I danni del turismo di massa sul sito archeologico di Machu Picchu

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Il Perù è uno dei paesi emergenti dell’America Latina, con un territorio variegato, climi e microclimi molto diversi tra loro. La sua economia in crescita, si diversifica tra: produzione di materie prime (argento, zinco, rame, stagno, piombo, oro), industria manifatturiera (agricoltura, ittica, metallurgica, tessile, raffinazione del petrolio) e turismo di massa che attira i viaggiatori verso mete arroccate sulle montagne come il sito archeologico di Machu Picchu. Quali sono i danni e gli impatti dovuti alla pressione antropica nei siti precolombiani?

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Nonostante le esportazioni aumentino e di conseguenza la ricchezza, esiste ancora una gran percentuale di popolazione sotto la soglia di povertà, che percepisce salari mensili insufficienti alla sussistenza.
Le attività agricole, l’allevamento e la pesca sono lasciate alla fascia povera della popolazione. Nel settore dei servizi, ma non solo, c’è un’alta quantità d’impiegati informali e precari (commercio di oggetti di basso valore, guida di taxi senza licenza, etc).
In questo contesto economico s’inserisce anche il turismo che vive un periodo d’interessante sviluppo.

Turismo di massa, impatto antropico e cambiamenti climatici

Turismo e sue tipologie in Perù

Il settore turistico ricopre in Perù un ruolo importante nell’economia, e ne esistono diversi tipi:

  • quello culturale nella provincia di Cusco, in generale rivolto ai siti precolombiani e coloniali, ma soprattutto al Santuario storico di Machu Picchu ed alla Valle Sacra;
  • quello naturalistico, legato alle riserve ed alle bellezze di flora e fauna presenti nel territorio;
  • quello gastronomico e quello d’avventura;
  • quello ricreativo e dello svago, che si sviluppa lungo le coste ed in particolare nella parte nord–ovest.

Il complesso archeologico di Machu Picchu

Sarebbe impossibile parlare in poche righe delle caratteristiche delle città Incaiche, così diamo una breve descrizione del sito archeologico di Machu Picchu.
Scoperta nel 1911 dall’esploratore Hiram Bingham, Machu Picchu (in lingua quechua “montagna vecchia”) è una città fatta di pietra e straordinaria, collocata all’interno della foresta tropicale, sulla cima della montagna omonima, a 2430 metri e che guarda al fiume Urubamba.

Si arriva al complesso di Machu Picchu partendo da Cusco, capitale dell’impero inca e Città Sacra definita già nel 1983 patrimonio dell’umanità.
Le funzioni assolte dal complesso erano molteplici: osservatorio astronomico, centro di culto, residenza invernale dell’imperatore inca Pachacutec.
Il complesso si può suddividere in due macro–aree:

  • quella destinata all’agricoltura, composta da terrazzamenti, recinti per animali, magazzini e depositi per prodotti;
  • quella urbana, con spazi ed ambienti per la residenza, le funzioni sociali e di culto.

L’area sacra era composta da templi, piazze, mausolei, costruiti in blocchi di granito. A completare il sito la presenza di scalinate e canali in pietra.
Di fronte al complesso di Machu Picchu, si trova Huayna Picchu, sulla omonima montagna, (in lingua quechua “montagna giovane”), al quale si arriva tramite un ripido sentiero.

Il turismo di massa, i cambiamenti climatici ed il piano strategico

Il meraviglioso sito in questione è purtroppo interessato dal turismo di massa, che genera da anni una pressione antropica superiore a quella possibile.
Negli ultimi anni i siti archeologici di maggior rilievo in Perù sono fortemente minacciati dall’azione antropica. Si registra una crescita di operatori turistici irregolari ed un numero di accessi ai siti non controllato; di conseguenza si rilevano: dispersione di rifiuti solidi, erosione dei terreni e sfruttamento della popolazione locale. A questo quadro si aggiunga la presenza, rispetto al passato, di numerosi mezzi di trasporto che portano i turisti sul luogo, generando inquinamento e vibrazioni continue su terreno e monumenti.
Negli anni scorsi si registravano circa 3000 turisti al giorno in alta stagione, contro i 2000 che calcola il Piano di Gestione, i 3400 indicati dal governo e i 2500 indicati dall’UNESCO.
Si aggiunge il pericolo per ambiente e paesaggio causato dall’ampliamento senza controllo di Agua Calientes, che genera circa 3t di rifiuti solidi ogni anno e riversa nel fiume Urubamba reflui inquinanti.
Questo quadro di degrado ambientale e paesaggistico, ha portato, già nel 2000, ad inserire Machu Picchu tra i siti a rischio, con la probabilità di uscire dall’elenco UNESCO dei siti patrimonio dell’umanità.
L’impatto antropico negli ultimi anni ha ripercussioni evidenti a livello globale, anche sul clima del Perù:

  • aumento delle piogge violente alternate a periodi di siccità, con ripercussioni su prodotti agricoli e sull’economia d’esportazione;
  • cambiamenti di temperatura repentini ed imprevedibili, che generano lo scioglimento dei ghiacciai con un ritmo preoccupante.

