Migliori padiglioni dell'Expo. I 10 più bei progetti di sempre

Il migliore padiglione dell'Expo del 2015

Le Expo offrono ai progettisti l’opportunità di esprimersi appieno con padiglioni che spesso sono dei capolavori. Abbiamo raccolto i 10 progetti dei migliori padiglioni dell’Expo più belli di sempre.

Le esposizioni universali sono state un motore fondamentale per il progresso e l’innovazione architettonica degli ultimi due secoli e i loro padiglioni hanno offerto affascinanti spaccati dell’architettura di ogni tempo. Nate principalmente per affermare l’identità di una nazione e mostrarne al mondo intero le meraviglie e i traguardi tecnologici, questi eventi si sono ben presto trasformati in laboratori di sperimentazione architettonica. Ideando i padiglioni per le Expo i progettisti evitano molti dei limiti delle commissioni quotidiane e possono concentrarsi sull'esprimere idee nella loro forma più pura. Molti dei capolavori realizzati sono così profondamente devoti al loro approccio concettuale che potrebbero essere possibili solo in tali contesti.

LA STORIA DELL'EXPO

Migliori padiglioni dell'Expo

Le esposizioni universali hanno prodotto innumerevoli architetture degne di rilievo, ma alcuni padiglioni dell’Expo sono riusciti ad incarnare al meglio lo spirito e le ambizioni di un epoca. Ecco i 10 migliori padiglioni dell’Expo di tutti i tempi:

  1. la Tour Eiffel, progettata come arco di ingresso per l’esposizione universale di Parigi nel 1889, oggi monumento simbolo della capitale francese;
  2. il padiglione tedesco per l’Expo di Barcellona 1929, uno dei massimi raggiungimenti di uno dei maestri dell’architettura moderna, Mies van der Rohe;
  3. il padiglione dello stato di New York per l’Expo del 1964, disegnato da Philip Glass per impersonare lo spirito fantascientifico del tempo;
  4. lo Space needle realizzato da Alweg Monorail per l’expo di  Seattle nel 1962, oggi icona della città e simbolo della sua ripresa economica e innovazione tecnologica;
  5. Habitat 67, progettato da Moshe Safdie per Montreal 1967 con lo scopo di realizzare unità abitative di alta qualità per aree densamente urbanizzate utilizzando moduli prefabbricati;
  6. il padiglione Toshiba realizzato per Osaka 1970 da Noriaki Kurokawa, espressione del disegno computerizzato, nuova frontiera dell’architettura;
  7. il padiglione Takara realizzato da Nariaki Kurokawa come espressione del movimento metabolista giapponese, vero protagonista di Osaka 1970;
  8. il padiglione Olandese per Hannover 2000, in cui MVRDV realizza un paesaggio multi-livello ibrido tra ambiente naturale e tecnologia;
  9. il padiglione inglese per Shangai 2010 progetto di Thomas Heatherwick, ribattezzato la cattedrale dei semi, in cui 250.000 semi di piante sono conservati sotto vetrino ed esposti alla estremità di aste sporgenti dalle pareti dell'edificio e illuminate da led;
  10. il padiglione del Marocco per Milano 2015 ad opera di Oualalou+Choi, incredibile celebrazione dell’architetturale rurale reinterpretata in chiave moderna.

I migliori padiglioni di Expo.

Nella foto, in ordine, da sinistra verso destra: Tour Eiffel Esposizione Universale 1889, Padiglione tedesco di Mies van der rohe per l’Expo 1929, Padiglione stato di New York di Philip Johnson 1962, Habitat 67 Expo di Montreal 1967, Padiglione Toshiba per Osaka 1970, Padiglone Olandese MVRDV Expo di Hannover 2000.

L’elenco potrebbe continuare perché tanti sono i sarebbero i contendenti degni di nota, ma alcuni di questi padiglioni per l’Expo meritano un paragrafo più approfondito per l’intangibile contributo apportato non solo al mondo dell’architettura ma alla società intera.

