La seconda vita di EXPO 2015. Che ne sarà di padiglioni e aree verdi?

Expo ha chiuso i battenti. La manifestazione internazionale, che ha venduto oltre 20 milioni di biglietti in tutto il mondo, ha definitivamente terminato di accogliere visitatori.

Molti sono state le notizie di questi ultimi mesi, molti i servizi televisivi concentrati sui più vari aspetti di Expo: dalla ideazione ai costi, dal numero di consensi alle critiche, dai concept dei singoli padiglioni agli aspetti puramente organizzativi e di gestione.

Si dimentica a volte di parlare della seconda vita di Expo. Dove finiranno le strutture costruite? Che ne sarà delle aree a verde piantumate? Come sarà riutilizzata l'area espositiva? Quanto spreco di risorse e materiali sarà evitato?

seconda-vita-expo-b

Sostenibilità: le linee guida di Expo

La direzione di Expo ha emanato, prima dell’apertura, in concomitanza con l’ideazione dei vari padiglioni delle linee guida per la sostenibilità delle strutture. In questo documento vengono trattati diversi aspetti della progettazione dei diversi padiglioni a partire dal consumo di suolo e di energia, dall'utilizzo di materiali sostenibili fino ad arrivare al fattore dismissione e riutilizzo.

Nel testo pubblicato vengono fatti precisi riferimenti a norme internazionali che prediligono la progettazione in ottica della futura dismissione ovvero progettare elementi e strutture avendo ben chiaro fin dall'inizio come queste verranno poi smontate, demolite o riutilizzate.

Vengono fornite inoltre indicazioni concrete come la limitazione nell'utilizzo di sigillanti o adesivi, poi di difficile smaltimento, o la documentazione fotografica delle fasi costruttive al fine di un più agevole smontaggio qualora le diverse parti poi non fossero più visibili ad opera conclusa.

Nelle linee guida si legge come ogni Paese sia stato invitato a ideare padiglioni che utilizzino per lo più materiali riutilizzabili, o tramite riciclo post demolizione o tramite spostamento delle strutture in altra sede o con altra destinazione d’uso.

La seconda vita dei padiglioni di Expo 2015

Molti Paesi si sono dimostrati virtuosi nell'adempimento delle Linee Guida emanate da Expo;

la maggior parte degli stati espositori ha mirato al riutilizzo della struttura in altra sede.

Bahrain: il padiglione, progettato dall’architetto Anne Holtrop e dal paesaggista Anouk Vogel, è costruito in pannelli prefabbricati in calcestruzzo bianco. Al termine della manifestazione verrà riportato in patria e trasformato in giardino botanico.

Monaco: il padiglione Monaco verrà trasportato in Burkina Faso per diventare la sede della Croce Rossa della città di Loumbila.

Regno Unito: il padiglione, costituito per la parte predominante da un grande alveare realizzato con una struttura reticolare in acciaio, diventerà un monumento.

Austria: di difficile spostamento è il padiglione austriaco costituito da un vero e proprio bosco di oltre 12000 alberi. Le piante più grandi, che superano i 15 m di altezza, verranno destinate al comune di Bolzano che rinverdirà un’area periferica della città.

Estonia: gli elementi del padiglione verranno riutilizzati come arredo urbano in patria.

Anche il Padiglione Coca Cola è stato progettato per poter essere riutilizzato come struttura sportiva a Milano.

Altra strada percorsa da alcuni Stati è quella della vendita all'asta delle strutture e degli arredi.

E’ il caso per esempio del Padiglione del Brasile e di quello svizzero che offrono, anche online, al miglior offerente, un pezzo di Expo.

Alcuni padiglioni purtroppo al momento non hanno presentato un piano di riutilizzo o di riciclo (si tratta di Kazakistan, Cina, Germania, Spagna, Thailandia, Qatar, Oman, Uruguay e Corea).

La seconda vita delle aree verdi piantumate

Expo non è costituito solo da padiglioni ma da un moltitudine di strutture ausiliarie e servizi per non parlare delle grandi aree verdi piantumate o a prato presenti sul suolo della manifestazione. 

Il mantenimento delle piante dopo Expo non sarà un problema per via delle caratteristiche del terreno favorevole e della tipologia di piante utilizzate, di cui solo la minima parte di importazione e quindi difficilmente adattabile al clima milanese.

Il Presidente dell’Associazione Mondiale degli Agronomi, in funzione anche di coordinatore del Tavolo della biodiversità di Expo Idee, afferma che la gestione delle aree a verde dopo Expo sarà relativamente semplice. La tipologia di piante comporterà poche operazioni di giardinaggio nella fase di transizione del dopo Expo, che sarà comunque nei mesi invernali. Se anche la fase di smantellamento di Expo e quindi il periodo transitorio che dovrà affrontare la vegetazione sarà lungo non si verificheranno problemi ma anzi verrà favorito il crearsi di uno spazio meno antropizzato e con aumento della biodiversità.

Giulia Azzini

Giulia Azzini Ingegnere

Appassionata di architettura sostenibile, le piace scrivere e coniuga qui le due cose. Tra un buon libro e un’escursione in montagna si tiene sempre aggiornata. Ama reinventare la propria casa e quella di familiari o amici.

Ti potrebbero interessare anche...