Ecosostenibile e galleggiante: è "Exbury Egg"

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Un laboratorio per osservare l’ambiente locale costruito ispirandosi ai nidi degli uccelli acquatici: un esempio di architettura a impatto zero. “Exbury Egg” è una bioarchitettura ovoidale autosufficiente, ecosostenibile e galleggiante che ospita l’artista Stephen Turner e il suo spazio di lavoro e ricerca. “Il cambiamento climatico sta già creando nuove linee di costa e nuovi habitat, e le implicazioni per fauna e flora, nonché per le persone, sono notevoli”, spiega l’artista. Un anno di ricerca da passare lungo le coste di Exbury, nel sud dell’Inghilterra a stretto contatto con la natura.

Copertina: © Nigel Rigden

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L’aspetto particolare di Exbury Egg è la forma: un “uovo galleggiante” di circa 6 metri di lunghezza e 3,6 metri di diametro il cui progetto è nato dalla collaborazione tra lo stesso Turner, lo studio di design SPUD e la Perring Architecture Design (PAD). I materiali utilizzati e la semplicità delle forme del progetto s’inseriscono quasi spontaneamente nell’ambiente naturale del fiume Beaulieu.

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Questa struttura che galleggia sull’acqua è stata realizzata dal costruttore di barche Paul Baker utilizzando listelli di legno di cedro, proveniente da bonifiche locali, in combinazione con l’abete di Douglas per le bande di supporto e d’incorniciatura interna. Il risultato raggiunto da Baker è una bioarchitettura impermeabile e soprattutto galleggiante, seguendo la tradizione delle costruzioni marine in legno del luogo.

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Per essere a impatto zero, i consumi della Exbury Egg sono stati attentamente studiati in base alle reali esigenze dell’artista–ricercatore, sfruttando solo l’energia elettrica fornita da pannelli solari ottimizzati per alimentare il computer portatile, la macchina fotografica digitale e il telefono cellulare. Nessun grande comfort: l’essenzialità dei materiali impiegati per la costruzione e il minimalismo degli arredi permetterà di riciclare completamente la bioarchitettura una volta giunta a fine vita, senza lasciare nessun segno sul territorio.

Wendy Perring (Managing Director, PAD), architetto del progetto, spiega: “Era nostra intenzione creare una struttura abitativa e di lavoro a impatto minimo, utilizzando materiali a bassa energia grigia presenti in un raggio di 20 miglia, e impiegando un team di artigiani locali e tecniche tradizionali”. All’interno dell’“uovo” sono stati realizzati bagno chimico, una doccia a pavimento (la cui acqua calda arriva dal solare termico), un piccolo grill, un letto, un’amaca e una scrivania di lavoro.

L’architettura può essere trainata lungo il fiume per eseguire le diverse esplorazioni e analisi e per tutto il periodo sarà esposta al sole, alla pioggia, al vento e alle maree, portando su di sé i segni dell’anno che passa.

Oltre a servire come spazio di lavoro e abitazione, l’Exbury Egg avrà una funzione scientifica: sarà utilizzato anche come strumento educativo per i ragazzi delle scuole locali e i dati raccolti nel corso del progetto saranno analizzati dal dipartimento di Oceanografia dell’Università di Southampton. Il progetto mira dunque a far riflettere sulla sostenibilità, realizzando un’architettura che metta in contatto l’uomo e la natura, utilizzando materiali non invasivi che rispettano l’ambiente.

Sara Bernarotti

Sara Bernarotti Architetto

L’architettura è la sua passione assieme al jazz e al vino. Perfezionista da sempre, innamorata del bello, della tradizione, del design e della fotografia, osserva la vita con curiosità e determinazione. Vive nel sud della Francia restando comunque aggrappata saldamente alle sue origini sarde e toscane.

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