti al turismo lento. Nelle località montane italiane sono presenti molte strutture dedicate agli alpinisti o escursionisti; si tratta di baite, malghe, anche semplici ripari realizzati con tensostrutture. Alcuni sono organizzati per consentire esclusivamente di trascorrere la notte, altri sono gestiti  da soggetti che li hanno in conduzione come piccoli B&B e rifugi d'alta quota o bivacchi per i viandanti.

In copertina: il Rifugio Manzini.

Storia dei rifugi montani

La storia dei rifugi montani inizia nella seconda metà dell’Ottocento, in concomitanza con il diffondersi delle attività alpinistiche e la necessità di avere dei luoghi di sosta e riparo in montagna. I primi esploratori montani avevano bisogno di luoghi d’appoggio dove effettuare i bivacchi prima di intraprendere le proprie attività, fra le quali le scalate verso le vette dei monti.

Inizialmente i rifugi montani erano strutture molto essenziali e spoglie; col passare del tempo però il numero e la qualità dei rifugi ha avuto un notevole incremento anche grazie al diffondersi della cultura del turismo lento e quindi della frequentazione del territorio montano non necessariamente per attività agonistiche.  

I rifugi montani oggi si caratterizzano per i numerosi servizi che offrono: molti sono infatti diventati meta dei viaggiatori e non più punto di appoggio per intraprendere escursioni.

 Il rifugio Luigi Brioschi, in provincia di Lecco a 2.410 m sulla vetta della Grigna Settentrionale, nelle Prealpi lombarde. Il rifugio Luigi Brioschi, in provincia di Lecco a 2.410 m sulla vetta della Grigna Settentrionale, nelle Prealpi lombarde.

Rifugi, Bivacchi, Malghe, Baite. Differenze e definizioni

Esistono diversi termini utilizzate per definire diversi tipi di rifugi montani. Esistono i rifugi, i bivacchi, le malghe e le baite, tutti diversi tra loro. Vediamo quindi quali sono le differenze e le definizioni adeguate ad ognuno. 

Rifugi: i rifugi montani sono strutture collocate a quote non inferiori ai 700 metri, situati in zone isolate di montagna e raggiungibili mediante sentieri percorribili a piedi o con altri mezzi di trasporto. Essi sono organizzati per dare ospitalità e possibilità di sosta, ristoro, pernottamento e servizi connessi ad alpinisti/escursionisti e, di norma, aperti al pubblico solo stagionalmente. La maggior parte dei rifugi del CAI - Club Alpino Italiano, e alcuni tra quelli a gestione privata, sono dotati di un locale invernale con accesso indipendente per il ricovero di fortuna nei periodi di chiusura. Nella Svizzera Italiana queste strutture vengono indicate con il termine “Capanna”.

 Rifugio Oberholz, sulle Dolomiti bolzanine in Alto Adige. Rifugio Oberholz, sulle Dolomiti bolzanine in Alto Adige.

 L'interno del Rifugio Oberholz, sulle Dolomiti bolzanine in Alto Adige. L'interno del Rifugio Oberholz, sulle Dolomiti bolzanine in Alto Adige.

Bivacchi: i bivacchi sono strutture in legno, metallo o cemento, più spartane e di piccole dimensioni (fino ad pochi posti letto), talvolta derivanti dal recupero di strutture preesistenti, ubicate in zone elevate e poste in luoghi particolarmente isolati, adibite al ricovero degli alpinisti/escursionisti che a differenza dei rifugi sono: prive di custodia, provviste di dispositivi di cottura che al loro interno dispongono dello stretto necessario per il riposo ed il ricovero di emergenza, per la maggior parte incustoditi e aperti in permanenza, solo in taluni casi è necessario richiederne le chiavi per potervi accedere.

 Il Bivacco Pelino sulla cima del Monte Amaro in Majella. Il Bivacco Pelino sulla cima del Monte Amaro in Majella.

 L'interno del Bivacco Pelino sulla cima del Monte Amaro in Majella. L'interno del Bivacco Pelino sulla cima del Monte Amaro in Majella.

Malghe: le malghe sono abitazioni rustiche alpine adibite a stalla per la mandria e abitazione per i pastori durante il pascolo estivo. Esse generalmente non fungono da punti di sosta per i turisti, bensì sono gestite dai proprietari o date in concessione ai privati, che possano garantire non solo la loro gestione sostenibile e multifunzionale, ma anche la biodiversità che essi custodiscono, nonché la salvaguardia degli ecosistemi, dell'ambiente, del paesaggio e delle tradizioni storico-culturali che esse conservano. Inoltre le malghe, con i loro pascoli circostanti, svolgono un’importante funzione di regimazione delle acque e di contrasto al dissesto idrogeologico delle zone montane.

