Settimo programma d’azione ambientale. Ridurrà l’impronta ecologica dell’Europa

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L’EEB –il più vecchio ente no profit della UE che sovrintende alle politiche ambientali comunitarie e finanziato in parte dal nostro MATT– vigilerà affinché il Settimo programma d’azione ambientale venga rispettato da tutti i Paesi firmatari. Vediamo nel dettaglio, tra buoni propositi e contraddizioni, quali sono le criticità più stringenti e le possibili soluzioni, dettate dalla UE per ridurre la propria impronta ecologica e nel contempo favorire l’uscita dalla povertà degli altri paesi nel resto del Mondo.

LE PRINCIPALI CRITICITÀ E LE SOLUZIONI POSSIBILI

Nel prossimo settennato il nuovo programma d’azione ambientale servirà a guidare i Paesi della UE per risolvere le criticità emerse dal mancato raggiungimento degli obiettivi stabiliti nel programma precedente.

Quest’ultimo è fallito essenzialmente per due motivi: in prima battuta per la forte resistenza al cambiamento verso modelli a basso impatto ambientale da parte di un manipolo di lobby non solamente nazionali, poiché interessate a investimenti nel breve periodo finalizzati al miglioramento del proprio profitto, e di una buona parte dei cittadini, poiché poco informati riguardo problematiche ambientali e soprattutto disincentivati ad adottare buone pratiche di sostenibilità; in seconda battuta per la crisi senza precedenti –per entità, diffusione e durata– la quale è stata usata come una scusa per non rispettare le direttive europee, quest’ultime ritenute un vero e proprio orpello.

È risaputo che i governi locali piuttosto che cogliere nella green economy un’opportunità per creare nuovi posti di lavoro stabili e quindi per aumentare la soglia di benessere diffuso, hanno invece continuato a premiare aziende tutt’altro che sostenibili e, in aggiunta, non applicando il principio “Chi inquina paga”, invece molto utile per far cassa in modo equo. Vediamo di seguito i settori dove si concentrano le principali criticità da risolvere.

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LA GESTIONE DEI RIFIUTI

Recenti studi hanno rilevato che ogni anno nell’UE si generano 2,7 miliardi di tonnellate di rifiuti, di cui 98 milioni sono pericolosi. In media solo il 40% dei rifiuti solidi viene riutilizzato o riciclato, il resto invece finisce ancora in apposite discariche a seconda della tipologia del rifiuto. Nel peggiore dei casi questo è destinato all’incenerimento e non sempre con recupero energetico.

Nella UE gli Stati membri più virtuosi hanno raggiunto il record riciclando oltre il 70% dei rifiuti. Gli Stati membri più spreconi hanno, per contro, raggiunto il peggiore record conferendo nelle discariche il 75% dei rifiuti municipali con importanti costi a carico dei cittadini.

L’Italia è tra i paesi meno virtuosi, poiché detiene il maggior numero di discariche abusive e un sistema di tracciabilità dei rifiuti inefficace. Si tratta del SISTRI, il quale doveva sostituire il vecchio sistema cartaceo già due anni fa, ma è partito solo da ottobre del 2013 ed è obbligatorio solo per i rifiuti pericolosi.

Nel VII EAP viene sancita dunque la necessità di maggiori sforzi per: ridurre la produzione di rifiuti pro capite in termini assoluti, limitare il recupero energetico di materiali non riciclabili, dismettere e bonificare le discariche (prevedendo anche il recupero di risorse materiali o gas), garantire un riciclaggio di elevata qualità (grazie alla differenziata spinta) e sviluppare dei mercati per materie prime secondarie, inspiegabilmente bloccati in Italia, mentre in Cina sono molto redditizi.

