Rifugi alpini: il modello italiano varca i confini nazionali

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Ricordate il bivacco Gervasutti posto nel 2011 sul ghiacciaio di Fréboudze, proprio sotto la parete est delle Grandes Jorasses? All’epoca il rifugio alpino aveva ricevuto non poche critiche e nomignoli irriverenti ma, a dispetto dei tradizionalisti e dei conservatori, la sua immagine moderna e avveniristica, unita al suo concept ecosostenibile, ha cominciato ad apparire sempre più spesso su riviste di montagna, di architettura e non solo, innescando un passa–parola mediatico che ha superato i confini nazionali, approdando in Russia, nel Caucaso settentrionale.

Rifugi alpini: i più efficienti

Ben tre nuove unità del LEAP (Leaving Ecological Alpine Pad) sono state installate la scorsa estate a 4000 metri di quota, lungo la via normale al Monte Elbrus, un vulcano estinto di 5642 metri.
L’operazione è stata possibile grazie al North Caucasum Mountain Club, affiliato a uno degli otto distretti federali della Federazione Russa, avente come principale obiettivo lo sviluppo territoriale e la realizzazione d’infrastrutture e servizi per lo sport, l’avventura e l’eco–turismo in tutte le stagioni.

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L’architetto torinese Luca Gentilcore, autore del prototipo con il collega Stefano Testa, ha precisato: “Il bivacco Gervasutti ha avuto un’inaspettata ricaduta mondiale, sono stati i russi a contattarci. Avevano già diversi preventivi in mano per realizzare un rifugio vero e proprio tipo la Monte Rosa Hütte o il nuovo rifugio Goûter, ma decidere per progetti di quel genere significava avere davanti quattro o cinque anni di lavoro e una spesa decisamente superiore. Noi in tre giorni abbiamo montato le unità e i costi di cantiere si sono praticamente azzerati”.

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Doveroso aggiungere che l’esportazione del modello italiano ha implementato la sua funzionalità, mantenendo una spiccata attenzione per l’ambiente: le nuove unità sono dotate di cogeneratore, cioè un sistema molto sofisticato di accumulo energetico, oltre ad un sistema di trattamento dell’aria, una gestione ecologica dei reflui organici, riscaldamento, acqua calda e doccia.

Elena Bozzola

Elena Bozzola Architetto

Si è laureata quando la parola “sostenibile” la pronunciavano in pochi e lei si ostinava a spedire email sulla tutela ambientale a tutti i suoi amici. L’incontro con Architettura Ecosostenibile è stato un colpo di fulmine. Ama la fatica delle salite in montagna e una buona birra ghiacciata dopo la discesa.

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