Baite: sono vere e proprie abitazioni in alta quota di proprietà privata. Di solito vengono affittate stagionalmente e possono essere utilizzate da piccoli gruppi o da un'unica famiglia. In quelle più datate, oltre la zona cottura, il bagno, i letti vi è a volte un fienile, perché molte baite di proprietà di famiglia un tempo venivano usate per depositare il fieno e per dormirci durante i giorni della rastrellatura. Quelle più lussuose sono delle vere e proprie abitazioni rifinite con tutti i comfort.

Indipendentemente che si tratti di una delle strutture elencate, da parte di chi le frequenta non devono mai mancare le elementari norme di rispetto verso i luoghi in cui si è ospiti.

Libri sui rifugi montani

Con il crescere dell'interesse per il turismo lento e le vacanze a contatto della natura in alta quota, sono aumentate anche le pubblicazioni sui rifugi montani. Ne segnaliamo qualcuna di rilevanza per quanto riguarda l'attenzione dedicata ai rifugi. 

Guida ai rifugi del CAI - Una guida su oltre 300 rifugi che il Club Alpino Italiano suggerisce per scoprire la montagna. Il testo è dotato di schede illustrate, informazioni pratiche sul rifugio ma anche note sulla sua architettura e la sua importanza per gli alpinisti. 

I 100 rifugi più belli delle Dolomitiù belli delle Dolomiti - selezionati per bellezza dei paesaggi, la storia, i sentieri, i panorami, da Stefano Ardito, giornalista, scrittore, camminatore e alpinista, i migliori 100 rifugi delle Dolomiti sono descritti in questo testo con dettagli pratici su accesso e sentieri che partono e arrivano ai rifugi. 

Rifugi e bivacchi. Gli imperdibili delle Alpi - dopo le Dolomiti, i migliori rifugi delle Alpi raccolti in un libro che ne racconta gli aspetti storici, alpinistici, geografici, paesaggistici, architettonici, tecnologici e sociali.

Sentieri e rifugi del gusto - Ancora un altro aspetto dell'escursionismo e della montagna è trattato in questo testo che si concentra sugli aspetti enogastronomici delle passeggiate in montagna, tra malghe e rifugi in cerca di prodotti genuini e pasti gustosi.

Ai rifugi in mountain bike - Infine, agli appassionati di bicicletta e mountain bike è dedicata questa guida che descrive i sentieri piu adatti ad essere percorsi su due ruote. 50 rifugi sono selezionati come meta delle passeggiate in montagna in mountain bike. Ogni percorso, dotato di cartina topografica, è corredato da distanze, tempo di percorrenza e dislivelli.

Il recupero dei vecchi rifugi di montagna

La montagna è un luogo speciale dove la natura ha tanto da offrire a chi la sa apprezzare, ma non necessariamente deve essere abbandonata in previsione di un ciclo di rinaturalizzazione perché resti affascinante nel suo essere “selvaggia”.

La corsa all’urbanizzazione, iniziata negli Anni Settanta con il boom economico e proseguita sino alla prima metà del 2000 con la speculazione edilizia, ha implicato una diffusa ed aggressiva edificazione del territorio di pianura, accompagnata per motivi economico-sociali dal progressivo abbandono a se stesso del territorio montano. Oggi, al contrario e per fortuna, la coscienza collettiva sta maturando e sta evolvendo la consapevolezza dell’importanza del recupero e della valorizzazione del patrimonio edilizio esistente, al fine di minimizzare il consumo di nuovo suolo che, finalmente, è riconosciuto risorsa preziosa.

Recuperare i vecchi rifugi montani è un’azione molto delicata che presuppone esperienza, attenzione ai particolari e soprattutto grande passione. Solo tramite degli interventi mirati, che rispettino prima di tutto le antiche origini dei fabbricati, è infatti possibile non sprecare l’occasione di valorizzare le strutture e di conseguenza anche non inficiare l’ambiente circostante.

Strutture portanti in muratura, intonaci in biocalce, pietra a vista, tetti in materiale lapideo, pavimenti in legno o in pietra locale assumono un significato prezioso perché legati alle tradizioni edilizie dei luoghi. Occorre saper proporre degli interventi poco invasivi e che puntino a restaurare letteralmente un rifugio, considerando le esigenze e le normative odierne, senza svilirne, anzi valorizzandone, i tratti di pregio.

L’essere umano può benissimo, attraverso interventi mirati e responsabili, contribuire alla bellezza e alla conservazione della montagna. È ormai opinione diffusa che la valorizzazione sostenibile dei fabbricati esistenti in ambiti paesaggistici montani debba passare attraverso lo studio della storia e delle tradizioni locali. Tutto ciò costituisce la migliore garanzia per conservare o addirittura migliorare il meraviglioso patrimonio montano che abbiamo ereditato anche in futuro.

A livello regionale vi sono poche Regioni che hanno normato in merito alla classificazione e all’operatività sugli interventi da effettuare su rifugi esistenti.

