A poco serve scrivere d’ambiente se non si formano le coscienze per la sua preservazione

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La questione ambientale è centrale nel nostro secolo e va affrontata con una “coscienza attiva”, un approccio sistemico e trasversale, evitando atteggiamenti passivi, limitati o settoriali. Gli strumenti tecnologici e culturali necessari affinché questa coscienza si sviluppi sono ormai maturi. Se con la tv avevamo una singola emittente e milioni di riceventi

passivi, oggi con internet abbiamo una rete interconnessa di utenti che possono a loro scelta emettere o ricevere messaggi globali, dunque ognuno di noi può diventare un’emittente globale, tutto dipende dal messaggio da scrivere e comunicare.

Parafrasando Vittorio Hosle, ognuno di noi dovrebbe considerare se stesso come partecipe di un processo storico di ampie dimensioni, altrimenti difficilmente potremo disporre di un senso di responsabilità di fronte al futuro, perché nell’intimo dell’animo penseremo che non v’è nulla che meriti di esser tramandato.

Noi italiani dovremmo sentire forte in noi questa consapevolezza, e tradurla nella responsabilità di tramandare ai nostri figli e al mondo intero la “cornucopia” dei beni che abbiamo ancora “miracolosamente” davanti ai nostri occhi..

“L’Italia approdò al XX secolo come una cornucopia piena. Ne è uscita da questo secolo della grande trasformazione come una cesta bucata. In cent’anni, o forse anche in meno tempo ancora, passò dall’essere molto bella e molto povera ad essere molto meno povera e purtroppo anche molto meno bella. Gli italiani hanno irresponsabilmente divorato la loro eredità per entrare in un’agiatezza spesso irresponsabile.” (Philippe Daverio).

Le parole di Philippe Daverio si sposano perfettamente con quelle profetiche di Vittorio Hosle, che negli anni novanta del secolo scorso affermava: “(...) uno dei compiti etici più importanti del secolo dell’ambiente, consisterà nel rinunciare all’infinitismo caratteristico della modernità per ritrovare una misura. (...) L’uomo dovrà eliminare molti dei bisogni acquisiti negli ultimi quarant’anni a danno dell’ambiente: la loro generale diffusione distruggerebbe la Terra”

Ritrovare una “misura”, rinunciare ai falsi bisogni, ai piccoli grandi privilegi che affliggono la nostra società e riscoprire le gioie semplici di un tempo che, paradossalmente, ben si conciliano con le nuove tecnologie, tutto questo vuol dire acquisire uno stile di vita “sostenibile”.

Leggi un articolo sulla visione sostenibile del Capo Indiano Seathl

Già nel 1987il rapporto Brundtland definiva il concetto di sostenibilità attorno a quattro componenti fondamentali: economica, sociale, ambientale e istituzionale.
Oggi, per quanto riguarda l’Italia, io aggiungerei la componente “culturale”.

Se vogliamo veramente uno sviluppo sostenibile, dobbiamo affrontare la questione ambientale trasversalmente e con un approccio sistemico, non limitato e settoriale. Anche quando si è decisi a scrivere d’ambiente comunicando un messaggio che potrebbe svegliare le coscienze, l’analisi va affrontata considerando tutti gli aspetti legati alla tutela dell’ambiente e dei beni culturali.

Prendiamo ad esempio il paesaggio, che è il risultato della stratificazione di beni ambientali e culturali.
Tutelare il paesaggio può significare far convergere la prevenzione del rischio idrogeologico con la tutela dei borghi e delle ville storiche, con la preservazione delle amenità, oppure impedire la localizzazione di un impianto di rigassificazione a pochi chilometri dal Parco Archeologico della Valle dei Templi di Agrigento, e ancora, come è accaduto a Tivoli, impedire la costruzione di una discarica nei pressi della Villa Adriana.

Forse, speriamo, la crisi che stiamo vivendo e che appare sempre di più come una mutazione epocale ci obbligherà ad una partecipazione sempre più attiva e sensibile, necessaria per la tutela del nostro immenso patrimonio culturale e ambientale.

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Per dirla in altre parole “scritta in cinese la parola crisi è composta di due caratteri. Uno rappresenta il pericolo e l’altro rappresenta l’opportunità” (John Fitzgerald Kennedy).