Un architetto per la ricostruzione di Gaza: mattoni sostenibili dalle macerie

L'architetto per la ricostruzione di Gaza con mattoni fatti con le macerie.

Una giovane ingegnere civile della striscia di Gaza è stata portata alla ribalta internazionale per aver inventato dei mattoni sostenibili fatti con macerie e ceneri riciclate, rendendo il suo paese meno dipendente dai materiali d’importazione e portando avanti la ricostruzione.

In copertina: Majd Mashharawi e il suo Green Cake.  Foto: © IndexAward2017.

La necessità di ricostruire Gaza

Una delle qualità che meglio distinguono l’essere umano è l’incredibile adattabilità a situazioni avverse, siano esse ambientali o causate dall’uomo stesso, come ad esempio una guerra. In tali avversità l’istinto alla sopravvivenza e il desiderio di migliorare le condizioni esistenti portano l’ingegno umano a sfruttare le risorse a disposizione per trovare soluzioni innovative.

È il caso, ad esempio, di Majd Mashharawi, ingegnere civile presso l’ Università islamica di Gaza, cresciuta tra macerie, miseria e costrizioni in un territorio colpito da uno dei conflitti che più hanno segnato il nostro secolo. Durante gli anni di studio, insieme alla collega Rawan Abdulatif (che ora non è più coinvolta nel progetto) Majd ha focalizzato il suo interesse sul trovare un alternativa al cemento così vitale per il disperato bisogno di ricostruzione di Gaza, al fine di realizzare dei mattoni sostenibili.

 Una donna di Gaza cammina tra una distesa di mattoni Green Cake. Foto: Asmaa El Khaldi / TRTWorld Una donna di Gaza cammina tra una distesa di mattoni Green Cake. Foto: Asmaa El Khaldi / TRTWorld

L’idea nasce da una forte limitazione posta da Israele che controlla tutti i flussi di persone e merci sul territorio palestinese. I materiali da costruzione sono stati banditi per la prima volta a Gaza nel 2007, etichettati a "doppio uso" sostenendo che potevano essere impiegati per costruire bunker o per altri scopi militari. Di conseguenza, agli abitanti è richiesto di ottenere numerose approvazioni da più agenzie governative per importare cemento e altri materiali necessari. Questo processo ha rallentato il settore delle costruzioni, creato migliaia di disoccupati e lasciato molti in attesa di materiali per completare le proprie abitazioni.

Dopo la guerra nel 2014 (che ha distrutto circa 18.000 abitazioni e danneggiato oltre 200.000) sono stati ammessi dei materiali, ma in maniera fortemente limitata e solo una piccola parte è andata alla ricostruzione degli alloggi (solo un quinto degli alloggi sono stati ricostruiti). Una relazione stima che solo un terzo del cemento necessario per la ricostruzione ha superato il confine. La scarsità di forniture ha fatto salire il prezzo del cemento mentre decine di migliaia di persone sono ancora sfollate o senzatetto;una situazione apparentemente disperata che ridurrebbero i più all’inazione.

Da cenere e macerie a mattoni sostenibili

In questo contesto Mashhrawi e Abdulatif hanno realizzato che vi era un disperato bisogno di materiali da costruzione alternativi, con le stessa qualità di quelli tradizionali e necessariamente più economici. Un altro obiettivo fondamentale era quello di trovare le risorse in loco e, tramite il processo di produzione, creare opportunità lavorative, in un area con elevato indice di disoccupazione. Mentre le due studentesse consideravano i sostituti per il cemento, si resero conto che non potevano accedere ad alcune sostanze chimiche di cui avevano bisogno, per cui iniziarono a sperimentare materiali diversi per i blocchi da costruzione. I primi esperimenti portavano ad un materiale o più costoso di quello convenzionale o non abbastanza sostenibile.

"Abbiamo scoperto che non possiamo sostituire completamente il cemento, possiamo ridurre la quantità che usiamo nella miscela ma non possiamo sostituirlo."