Nel prossimo futuro i rifiuti pericolosi dovranno essere gestiti in modo tale da minimizzare gli effetti dannosi per la salute umana e l’ambiente, così come concordato in occasione del vertice di Rio+20. Per raggiungere tale buon proposito è auspicabile che in tutta l’UE si ricorra in maniera più sistematica a strumenti di mercato che favoriscano la prevenzione, il riciclaggio e il riutilizzo, così come sancito dalla Direttiva 2008/98/CE.

Gli ostacoli alle attività di riciclaggio, all’interno del mercato comunitario, dovranno essere rimossi mentre verranno riesaminati gli obiettivi esistenti in materia di prevenzione, riutilizzo, riciclaggio, recupero e di alternative alla discarica per progredire verso un’economia “circolare”, ovvero basata sull’uso senza soluzione di continuità delle risorse e sulla riduzione dei rifiuti residui ad un volume tale da non giustificare più il mantenimento in funzione degli inceneritori, nè tantomeno l’impiego di cementifici come impianti di smaltimento di quelli che oggi, con il DM 22/2013, nato sotto la presidenza di Mario Monti, vengono chiamati combustibili solidi secondari (CSS).

L’INQUINAMENTO AMBIENTALE

Gli studi condotti a livello comunitario sui livelli di qualità dell’acqua e d’inquinamento atmosferico ci restituiscono un quadro preoccupante. In pratica, in diverse parti d’Europa le sostanze pericolose e potenzialmente nocive per la salute riducono le loro condizioni di benessere e la speranza di vita. Sono in aumento purtroppo in tenera età sia le leucemie che le endocrinopatie da esposizione a sostanze inquinanti con enorme diffusione nell’ambiente, ad esempio la sindrome di Hashimoto può originarsi addirittura in età prefetale. Negli ultimi dieci anni, solo in Italia, i casi registrati sono passati da 10 a 800.

L’uso non sostenibile dei terreni porta ad un consumo di suolo fertile, con risvolti sul piano della sicurezza alimentare e del raggiungimento degli obiettivi in favore della biodiversità. Il degrado del suolo continua ad aumentare, spesso senza che nessuno intervenga.

Le politiche dell’UE non si sono rivelate efficaci per tutelare gli ecosistemi da depositi eccessivi di azoto e inquinamento da ozono associati alle emissioni del settore dei trasporti, nonché dell’agricoltura intensiva basata sull’uso smodato di fertilizzanti chimici, pesticidi e della produzione energetica.

I SERVIZI ECOSISTEMICI E BENESSERE

I servizi ecosistemici vennero definiti per la prima volta in uno studio pubblicato nel 2005 dal Millennium Ecosystem Assessment come quei servizi disupporto alla vita (il ciclo dei nutrienti, formazione del suolo e produzione primaria), approvvigionamento (la produzione di cibo, acqua potabile, materiali o combustibile), regolazione del clima e delle maree, depurazione dell’acqua, impollinazione e controllo delle infestazioni che la Natura ci offre quotidianamente e gratuitamente.
Tuttavia, non sappiamo ancora per quanto tempo e con quale qualità potremmo godere di questi servizi ecosistemici poiché l’azione antropica, incalzante a ritmo pressante, ne sta compromettendo pian piano il funzionamento. I primi a pagarne le conseguenze saranno gli operatori economici dei settori che dipendono direttamente dai menzionati servizi.

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Ad esempio, l’esaurimento delle risorse naturali ad un ritmo più veloce di quello di rigenerazione delle stesse contribuisce ad aumentare i costi delle materie prime fondamentali, dell’energia e, in ultima analisi, genera ancora più inquinamento e materiali di scarto, quest’ultimi spesso erroneamente considerati rifiuti piuttosto che risorse.

Dobbiamo sapere che, quasi due terzi degli ecosistemi mondiali sono in declino ed è comprovato che i limiti del Pianeta per mantenere la biodiversità e il ciclo dell’azoto sono già stati superati.

