Foreste urbane. Libro-denuncia sull’insostenibile utilizzo delle risorse in architettura

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Foreste Urbane

è un libro–inchiesta, un libro che indaga, illustra e denuncia l’insostenibilità di un approccio obsoleto dell’uso di risorse che nasconde altri scopi rispetto a quelli prospettati. Un libro colpisce per la sinteticità con cui fornisce un quadro sulla situazione generale dell’architettura e del patrimonio territoriale legato al settore delle cave. Le cave sono e resteranno per sempre luoghi legati alla fatica. Ma seun tempo esse erano utilizzate per estrarre materiale utile alle nuove costruzioni o al ripristino delle parti di esse ammalorate, oggi non è più così.

Il materiale da cava è sotto–utilizzato e l’insostenibilità sta proprio in questo: sprecare territorio, mangiare vere e proprie parti di suolo per produrre inerti che potrebbero essere ricavati da materiali riciclati.
Un po’ come il paradosso dello spreco di acqua potabile usata per gli alimentare le reti di scarico dei sanitari: esistono zone del pianeta (molto estese e popolate) dove la gente non ha acqua da bere e altre dove il benessere consente di usare acqua “buona” per gli sciacquoni del wc o per il lavaggio dei propri veicoli o ancora per il lavaggio delle strade e degli spazi domestici, insomma uno sperpero inutile e dannoso per l’ambiente che accresce la nostra impronta idrica.

Leggendo il testo si apprende con chiarezza come tutta la vita del calcestruzzo (dall’estrazione degli inerti di cava fino alla sua dismissione) produca CO2, provochi un’inevitabile erosione del territorio, ed abbia dei costi di gestione per la parte pubblica che – senza che i cittadini lo percepiscano – vanno inevitabilmente a gravare sulla popolazione attraverso tassazioni legate ai danni ambientali provocati.
In alcune regioni d’Italia – ma se vogliamo la proposta è valida per le diverse nazioni del mondo – l’impiego di inerti derivanti dal riciclo risolverebbe il problema dello spreco di risorse non rinnovabili come nel riciclo dei materiali da cava e ridurrebbe notevolmente gli sprechi di CO2.

In molte altre regioni oggi l’architettura potrebbe sostituire al calcestruzzo un materiale ecocompatibile come il legno, che, con gli opportuni accorgimenti rispetto all’uso di essenze autoctone e con un uso equilibrato in termini di quantità di esemplari tagliati e reimpiantati, non avrebbe quelle conseguenze dannose sul pianeta che ormai tutti avvertiamo.
Gli effetti più gravi sono le città estremamente afose a causa degli effetti dovuti alle cosiddette isole di calore, un territorio periurbano ed extraurbano scavato e impoverito sia esteticamente che staticamente, e inoltre la concessione di utilizzare questi ampi spazi vuoti come discariche – a volte a cielo aperto o senza i dovuti accorgimenti per evitare che le percolazioni dei rifiuti si diffondano nelle falde sotterranee.

QUAL È LO SCOPO DI FORESTE URBANE?
Proporre una strategia sistemica per il recupero e il riuso delle cave e delle estrattive, far diventare le cave un’opportunità e non un luogo abbandonato, farle rivivere in chiave attuale inserendole in un circuito di utilizzo degli spazi urbani ed extraurbani senza sconvolgerne l’aspetto, in maniera che sia conforme al decoro degli ambienti circostanti e rispetti i parametri paesaggistici del luogo, laddove la cava ricada in area vincolata.
Le molte cave disseminate nel nostro territorio potrebbero trasformarsi così da “ecovuoti” a risorse per il turismo, la cultura, l’economia legata all’ambiente etc…

Cosa manca per fare il grande passo verso il cambiamento?
Manca una normativa adeguata alla situazione attuale, visto che quella in vigore risale al periodo dei regi decreti, e inoltre manca un controllo mirato e consapevole che non si limiti ad autorizzare sulla base di un progetto, ma verifichi la rispondenza delle proposte in fase esecutiva. Inoltre ci sono ancora nove regioni sprovviste del PRAE (Piano Regionale Attività Estrattive) o che hanno delegato le proprie funzioni ai singoli comuni che – ahimè, vista la carenza di organico e la mancanza di competenze necessarie a determinati iter burocratici – non sono in grado di compiere le funzioni ad essi delegate.
Manca inoltre una consapevolezza globale che si può far ricadere sulla carenza di sensibilità, su un radicato egoismo, sulla perdita di conoscenza delle evoluzioni storiche che hanno interessato un determinato luogo.