 La lavorazione di un mattone sostenibile fatto con le macerie. Foto: Asmaa El Khaldi / TRTWorld La lavorazione di un mattone sostenibile fatto con le macerie. Foto: Asmaa El Khaldi / TRTWorld

Così Mashhrawi e Abdulatif iniziarono ad esaminare gli aggregati e la sabbia, gli altri due ingredienti essenziali per la produzione di calcestruzzo, anche questi importati da Israele.

"Ho pensato che invece di avere tre problemi, potevamo averne uno solo."

Gli aggregati sono stati sostituiti da una materia prima largamente disponibile: macerie provenienti da edifici bombardati. In questo modo il segno tangibile della distruzione causata dalla guerra diviene materia prima per i mattoni sostenibili da utilizzare per la futura ricostruzione di Gaza.           

Per quanto riguarda la sabbia le due ingegnere si sono dovute guardare attorno con più attenzione. Apprendendo che le fabbriche di asfalto di Gaza producono circa 6 tonnellate di cenere (un sottoprodotto della combustione del carbone e del legno) alla settimana, hanno avuto un'idea: invece di seppellire le ceneri nel terreno, o nelle discariche (una pratica comune nel paese che crea pericoli ambientali, in quanto inquina suolo e falde acquifere) Mashhrawi e Abdulatif hanno iniziato a utilizzare la cenere come riempimento per blocchi. Lo stesso tipo di cenere è prodotta dalle famiglie per riscaldare le proprie abitazioni e cucinare. Da materiale di scarto altamente dannoso per l’ambiente a speranza per il futuro.

 Ceneri utilizzate al posto della sabbia per i mattoni sostenibili. Foto di Majd Mashhrawi. Ceneri utilizzate al posto della sabbia per i mattoni sostenibili. Foto di Majd Mashhrawi.

Le difficoltà del processo innovativo

A questo punto dall’intuizione brillante di realizzare mattoni con le macerie bisognava passare alla prototipazione e infine alla produzione di massa, vero scopo del progetto. Il processo ha però incontrato non poche difficoltà, in primis di natura tecnica con oltre 100 prototipi considerati inutilizzabili come materiale da costruzione. Ma la vera sfida è stata quella di convincere gli abitanti di Gaza che i mattoni sostenibili erano affidabili e potevano effettivamente essere utilizzato come materiale per ricostruire Gaza:

"Il laboratorio che ho usato per testare i campioni a volte mi ha preso in giro e ha detto: "Che cosa stai facendo? Le persone costruiranno case dalla spazzatura? Mattoni con le macerie? Dici seriamente? È stato molto difficile all'inizio."

 Majd Mashharawi nella fabbrica di mattoni di Gaza. Foto: courtesy Green Cake. Majd Mashharawi nella fabbrica di mattoni di Gaza. Foto: courtesy Green Cake.

Come se non bastasse Mashhrawi e Abdulatif hanno dovuto combattere pregiudizi legati al ruolo della donna nella società; così il loro contributo alla ricostruzione di Gaza è spesso stato visto come perdita di tempo:

"Ogni volta che andavo in fabbrica, gli operai mi guardavano e dicevano: "Oh signora, facci un cenno e possiamo fare noi il tuo lavoro. Molti dei miei parenti mi dissero, invece di sprecare la vita a fare i tuoi blocchi, vai a sposarti. All'inizio era molto difficile per la società accettare il fatto che le donne possono fare qualcosa".

 L'architetto Majd Mashharawi testa un mattone sostenibile fatto dalle macerie. Foto: Asmaa El Khaldi / TRTWorld. L'architetto Majd Mashharawi testa un mattone sostenibile fatto dalle macerie. Foto: Asmaa El Khaldi / TRTWorld.