Fortunatamente lo stato in mancanza di un patto globale che affronti il problema, ha elaborato il suo piano strategico per ridurre le emissioni di CO2.
Le varie strategie previste, in particolare dal capo ufficio della pianificazione strategica, Felipe Mariano Soldan, sono:

  • promozione ed impiego di energie rinnovabili;
  • evoluzione verso un’economia a basse emissioni di carbonio;
  • lotta contro il disboscamento selvaggio della foresta amazzonica;
  • protezione di biodiversità e prodotti agricoli contro le multinazionali e l’uso di sostanze dannose per esseri umani, ed ecosistemi.

Anche il turismo di massa, purtroppo, è tra le cause che concorrono ai cambiamenti climatici.

Una soluzione: l’ecoturismo

Come delineato dal quadro precedente, i flussi turistici attuali non sono sostenibili nel sito archeologico di Machu Picchu: è per questo che sempre più spesso, fortunatamente, si propone un approccio ecologico al turismo, sostituendo il modello di massa con uno responsabile. In poche parole cambiano:

  • l’approccio da parte di che gestisce i luoghi turistici, che tiene conto dell’impatto ambientale, e stabilisce il numero massimo di visitatori giornalieri;
  • l’atteggiamento dei turisti che, sensibilizzati da politiche divulgative, agiscono in maniera più rispettosa del contesto.

Gli obiettivi generali dell’eco–turismo sono:

  • il rispetto e la conservazione dell’ambiente e del luogo;
  • il coinvolgimento delle comunità indigene nell’attività turistica, che si rendano protagoniste della conservazione del patrimonio, fonte di profitto.

Il Perù sta riuscendo a fare propri i principi del turismo responsabile: un interessante modello è già sviluppato nella parte peruviana della Foresta Amazzonica.

Un progetto di valorizzazione ed eco–turismo

Le idee di progetto per la tutela del santuario di Machu Picchu non mancano: ci soffermiamo su una proposta che è stata oggetto di tesi, discussa da Giovanni Formentin, Massimo Gatti, Gianluca Stefani, dal titolo: “EcoTurismo per Machu Picchu: ambiente e società come elementi morfogenetici per un’architettura sostenibile”, esposta presso la Facoltà di Architettura dell’Università IUAV di Venezia (Corso di Laurea Magistrale in Architettura per la Sostenibilità, A. A. 2012–2013, relatori prof. B. Albrecht e prof.ssa S. Marini).
I punti cardine sviluppati nel progetto sono:

  • la sostenibilità ambientale, con proposte per l’autosufficienza alimentare ed energetica;
  • la sostenibilità sociale, con la proposta di un modello di gestione dell’attività turistica da parte della popolazione indigena.

L’equilibrio tra insediamenti antropici e paesaggio

Gli aspetti negativi del quadro turistico descritto vengono usati positivamente nel progetto per ottenere una proposta di sviluppo sostenibile e una serie di centri eco–turistici, valida alternativa ai modelli ricettivi tradizionali.
Si studia un modello insediativo che sorga a ragionevoli distanze dai siti archeologici e che tenga conto dei caratteri architettonici del sito: in particolare gli elementi di fondazione e consolidamento dei terreni sono il terrazzamento ed il muro a secco, su cui si costruiranno edifici e spazi.

Nei centri (eco–resort ), dimensionati con rispetto per l’ambiente, si prende spunto dallo schema urbano di Machu Picchu, si prevedono aree agricole che garantiscano l’autosufficienza alimentare; per la costruzione si prevede l’uso di tecniche costruttive tradizionali, materiali e manodopera locali. L’organizzazione sociale si ispirerà a quella incaica antica.

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Le infrastrutture di trasporto

Per il collegamento si ipotizza il potenziamento dei mezzi di trasporto ferroviari preesistenti e si punta a creare fermate intermedie per suddividere la concentrazione sui siti predominanti. I collegamenti intermedi saranno garantiti da funicolari terrestri che hanno basso livello sonoro, vibrazioni verso il terreno ridotte, basso impatto paesaggistico ed emissioni di CO2 quasi nulle.

