La nuova classifica delle smart city italiane

ICityLab ha pubblicato la nuova classifica delle città intelligenti italiane. Prima classificata: Milano. Sono ormai diversi anni che Forum PA insieme ad ICityLab e all’Osservatorio Nazionale Smart Cities si occupa di analizzare gli sviluppi di “smartness” delle città italiane, definendo, di volta in volta, un’analisi sotto forma di classifica. L’obiettivo? Mostrare un’immagine, il più possibile completa, del grado d’implicazione del nostro paese nei progetti “smart city”.

CHE COS'È UNA SMART CITY?

LE PRIME TRE CITTÀ PIÙ SMART D’ITALIA

Al primo posto si classifica Milano (terza lo scorso anno) grazie ad economia, capacità d’innovazione e grazie agli interventi sulla mobilità. Al secondo posto Bologna (prima lo scorso anno) mentre il terzo posto spetta a Firenze (solo settima nel 2013).

GLI INDICATORI PER STILARE LA CLASSIFICA

La graduatoria viene stilata sulla base di un set di indicatori indicatori volti ad approfondire le 6 tradizionali categorie tradizionalmente attribuite alla smart city:

  • Smart Economy
  • Smart Environment
  • Smart Mobility
  • Smart Governance
  • Smart Living
  • Smart People.

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Circa 100 gli indicatori, suddivisi in maniera variegata tra le sei macro-categorie:

Economy

La dimensione economy valuta le città secondo dati di produttività, imprenditorialità, qualificazione del lavoro, direzionalità, disponibilità del credito, internazionalizzazione produttiva ma anche secondo aspetti che ne delineano l’innovatività, come innovazione produttiva, diffusione di start-up, attenzione alla ricerca.

Living


La dimensione living utilizza dati come assistenza sanitaria, sicurezza, cura dell’infanzia e degli anziani, opportunità di lavoro, coesione sociale, sharing economy, attrattività.

Environment

La dimensione environment si concentra su qualità dell’aria, sistemi di raccolta indifferenziata, quota di spazi verdi, dispersioni di acqua, riciclo dei rifiuti, consumo di energia, imprese green, incidenza di verde ed eco management.

Mobility

La dimensione mobility su accessibilità, mobilità sostenibile ed alternativa, ciclabilità, adeguamento ecologico, limitazioni del traffico e propensione alla mobilità collettiva.

People

La dimensione people su istruzione della popolazione, partecipazione sociale, mercato del lavoro, cultura, quantità di connessioni e accessi alla rete per famiglia, informatizzazione scolastica e partecipazione a social network.

Governance

La dimensione governance infine su partecipazione politica ed elettorale, livelli di fiducia, stabilità economica, capacità gestionale, propensione all’associazione, pianificazione ambientale, rendicontazione sociale, comunicazione delle istituzioni.

IL CONFRONTO CON LE PASSATE EDIZIONI

Rispetto agli anni precedenti (2013 e 2012) il report fa notevoli passi avanti nella qualità degli indicatori in quanto, per la prima volta, cerca di definire alcuni descrittori di innovatività (ad esempio presenza di start-up, di social network, di ecomanagement o di imprese green).

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Ed è sulla base di questi parametri tradizionali ed innovativi, che il report mette in luce un’immagine nazionale diversificata, ancora una volta, sia rispetto alla collocazione geografica, sia rispetto alla dimensione urbana:

  • tre città metropolitane in testa, Milano, Bologna, Firenze, seguite quasi immediatamente da Venezia. Maggiore capacità di adattarsi ai cambiamenti sociali e ambientali? Certamente sì, ma probabilmente anche maggiore disponibilità di fondi e forse anche migliore reperibilità dei dati;
  • qualità delle città medie del Nord, che probabilmente risentono di un ambiente circostante più frizzante;
  • ritardo del Mezzogiorno, che nonostante registri alcune punte di diamante, come Cagliari, per capacità di innovare, non riesce ad eguagliare i territori del Nord.

E ancora, l’immagine graficizzata della città di Milano risulta interessante se ci affidiamo a questo tipo di analisi, in quanto mostra immediatamente gli ambiti preferiti di intervento ma anche la lontananza rispetto ad un vero progetto di miglioramento integrato del tessuto urbano. In particolare il settore environment ne risulta particolarmente penalizzato. Nonostante il cambiamento climatico sia una delle priorità a livello europeo e mondiale e nonostante le strategie per migliorare la transizione verso una società più attenta all’ambiente e più consapevole siano ormai in fase di grande diffusione, notiamo come anche alcune delle città più virtuose del territorio italiano, stando a questa analisi, siano ancora molto carenti.

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Certo è che la stessa analisi di ICityRate risulta carente, forse, di veri indicatori di environment che, ad esempio, valutino la qualità del costruito e del parco edilizio esistente, ormai risaputamente causa di gran parte delle emissioni di CO2, e che valutino la qualità e la presenza di progetti per il suo miglioramento, ma anche la capacità di riutilizzo degli edifici dismessi e di riciclo delle aree urbane aperte. Aspettiamo, dunque, un’edizione 2015 in cui anche i parametri ambientali siano maggiormente stressati ed ampliati, per verificare a che punto siamo davvero in Italia sulla sostenibilità. 

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Saveria Boulanger

Saveria Boulanger Architetto

Di origini franco-italiane, trascorre il suo tempo conciliando il dottorato di ricerca in architettura e l’amore per la lettura, il teatro e i gatti. Viaggia in treno tra il basso ferrarese e il cesenate. Ama gli autori ottocenteschi, cucinare ricette dal mondo e scrivere articoli e bozze di romanzi.

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