L’Expo di Londra del 1851

È l’esempio del Crystal Palace, realizzato da Sir Joseph Paxton per la madre di tutte le esposizioni universali: la grande esposizione universale di Londra del 1851. In questo caso non si tratta di di padiglione nazionale ad essere tra i migliori padiglioni dell'Expo, bensì dell’intera struttura pensata per accogliere l’evento: una cattedrale in ferro e vetro, monumento agli straordinari progressi della cosiddetta “Architettura degli Ingegneri” della seconda metà del XIX secolo che ha permesso all’architettura moderna di liberarsi delle possenti masse murarie in favore di esili e più economiche strutture metalliche che consentono allo spazio di essere inondato di luce naturale. L'edificio fu successivamente trasferito dopo la conclusione della mostra, ma tragicamente distrutto da un incendio nel 1936.

Il Crystal Palace all'Expo di Londra

I migliori padiglioni dell’Expo di Montreal del 1967

Un altro incredibile apporto alla ricerca sull’innovazione strutturale viene dall’expo di Montreal del 1967 e da due progetti in particolare: il padiglione tedesco e quello americano, considerati i migliori padiglioni dell’Expo di quell’anno.

Il padiglione tedesco realizzato da Frei Otto in collaborazione con Rolf Gutbrod, una tensostruttura in tessuto sottoposto a trazione, porta per la prima volta sul palcoscenico mondiale i risultati della ricerca post-modernista sul potenziale della tecnologia, della prefabbricazione e della produzione di massa di generare una nuova direzione umanitaria per l'architettura. Influenzato dall’esperienza della seconda guerra mondiale, Frei Otto realizza un'architettura ispirata ai principi di conservazione delle risorse, dell'intelligenza strutturale e dell'efficienza costruttiva. Sensibile alle mutevoli esigenze degli occupanti e all'impatto dell'impronta umana sull’ambiente, Otto ha anche predicato la necessità di strutture temporanee facili da assemblare e altrettanto facili da smontare e riciclare.

Il padiglione Expo di Montreal di Frei Otto.

Nonostante l’impressionante risultato raggiunto da Frei Otto, fu il padiglione americano, la cosiddetta Biosfera realizzata da Buckminster Fuller, a rubare la scena di Montreal 1967. La Biosfera costituisce il miglior esempio della ricerca strutturale portata avanti da Fuller sulle cupole geodetiche. Basata sui criteri di efficienza materiale, integrità strutturale, modularità e replicabilità, la Biosfera rappresenta l’apice del clima di ottimismo del dopoguerra che vedeva l’architettura come mezzo di relazione tra tecnologia, società e ambiente, col ruolo fondamentale di elevare l’umanità promuovendo il rapporto con la natura.

Il padiglione Expo di Montreal di Buckminster Fuller.

Il migliore padiglione dell'Expo di Shangai 2010

In tempi più moderni, tra tutti gli spettacolari risultati raggiunti a Shangai 2010, il padiglione danese realizzato da Big, rappresenta al meglio la sensibilità contemporanea lanciando uno dei messaggi più forti sulla sostenibilità in architettura. Il padiglione, considerato il migliore dell'Expo di Shanghai 2010, è pensato come un grande loop ciclabile: i visitatori attraversano lo spazio dall’esterno verso l’interno del padiglione su una delle 1.500 biciclette disponibili all'ingresso, un'occasione per sperimentare la vita urbana danese. Al centro del padiglione c'è una grande piscina con acqua fresca proveniente dal porto di Copenaghen (una delle più pulite al mondo), nella quale i visitatori possono persino nuotare.

Il padiglione danese per Expo di BIG.

Il messaggio lanciato da BIG è di grande forza: "La sostenibilità è spesso fraintesa come sacrifico, bisogna farsi del male, rinunciare a qualcosa per fare del bene. A poco a poco abbiamo la sensazione che la vita sostenibile sia semplicemente meno divertente della vita normale. Se i progetti sostenibili devono diventare competitivi, non può essere per una pura ragione morale, l’architettura deve essere più attraente e desiderabile rispetto a un'alternativa non sostenibile.” Il futuro dei migliori padiglioni dell'Expo è nella sostenibilità. 

