Murales 3D con porte riciclate: la street art si fa green

Stefaan De Croock usa materiali di scarto per creare murales tridimensionali. Lo street artist -pseudonimo Strook- applica sulla facciata di edifici oggetti di legno riciclato, componendo un mosaico di cui vecchie porte, pannelli di mobili, pavimenti inutilizzati sono le tessere.

In copertina: “Wood&Paint” 

Murales: pittura, fotografia e verde verticale per riqualificare gli edifici

La realizzazione dei murales 3D

La prima fase per la  creazione dei murales è un’accurata selezione del materiale, operazione che secondo l’autore è “importante quasi quanto la realizzazione dell’opera”; seguono la pianificazione del lavoro, il ritaglio del legno in officina ed infine l’assemblaggio in opera su una parete creando astratti profili di volti secondo uno schema di linee e piani cromatici il cui effetto ricorda il gioco del tangram.

 L’effetto cromatico e materico L’effetto cromatico e materico

 La preparazione del materiale La preparazione del materiale

 La lavorazione del legno La lavorazione del legno

 L’assemblaggio in opera L’assemblaggio in opera

Si instaura un dialogo fra i diversi materiali presenti nella scena, ovvero quelli propri dei visi e quelli del supporto: legno e pittura in “Wood&Paint”, opera realizzata nel 2014 a Bruges, città dove Strook vive e lavora, in cui due soggetti di differenti materiali si guardano specularmente rappresentando le analogie e le differenze fra esseri umani (“noi siamo così differenti e così identici”); rispettivamente legno e mattoni in “Elsewhere”, opera dell’anno successivo, in cui la parete non finestrata di una vecchia fabbrica di mobili nella città belga di Mechelen diventa la fonte di ispirazione e la base per ospitare una sagoma che rompe la monotonia della trama in mattoni del muro.

 L’aspetto finale di “Elsewhere” L’aspetto finale di “Elsewhere”

Risultati di efficaci fusioni fra murales e riciclo e di sintesi di ricerca scultorea-pittorica e contestualizzazione urbana, le figure sono volti enigmatici la cui incompletezza induce lo spettatore ad immaginare sineddoticamente la presenza di un corpo e la cui “malinconica, fragile posa simboleggia una persona nel comfort della sua casa, là dove è veramente se stesso”, come afferma l’autore.

 La cura artigianale per il dettaglio La cura artigianale per il dettaglio 

Opera e memoria

Una costante dell’intervento di Stefaan De Crook è il mantenimento della memoria sia dei luoghi che dei materiali coinvolti nell’opera perchè “ogni pezzo di legno ha la propria storia e assemblandosi con altri pezzi in una nuova composizione forma una nuova storia”.

Infatti, l’utilizzo di porte che un tempo costituivano un aspetto del contesto urbano contribuisce all’integrazione con i luoghi e il processo di trasformazione di un oggetto inutile in opera d’arte ready made non prevede alcun colorante o altra modifica, mantenendo così segni dell’usura, texture e pigmentazione originali dei materiali.

Inoltre l’opera, essendo en plein air, sarà sottoposta ad un ulteriore inevitabile processo di deterioramento, vivendo delle variazioni ambientali del contesto in cui è inserita.

 Particolare di una delle porte utilizzate per “Elsewhere” Particolare di una delle porte utilizzate per “Elsewhere” 

Il messaggio ecologico

Uno dei valori della performance è legato alla riflessione che essa induce sul ruolo che l’arte può assumere come veicolatrice di un messaggio ecologico criticando l’abitudine dell’uomo di liberarsi degli oggetti di cui non sa riconoscere un’utilità.

Inoltre la collocazione outdoor dell’opera permette di trasmettere tale messaggio a tutti gli abitanti che costituiscono parte dello spazio urbano (camminando, sostando, guidando...) e implica di conseguenza un rapporto artista-fruitore-opera-supporto-luogo, in una fluida interazione fra le istanze che producono contenuti e coloro che li recepiscono e li reinterpretano.

L’intensificazione del messaggio avviene tramite l’amplificazione iperbolica delle dimensioni reali dei volti: un’operazione di figuratività retorica che è una delle strategie della comunicazione visiva delle narrazioni urbane della street art.

 L’opera e il contesto: “Wood&Paint” L’opera e il contesto: “Wood&Paint”

 Le notevoli dimensioni di “Elsewhere” Le notevoli dimensioni di “Elsewhere”

Messaggio ecologico comune non solo al pensiero di Strook, ma a tutta quella corrente di artisti che riutilizzano non convenzionalmente materiali di scarto per realizzare murales e non solo, di cui sono esponenti ad esempio Moaffak Makhoul, Artur Bordalo e Choi Jeong-Hwa.

 A Damasco, il più grande murale del mondo fatto con materiali riciclati, realizzato da un team di artisti con a capo Moaffak Makhoul. Foto dalla pagina Facebook dell'artista. A Damasco, il più grande murale del mondo fatto con materiali riciclati, realizzato da un team di artisti con a capo Moaffak Makhoul. Foto dalla pagina Facebook dell'artista. 

 Artur Bordalo all’opera nel creare un murale 3D costituito da una base lignea su cui è installato un collage di immondizia, pneumatici e cavi. Foto dalla pagina Facebook dell'artista. Artur Bordalo all’opera nel creare un murale 3D costituito da una base lignea su cui è installato un collage di immondizia, pneumatici e cavi. Foto dalla pagina Facebook dell'artista.

 Il sistema di facciata per un edificio di Seul, ideato da Choi Jeong-Hwa, la cui trama è un patchwork di mille porte riciclate colorate e differenti fra loro. Foto da choijeonghwa.com Il sistema di facciata per un edificio di Seul, ideato da Choi Jeong-Hwa, la cui trama è un patchwork di mille porte riciclate colorate e differenti fra loro. Foto da choijeonghwa.com 

Silvia Gioja

Silvia Gioja Ingegnere edile-architetto

Ingegnere edile-architetto per un irrisorio ed irrisolto dubbio, tale duplice natura ne ha fatto un equilibrista fra estro e rigore scientifico. Poliedrica ed eclettica, è sempre alla ricerca di nuovi sogni, idee e viaggi. Quando non è alle prese con matite e calcoli, si divide fra kayak, trekking e cucina vegan.

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