A livello nazionale si fa capo a quanto normato dal TU dell’edilizia applicando caso per caso le norme locali e quanto concerne la normativa relativa alla vincolistica dei luoghi.

I rifugi montani moderni

Grazie alla diffusione del turismo lento anche la gestione dei rifugi montani oggi è più controllata e supportata da interventi da parte degli enti pubblici (locali e non) per quanto riguarda nuove realizzazioni e ristrutturazioni degli immobili esistenti.

Alcuni casi di riqualificazione di rifugi montani di cui abbiamo trattato su Architettura Ecosostenibile sono il rifugio Casera Gianin sulle dolomiti bellunesi, e l’avveniristico rifugio sostenibile tra i ghiacci, la Monte Rosa Hütte nel comprensorio del Monte Rosa. Molto originale è il progetto per il rifugio a forma di cubo di ghiaccio al confine tra Slovacchia e Polonia e il Lookout panoramico sulle Dolomiti, parte di un progetto molto più vasto che prevede complessivamente 20 terrazze panoramiche di cui sette in Alto Adige.

Alcune nuove unità con tecnologia LEAP - Leaving Ecological Alpine Pad (un brevetto 100% made in Italy che persegue obbiettivi di efficienza energetica, biocompatibilità con l’ambiente e isolamento termico) sono state installate lungo le vie che portano a vette note, a migliaia di metri di altitudine, finanche lungo la via normale al Monte Elbrus, un vulcano estinto di 5642 metri nel Caucaso.

Questo conferma che l’Italia detiene un posto di eccellenza nel settore dell’edilizia in ambienti estremi, affermandosi con un suo modello italiano per i rifugi alpini.

 Il Bivacco Gervasutti (energeticamente autosufficiente) costruito sulla sulla parete Est delle Grandes Jorasses. Il Bivacco Gervasutti (energeticamente autosufficiente) costruito sulla sulla parete Est delle Grandes Jorasses.

 L'interno del Bivacco Gervasutti. L'interno del Bivacco Gervasutti.

All'interno dei rifugi del CAI (Club Alpino Italiano) sono presenti le mappe e cartine dei percorsi e sentieri alpini, oppure le pareti di roccia da scalare nei dintorni del rifugio in cui si sosta.

Può capitare che alcuni rifugi presenti in Italia siano raggiungibili anche direttamente con l'auto o sentieri adatti per le biciclette (Mountain Bike), o più generalmente a piedi ma con l’ausilio di funivie o seggiovie per ridurre i tempi e le difficoltà di percorrenza dei dislivelli. Pertanto anche non essendo alpinisti provetti o comunque assidui frequentatori della montagna, vi è l’opportunità di raggiungere  molti luoghi montani ove fruire – nel rispetto della natura – delle meraviglie delle montagne italiane.

10 migliori rifugi alpini italiani

Sono indimenticabili i paesaggi dell'Italia, con le loro vette, i sentieri tortuosi, i laghi alpini, e gli itinerari affascinanti che non che si ha l’opportunità di ammirare durante un soggiorno in quota in un rifugio alpino, passando la notte comodamente sdraiati su un letto (evitando di trascorrere le ore più fredde all'addiaccio).

Al momento in rete vi sono diversi siti che condividono mappe tematiche sulla dislocazione e le informazioni dei rifugi montani in Italia: l’elenco però non è esaustivo e non si ha la certezza che tutte le informazioni su ciascun immobile vengano aggiornate in tempo reale. Per i curiosi ed i desiderosi di intraprendere un’esperienza all’insegna del turismo lento in montagna basta cercare sul web “mappa dei rifugi italiani” e sarete accontentati!

Vi segnaliamo l'elenco di quelli che secondo la stimata opinione del Touring Club sono considerati imperdibili:

  • Rifugio Bertone sul Mont de la Saxe (AO);
  • Rifugio Zamboni-zappa all'Alpe Pedriola (VB); 
  • Rifugio Luigi Brioschi sulla vetta del Grignone (LC)
  • Rifugio Cesare Branca al Lago Delle Rosole (SO)
  • Rifugio Giuseppe Garibaldi ai Piedi Dell'Adamello (BS)
  • Rifugio Vajolet Nella zona del Catinaccio sotto le Torri Del Vajolet (TN);
  • Rifugio Antonio Locatelli in Alta Val Pusteria (BZ);
  • Rifugio Fanes all'alpe di Fanes Piccola (BZ);
  • Rifugio Zallinger all'Alpe Di Siusi (BZ);
  • Rifugio Giussani a Forcella Fontananegra (BL). 

Mariangela Martellotta

Mariangela Martellotta Architetto

Architetto pugliese. Prima di decidere di affacciarsi al nascente settore dell’Ecosostenibilità lavorava nel settore degli Appalti Pubblici. È expert consultant in bioarchitettura e progettazione partecipata. Opera nel settore della cantieristica. È membro della Federazione Speleologica Pugliese.

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