Un nuovo insediamento sostenibile

L’insediamento è stato pensato come un’entità basata sulla sostenibilità ambientale: valorizzazione di ambiente e territorio, tutela e gestione di risorse naturali e patrimonio, raggiungimento di un metabolismo circolare, in cui si sfruttino al massimo le risorse (uso e riuso).
Tutti questi principi vengono applicati ai diversi ambiti del modello:

  • gestione dell’agricoltura: si cerca di mitigare i cambiamenti climatici, rispettare la natura e di conseguenza alimentazione e salute umana attraverso l’autosufficienza alimentare delle comunità. Questa si raggiunge calcolando un’area di produzione agricola proporzionata al numero di persone (una parte stanziale e l’altra turistica e quindi aleatoria). Ciò evita tutti i passaggi di stoccaggio, imballaggio, trasporto dei prodotti con relativo abbattimento di costi, tempi e inquinamento, ovvero a km 0. Ovviamente si tiene anche conto di quali prodotti siano coltivabili secondo il clima di quell’area geografica, per preservare biodiversità ed equilibrio degli ecosistemi. Si applicheranno tutti gli accorgimenti necessari per risparmiare risorse idriche e massimizzare in modo naturale la produzione (irrigazione durante tutto l’anno, irrigazione con acque piovane, compostaggio di rifiuti organici, utilizzo di piccole serre per alcuni prodotti).
  • gestione dell’acqua: si impiegherà acqua dei ruscelli circostanti e piovana, opportunamente trattata con sistemi di fitodepurazione. I fanghi generati della fitodepurazione verranno impiegati come concimi naturali per terreni agricoli.
  • gestione dell’energia: si fa una prima divisione di categorie; da un lato si necessita di calore per riscaldamento ed acqua calda, fornito da un camino a legna che funge per riscaldare aria ed acqua, integrato da pannelli solari; è anche necessaria energia elettrica, fornita da fonti rinnovabili: è il caso del Rio Urubamba che con le sue portate fornisce un’interessante alternativa per la costruzione di piccole centrali idroelettriche integrate da sistemi fotovoltaici.

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La sostenibilità sociale del nuovo insediamento

Come già enunciato l’idea di sostenibilità sociale del nuovo modello insediativo è ispirato agli schemi sociali ed organizzativi delle comunità rurali delle Ande, con caratteristiche proprie quali: gruppi con presenza di varie famiglie imparentati, autosufficienza, proprietà in comune, gestione comunitaria delle attività agricole. Nella rilettura di questo modello, i nuovi gruppi di popolazione dovrebbero gestire secondo lo stesso schema anche le attività ricettive.

La conformazione dell’eco–resort

Descriviamo brevemente la conformazione che avrebbe l’eco–resort:

  • L’area ricettiva accoglie le funzioni di servizio e pubbliche, si trova giusto all’arrivo dai mezzi di trasporto e possiede una hall, con: reception, bar, sala d’attesa per visitatori e funzioni comunitarie del villaggio (sale polifunzionali, laboratori, negozi, uffici).
  • Il terrazzamento pubblico e di distribuzione si apre a partire dall’area ricettiva, distribuisce ed indirizza i fruitori e costituisce un percorso panoramico.
  • Il semiasse pubblico è un percorso perpendicolare al percorso comune, sormonta il dislivello tra i vari terrazzamenti e attorno ad esso si trovano le unità minime del villaggio.
  • L’unità minima è, infine, lo spazio abitativo per turisti e residenti, ispirato alle unità tradizionali (Kancha); è suddivisa in 2 ambienti affacciati su una corte. Queste strutture seguono la conformazione geografica, disposte parallele al pendio. In base alla funzione svolta, possono essere composte diversamente (alloggio residenti, camera singola o doppia per turisti). Le unità abitative per i turisti si differenziano di qualità con criteri riguardanti le dimensioni ed il livello di privacy, con diversi criteri distributivi ed aggregativi.

Questa proposta progettuale è ispirata, in una certa misura, all’Ecoresort Posada Amazonas, sito a circa 300 km dall’area di progetto, e che, coinvolgendo la comunità locale nella gestione del resort, costituisce uno dei primi esempi di Ecoturismo in Perù.

Rosaria Agueci

Rosaria Agueci Ingegnere Edile ed Architetto

Ingegnere edile-architetto per professione, girovaga e curiosa per carattere. Lavora nella bella isola sarda, dove nel tempo libero può godere della natura incontaminata e dedicarsi agli aspetti green della cooperativa “Greetings from Alghero”, di cui è socia cofondatrice.

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