Spazi innovativi per la didattica a Copenhagen: rivoluzione architettonica del liceo

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Avete presente la scuola per come l’avete conosciuta? Ecco, provate a dimenticarla per un momento e cercate di usare l’immaginazione per ridefinire dalle fondamenta una delle istituzioni più importanti della nostra società. No, non vi sto chiedendo una riforma: mi accontento di una rivoluzione (del pensiero). Una rivoluzione della didattica anche architettonica. Dal leggendario Liceo (Λύκειον) fondato da Aristotele (335 a.C.) considerato la prima scuola superiore dell’umanità, agli spazi innovativi dell’ultima scuola superiore ad essere stata costruita nella nuova area di espansione di Copenhagen, Ørestad, sono passati un paio abbondante di millenni e innumerevoli cose sono cambiate nell’universo scolastico.

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Eppure, anche se all’Ørestad Gymnasium di Copenhagen non credo troverete discepoli e maestri intenti a deambulare discettando di filosofia come nel liceo arisostelico, una cosa è però certa: qui il significato della parola lykeion (lucente, splendido) è stato interpretato – tanto negli spazi innovativi quanto nella didattica – in un modo meraviglioso mai sperimentato prima, e chissà, forse lo stesso Aristotele, la cui apertura mentale e culturale è leggenda, avrebbe apprezzato.

L’EDIFICIO

Realizzato dallo studio 3XN, l’edifico che ospita questo liceo pubblico rappresenta una rivoluzione architettonica del fare didattica. Si sviluppa su cinque livelli e si estende per una superficie totale di 12.000 metri quadri e, sebbene inizialmente pensata per 715 studenti, ne ospita attualmente 1150. Anche se dall’esterno l’impatto estetico non è dei migliori (non vi è alcuna varietà nei prospetti e l’insieme comunica una rigidità di stampo ingegneristico), si può invece apprezzare l’eccentricità dei frangisole verticali che dinamizzano per quanto possono la facciata grazie alla loro varietà cromatica.

In netto contrasto con l’esterno, le vere sorprese positive si hanno invece (e l’effetto sembra deliberatamente voluto) quando si varca la soglia d’ingresso.

“No, ho sbagliato edificio, scusate, cercavo la scuola” verrebbe da pensare in un primo momento: non esistono aule, né spazi rigidamente chiusi e confinati, né stretti e bui corridoi claustrofobici. Domina l’illuminazione naturale, che filtra abbondante grazie ad un approccio progettuale daylight–based che garantisce all’occhio umano oltre che il massimo grado di comfort visivo (condizione essenziale per l’apprendimento), anche la netta impressione di non essere in un ambiente indoor.

Tutto è aperto, luminoso, ampio e arioso; e l’abbondante luce naturale esalta il bianco delle superfici, il colore caldo del legno e gli arredi dai colori accesi. La sensazione di non essere “a scuola” si tramuta presto in certezza: non ci sono libri qui. Ma solo perché tutto è digitale, informatizzato, computerizzato: una smart city in formato ridotto.

Avvicinandoci al centro, al cuore dell’edificio, si viene “catturati” dalla grande scala elicoidale interna, un elegante e fluido elemento di collegamento per i quattro livelli superiori che gli studenti frequentano anche come luogo di sosta vero e proprio, come fosse la scalinata di una piazza. E il punto è proprio questo: la dimensione civica prevale su quella scolastica, e addirittura va oltre la convenzionale didattica; il confine tra studio e svago è difatti impercettibile, i gruppi di studenti che studiano sembrano quasi ragazzi che giocano, e viceversa.

La filosofia della scuola di Copenhagen si riflette su tutto il progetto: pareti e arredi mobili, una mensa al piano terra che è piuttosto uno spazio informale di incontro, e infine una palestra che è pensata per prestarsi a ricoprire il ruolo di area multifunzionale. I piani dell’edificio, ruotati l’uno in relazione con l’altro, si aprono dal centro verso la rispettiva “zona X”: uno spazio che ambisce a promuovere competenze interdisciplinari tra le diverse zone studio.

IL MODELLO ARCHITETTONICO E DIDATTICO–ORGANIZZATIVO ALLA BASE DELL’ØRESTAD GYMNASIUM

Da scuola a centro civico. Un liceo senza pareti e senza classi, senza carta e senza aule (...senza scuola! – direte voi...). Sembrerebbe un paradosso, ma non lo è affatto. I pilastri su cui l’Ørestad Gymnasium fonda la sua ragion d’essere raccontano invece come saranno le scuole italiane del futuro (in teoria). Infatti, studiando le nuove linee guida presentate dal Miur, l’adozione del nuovo paradigma emerge chiaramente fin dalla primissima pagina: “Per molto tempo l’aula è stata il luogo unico dell’istruzione scolastica. Tutti gli spazi della scuola erano subordinati alla centralità dell’aula (...) Questi luoghi erano vissuti in una sorta di tempo ‘altro’ rispetto a quello della didattica quotidiana. Ogni spazio era pensato per una unica attività e restava inutilizzato per tutto il resto del tempo scuola” e proseguendo si legge che “Oggi emerge la necessità di vedere la scuola come uno spazio unico integrato in cui i microambienti finalizzati ad attività diversificate hanno la stessa dignità e presentano caratteri di abitabilità e flessibilità in grado di accogliere in ogni momento persone e attività della scuola offrendo caratteristiche di funzionalità, comfort e benessere.”

Certo, fra il dire e il fare, lo sappiamo, c’è di mezzo il mare dell’economia, e attualmente, in un contesto come quello dell’austerità imposta ai paesi in deficit dell’eurozona la spesa sociale è ridotta al minimo storico, con conseguenze ormai tristemente note. Se poi consideriamo che i fondi all’istruzione vengono comunque tagliati di anno in anno in nome dell’emergenza di turno, (fingendo di ignorare che il settore dell’istruzione è ormai anch’esso un’emergenza), viene da chiedersi quante di queste linee guida troveranno applicazione concreta, e soprattutto, con quali risorse.

Dati di progetto

Indirizzo: Ørestads Boulevard 75, 2300 København S
Committente: Municipality of Copenhagen/Undervisnings– og Bygningsstyrelsen
Superficie coperta lorda: 12.000 m2
Costo: 27 milioni di Euro
Anno: 2007
Progettisti: 3XN Studio

Premi

2007, Københavns Kulturfonds Pris (Premio Fondo Cultura di Copenhagen)
2008, Forum AID, Bedste skandinaviske byggeri (Migliore costruzione scandinava)
2009, Nomination per il Mies van der Rohe Prisen

Alberto Grieco

Alberto Grieco Architetto

Frequentando una signora chiamata Storia, ha scoperto che l’architettura bio-eco-ecc. non ha inventato Nulla©, ed è per questo che perde ancora tempo sui libri. Architetto per vocazione; tira con l’arco, gira per boschi, suona e disegna per vivere. Lavora nel tempo libero per sopravvivere.

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