Lo scenario abbastanza realistico, che si prospetta per il 2030, sarà dunque segnato dalla necessità di fronteggiare una riduzione del 40% delle risorse idriche, a meno che non siano compiuti progressi considerevoli per uno sfruttamento più efficiente delle stesse. Vi è inoltre il rischio che i cambiamenti climatici aggravino ulteriormente questi problemi e che comportino costi ingenti che, immancabilmente, si ripercuoterebbero sulla collettività. Per esempio, è stato rilevato che le sole catastrofi del 2011, dovute in gran parte ai cambiamenti climatici e dunque non propriamente calamità naturali come converrebbe a certe compagnie di assicurazioni, hanno causato danni economici globali per oltre 300 miliardi di euro.

Secondo uno studio realizzato dall’Eurispes, il numero dei Comuni italiani in aree ad elevato rischio idrogeologico è straordinariamente cresciuto fino a raggiungere le 6.631 unità, ovvero il 10% della superficie nazionale interessando dunque 5,8 milioni di persone. Ricordiamo a proposito i 18 morti e 2.747 sfollati in Sardegna a seguito di una bomba d’acqua che, in un solo giorno, ha scaricato una quantità equivalente a quella che normalmente scaricava in sei mesi.

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Pertanto, l’OCSE ha lanciato un monito affermando che il degrado e l’erosione costanti del capitale naturale rischiano di provocare cambiamenti irreversibili che potrebbero mettere a repentaglio due secoli di miglioramenti del nostro standard di vita e implicare costi insostenibili soprattutto per le giovani generazioni.

L’OFFERTA DI PRODOTTI E SERVIZI ECOSOSTENIBILI

Considerato che l’80% degli impatti ambientali associati ai prodotti viene determinato in fase di progettazione, la Commissione Europea nell’EAP delega la sua volontà di adottare misure volte a migliorare la prestazione ambientale di beni e servizi nel corso dell’intero ciclo di vita. Perciò, saranno benvenute, tutte le iniziative che consentiranno di aumentare l’offerta di prodotti sostenibili per l’ambiente tramite:

  • combinazione equilibrata di incentivi per i consumatori e per gli operatori economici (comprese le PMI),
  • strumenti di mercato e norme finalizzati alla riduzione degli impatti ambientali dei processi e dei prodotti. A tal fine verranno riviste le direttive sulla progettazione ecocompatibile e sull’etichettatura energetica, ed il Regolamento Ecolabel con l’obiettivo di migliorare le performance ambientali e l’efficienza nell’impiego delle risorse.
  • applicazioni per smartphone per agevolare gli acquisti ecosostenibili.
  • acquisti verdi del settore pubblico (GPP), specificando che la Commissione valuterà l’opportunità di rendere obbligatori gli appalti pubblici verdi.

CAMBIAMENTO CLIMATICO ED ENERGIA

Nel 2014 l’EEB vigilerà in modo che venga rispettato l’obiettivo di limitare l’aumento di temperatura planetaria superiore a 1,5°C –rispetto a quella registrata nell’epoca preindustriale– e di ridurre le emissioni di CO2 del 40% entro il 2020 e del 95% entro il 2050. Uno specifico piano d’azione per questo settore dovrà essere adottato entro un anno. La direttiva sull’efficienza energetica del 2012 verrà rivista nel 2014 e integrata con un apposito capitolo riguardante le risorse finanziarie per supportare gli interventi di riqualificazione negli edifici.

Per quanto riguarda i biocombustibili la prossima direttiva riguardante le energie rinnovabili imporrà l’uso di questi per coprire almeno il 10% del fabbisogno. Per le biomasse solide e gassose la UE si propone di rivedere i criteri di sostenibilità valutando meglio le eventuali ricadute negative sulla società e in termini di perdita di biodiversità.