Il migliore padiglione dell'Expo 2015

Il padiglione del Regno Unito, è considerato il migliore padiglione dell'Expo 2015, sia per l’interdisciplinarietà che per il risultato architettonico. Menzioni di onore sono state assegnate ai Padiglioni del Brasile, Cile e Marocco, mentre i Cluster, fuori concorso, sono stati segnalati in quanto hanno dato possibilità anche ai Paesi meno abbienti di partecipare ad una esposizione così importante.

Ma quali sono stati i punti di forza del Padiglione britannico? Scopriamolo insieme

Padiglione UK: un grande alveare

Progettato dall’artista Wolfgang Buttress insieme a BDP e costruito da Stage One e Rise, “BE HIVE” il padiglione britannico per Expo Milano 2015 si ispira alla vita delle api, tema peraltro ricorrente anche in altri spazi espositivi, ad esempio nel padiglione della Germania

Perché le api sono un tema così ricorrente? Questi piccoli insetti svolgono un ruolo fondamentale nell’ecosistema in quanto impollinatori, permettono alle essenze arboree e alle erbe di riprodursi, pertanto giocano un ruolo chiave nella produzione globale di cibo. Inoltre, un aspetto interessante è il modo in cui collaborano tra di loro, ed è questo un altro tema ripreso più volte in Expo, l’importanza della collaborazione, ognuno di noi nel suo piccolo deve impegnarsi per il pianeta, solo così potremo rispondere alle grandi sfide mondiali a livello energetico ed alimentare.

Nel caso UK, è l’intero padiglione, sia nell’allestimento che nell’architettura, ad ispirarsi alla vita ed al mondo di questi piccoli insetti. Il visitatore si trova a vivere un’esperienza sensoriale con gli occhi di un’ape: si accede attraverso un percorso che ricorda un frutteto, con pareti microforate attraverso le quali, avvicinando gli occhi ai fori, sono visibili dei mini filmati che spiegano il lavoro delle api e la loro importanza a livello ambientale.

Si passa poi in un prato fiorito, dalle forme volutamente esagonali, in cui l’erba e le piante sono all’altezza della visuale umana, infine si giunge al grande alveare costituito da una struttura in acciaio a traliccio sorretta da pilastri.

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Salendo ed accedendo all’interno di questa struttura, ci si ritrova in un ambiente suggestivo. Il grande alveare è infatti collegato con un vero alveare monitorato dalla Nottingham Trent University, di notte il movimento delle api viene utilizzato per illuminare il padiglione. Il risultato è un fantastico gioco di luci che si accendono e si spengo a seconda della quantità di moto registrata a Nottingham.

Inoltre nel piano inferiore è possibile ascoltare il rumore di queste api grazie ad un allestimento composto da colonnine nelle quali si deve porre un bastoncino e tenerlo con la bocca, le vibrazioni si trasmettono così dal bastoncino alla bocca e permettono di sentire l’attività delle api monitorate in Gran Bretagna. 

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Un aspetto notevole nell’architettura del padiglione è la possibilità di essere smontato e poter essere rimontato altrove una volta che l’Esposizione Universale del 2015 sarà finita.

Expo Dubai 2020

Expo Dubai 2020 sembra aver accolto il messaggio di BIG e ha fatto della sostenibilità il suo tema principale, non soltanto in relazione alle sfide poste dai cambiamenti climatici ma soprattutto sulle grandi opportunità che il futuro ci riserva se saremo in grado di trasformare le nostre città in dei nuovi tipi di habitat in cui salvaguardia ambientale e progresso umano vanno nella stessa direzione.

Quale saranno i migliori padiglioni dell'Expo Dubai 2020?

Francesca Latini

Francesca Latini Architetto

Di origini italo-francesi non poteva che essere un’appassionata di arte in tutte le sue forme: danza, musica, pittura, fotografia e architettura! Tra i banchi universitari scocca la scintilla per la tecnologia e la bioclimatica. Nel tempo libero si diletta ai fornelli e viaggia per conoscere le culture e le architetture del mondo.