Fortunatamente le avversità non hanno fermato le due studentesse, che all'inizio del 2015 hanno ottenuto il primo prototipo funzionante di mattone sostenibile, ribattezzato “Green Cake” (torta verde). Il termine “green” fa riferimento alla sostenibilità del processo lavorativo e al recupero di materiali di scarto e il termine “cake” allude alla struttura porosa dei blocchi che hanno un peso dimezzato rispetto a quelli convenzionali. I mattoni sostenibili hanno anche ottime proprietà di isolamento termico ed acustico. Il progetto non è il primo nel suo genere a incorporare la cenere nei mattoni; ma il nuovo design impiega un diverso tipo di cenere a grana più grossa e un processo di lavorazione che utilizza il vapore anziché i forni ad alta temperatura, risparmiando così molta energia. Un ulteriore incredibile risultato ottenuto da Green Cake è il prezzo: meno della metà di un blocco convenzionale, fattore che ha giocato un ruolo fondamentale nella diffusione del mattone sostenibile tra gli abitanti di Gaza.

Il futuro dei Green Cake

Con l’aiuto di una sovvenzione dall’Università islamica di Gaza il team guidato da Majd ha iniziato a produrre i primi blocchi e ad Agosto 2016 ha ricevuto la prima commissione per costruire un muro di recinzione.

caprion: L'architetto Majd Mashharawi con il primo muro realizzato con il mattone Green Cake fatto con le macerie. Foto: Photo: courtesy GreenCake.

La vera spinta è arrivata dalla partecipazione nel 2017 alla “Japan Gaza Innovation Challenge”, i cui sponsor aiutano giovani talenti a realizzare le proprie idee per la ricostruzione di Gaza. Grazie a questa esperienza Mashami ha potuto testare alcuni prototipi di Green Cake nei laboratori giapponesi, dove la giovane ha lavorato con ingegneri locali per migliorare il modello.

Al di là di ogni aspettativa il progetto di Mashhawari ha vinto il primo posto. La giovane ha utilizzato i soldi vinti per affittare i locali di una fabbrica, ed avviare la produzione in massa dei mattoni fatti con le macerie . Nel 2017 Green Cake è riuscita a piazzare i primi ordini. Oggi, Mashhawari può permettersi non solo di affittare lo spazio della fabbrica, ma anche di assumere 10 persone che sono responsabili del processo di lavorazione, Ora Majd cerca di trovare investimenti per un'ulteriore espansione. Green Cake ha già lanciato una campagna di crowdfunding sulla piattaforma IndieGoGo . Inoltre, la fondatrice ha vinto una borsa di studio a Boston per giovani start-up. Il suo obiettivo principale, oltre ad acquisire maggiori conoscenze per sviluppare ulteriormente il suo mattone sostenibile, è quello di trovare aziende interessate ad investire in altri giovani innovatori di Gaza.

 Operai nella fabbrica di mattoni sostenibili fatti con le macerie. Foto da GreenMe.it Operai nella fabbrica di mattoni sostenibili fatti con le macerie. Foto da GreenMe.it

Mashhrawi è sempre guidata dalla domanda iniziale che ha ispirato Green Cake. Studio dopo studio ha dimostrato che non esiste una vera alternativa per il cemento che sia equivalente in termini di qualità e durata, ma l’ingegnera crede di poterne scoprire uno con l'uso di geopolimeri, realizzati con materiali inorganici come l'alluminosilicato.

"Green Cake è una buona soluzione fintanto che ci preoccupiamo del processo di miglioramento costante. Siamo ancora agli inizi ma sono fiduciosa".

Nel frattempo si augura che un giorno Gaza sarà meno dipendente dalle importazioni di materiali e che non ci sia più il bisogno di realizzare mattoni con le macerie di edifici bombardati. Per quanto questa soluzione innovativa e sostenibile possa farci rallegrare e sperare in un futuro migliore per il paese non dobbiamo dimenticarci della causa scatenante che ha ispirato tale progetto, ovvero guerra e distruzione.

Luca Leonardo Preziosa

Luca Leonardo Preziosa Architetto

Architetto pugliese, vive e lavora a Praga. Sogna di progettare le città sostenibili del futuro, basate su un’economia circolare e la cultura della condivisione. Ha fatto della sostenibilità e del vivere senza produrre rifiuti il suo stile di vita. Si nutre di musica, arte e conoscenza, nella più ampia accezione.

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