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Nell’ambito di questa tematica segnaliamo una valida proposta avanzata dalla dottoressa Ivana Capozza, analista della sezione Ambiente dell’OCSE, agli Stati Generali della Green Economy, celebratasi a novembre in occasione della fiera Ecomondo a Rimini. L’analista propone: Tassare di più chi inquina, reinvestire quanto guadagnato per abbattere il costo del lavoro, eliminare gli attuali incentivi “perversi” –come per esempio quelli applicati al consumo di vettori energetici derivati da fonti non rinnovabili ed altamente inquinanti– e quindi considerare nei prezzi il costo causato dalla mancata tutela dell’ambiente”.

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Nello stesso contesto l’attuale ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, ha annunciato l’approvazione di un decreto per regolare e incentivare l’uso di biometano –proveniente principalmente dalla filiera agro zootecnica– non solo per la produzione di energia elettrica, ma anche per l’ immissione in rete e per l’autotrazione.

Bus a biometano a MalmoBus a biometano a Malmo

Noi aggiungiamo che i risparmi potrebbero tranquillamente superare il 50% rispetto il costo del carburante più caro e vi sarebbe anche un beneficio ambientale in quanto il biometano è molto meno inquinante, rispettivamente in ordine di nocività, del gasolio, della benzina e del GPL (gas dal petrolio). Con il decreto le aziende agricole saranno autorizzate a distribuire direttamente il biometano contribuendo a coprire consumi per 2,5 miliardi di metri cubi nel settore degli autotrasporti e in fine di risparmiare 1,6 miliardi di metri cubi di biocarburanti di importazione da qui al 2020. Ma il potenziale nel nostro Paese è di 5,6 miliardi di metri cubi secondo l’Osservatorio Agroenergia. Al momento il decreto è stato approvato a dicembre dell’anno scorso (DM 5/12/2013 pubblicato nella GU 17/12/2013) ma senza le relative norme tecniche non è applicabile.

FINANZIAMENTI E BUDGET

L’EEB introdurrà un limite alla flessibilità del meccanismo del programma di finanziamento privilegiando le ONG impregnate in iniziative ecosostenibili e di contrasto ai crimini ambientali. Verrà riconfermato e potenziato il programma europeo LIFE+ (Life plus).

Analizzando l’ultimo capitolo del VII programma d’azione ambientale, quello dedicato al budget del 2014 che ammonta a € 2.967.570, ci sorgono delle legittime perplessità in merito all’efficacia dei buoni propositi.
A conti fatti, osserviamo che –almeno per il 2014– l’EEB tanto economico in realtà non è, e nemmeno è in grado di generare importante occupazione stabile fuori la “cerchia di Brussel”.
In pratica, solo il 22% del totale verrà destinato alle azioni ambientali programmate, mentre il resto verrà speso per sostenere i costi fissi generali e gli stipendi del personale, ovvero ben il 63%. In fine, il 15% del budget sarà capitalizzato, ma non è definito in che termini.
Per concludere, evidenziamo i settori di azione dove l’EEB concentrerà maggiormente le sue risorse:

  • Chimica: € 58.150.
  • Revisione e implementazione della direttiva sulla regolamentazione delle etichette dei prodotti (eco design e energia): € 40.400.
  • Riforma delle politiche agricole comunitarie (CAP): € 35.400.
  • Strategia di medio termine per la biodiversità: € 21.400.
  • Elezioni del Parlamento europeo (a maggio 2014): € 17.000.
  • Direttiva per l’efficienza energetica: € 16.400.
  • Regolamentazione dei gas refrigeranti (F–Gas Regulation): € 11.400.
Giovanna Barbaro

Giovanna Barbaro Architetto e Tecnologo

Deve il suo carattere cosmopolita a Venezia, dove si laureò in architettura (IUAV). Dal 2008 europrogettista nei settori green economy e clean tech. Nel 2017 ha realizzato uno dei suoi più importanti sogni: fondare Mobility-acess-pass (MAP), un'associazione no profit per la certificazione dei luoghi pubblici per le persone con disabilità motorie. Tra i suoi hobby preferiti: la fotografia e la scrittura

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