Cosa incuriosisce del testo?
Si potrebbe facilmente immaginare che il riferimento si riferisse al tema dell’urbanizzazione selvaggia che crea foreste fatte non più da alberi ma da edifici, invece il paradosso è che la proposta dell’autore è quella di avere foreste in aree urbane o ad esse limitrofe per creare – e ricreare là dove appunto l’urbanizzazione selvaggia le ha fatte estinguere – fasce di bosco periferiche al centro delle quali organizzare gli edifici e spazi per le attività produttive commerciali, perché no, legate anche al commercio del legno stesso.
Chiaramente, lo si sottolinea anche nel libro, si tratta di una meta–idea ma che se ben strutturata può avere seguito.

Cosa sarebbe auspicabile approfondire per avere un quadro della effettiva sostenibilità di alcune proposte e realizzazioni già in atto?
Nel libro sono riportati esempi concreti di recuperi di cave anche se, in taluni casi, quel che dovrebbe essere approfondito, magari in una seconda stesura di questa ricerca, è la concreta sostenibilità dell’investimento. In altre parole verificare se il recupero delle cave è stato realmente ecocompatibile (là dove è stato attuato), se i costi di realizzazione non sono stati talmente alti da superare ogni logica di investimento mirato ad ottenere un ritorno economico sul territorio (spreco di risorse finanziarie pubbliche, o fondi stanziati da Stato, Regione etc.. investiti in modo da vincolare gli usi futuri del sito senza possibilità di guadagno futuro), se le risorse impiegate (materiali, manodopera, tecnologie) sono a Km 0, se l’uso previsto sia inquadrato in un’ottica di sviluppo ampio che coinvolga la popolazione locale. Spesso il gioco non vale la candela ed il recupero di una cava è inizialmente un successo che si scopre essere inutile quanto uno stato di abbandono.

L’autore si sofferma proprio sulle considerazioni pocanzi avanzate focalizzando l’attenzione nell’ultima parte di Foreste Urbane su un caso studio del territorio romano. Il modello di sviluppo perseguito ovviamente è quello che al momento non esiste e va creato pian piano sulla base delle esperienze. C’è però da dire che qualche vantaggio rispetto al passato lo si ha grazie alla prospettiva della progettazione partecipata, non sempre attuata come si deve, è vero, ma tuttavia apprezzabile. La consultazione popolare è essenziale nel caso di interventi a scala urbana e non va sottovalutato l’impatto che un’opera potrà avere sulla popolazione locale e sulle nuove generazioni.

La cave sono e restano luoghi storici per cui è essenziale non cancellarne i connotati ma saper riqualificarle mediante interventi che le valorizzino e le incanalino in un macroprogramma di sviluppo che coinvolga l’intero territorio comunale ed extracomunale di cui ciascuna fa parte.

Scheda tecnica del libro
Titolo: Foreste Urbane
F
ormato: 170x240 mm
Editore: PA – The ProActive revolution – collana diretta da Antonino Saggio
Pagine: 93
Data pubblicazione: 2013
Autori:Gaetano De Francesco
ISBN: 9781291344448
Lingua: Italiano

L’autore
Gaetano De Francesco (Larino, 1987) è architetto e dottorando di ricerca in Architettura – Teorie e progetto alla “Sapienza” Università Roma. Ha pubblicato progetti e scritti ed è membro del gruppo nITrosaggio.

Abstract
La società agricola ha spesso adattato il suo modo di vivere all’ambiente circostante, mentre la società industriale ha forzato l’ambiente al suo modo di vivere. Le architetture spontanee hanno saputo operare una felice sintesi tra clima, forma e materia ricavando tutto il necessario dall’ambiente circostante e dall’esperienza. Mi piace citare una frase del Maestro americano Frank Loyd Wright : “Tutte le costruzioni popolari sono ‘del suolo’, naturali sebbene spesso fragili; le loro qualità sono relazionate al contesto, all’autentica vita della gente”.

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Mariangela Martellotta

Mariangela Martellotta Architetto

Architetto pugliese. Prima di decidere di affacciarsi al nascente settore dell’Ecosostenibilità lavorava nel settore degli Appalti Pubblici. È expert consultant in bioarchitettura e progettazione partecipata. Opera nel settore della cantieristica. È membro della Federazione Speleologica Pugliese.

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