Come si recuperano e si valorizzano cave e miniere in Italia

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Recuperare e valorizzare le vecchie cave e miniere dismesse in Italia per convertirle in Ecomusei, centri ricreativi e monumenti alla memoria del lavoro operaio è possibile. L’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) ha censito fino ad oggi circa 3.000 siti minerari divisi per tipologie di miniere che

vanno dal 1870 al 2006, delle quali solo un decimo aventi una concessione mineraria vigente e 194 ancora attivi. Diverse Regioni, Amministrazioni comunali, ma anche aziende minerarie si stanno dando da fare per rivalutare le vecchie miniere dismesse a fini storici, turistici e culturali.

L’Assomineraria [Associazione Mineraria Italiana per l’industria mineraria e petrolifera, fondata nel 1917, è parte integrante del sistema Confindustria] si impegna per favorire iniziative di recupero di queste “porzioni di storia” e il dott. Marco Sertorio [tra i maggiori esperti italiani nel campo giuridico minerario nonché presidente dell’Assomineraria N.d.r.] spiega che il recupero di cave e miniere ha una valenza culturale ma provoca molti problemi di sicurezza tante che a volte si registrano anche vittime. Al momento esistono solo norme regionali che, sul fronte della sicurezza, possono consentire interventi ma non assicurano i fondi indispensabili per il recupero di queste aree.

Da un censimento dell’ISPRA la Sicilia è la regione in cui si contano il maggior numero di miniere: 765. Seguono la Sardegna con 427, la Toscana con 416, il Piemonte con 375 e la Lombardia con 294. Inoltre è in corso un censimento di dettaglio sulla situazione dei siti dismessi ed emerge che la Sardegna è una delle regioni che maggiormente si è impegnata in progetti di recupero di vecchie miniere con la realizzazione di un grande Parco Minerari ricco di musei di settore, voluto dalla Regione e dal Ministero dell’Ambiente. La Toscana e la Valle D’Aosta – nella quale da un’analisi geologica è emerso che ci sono ancora miniere attivabili primariamente da mettere in sicurezza – da parte loro si stanno attivando per il futuro recupero.

Tempo fa si stava pensando ad una rivalutazione turistica del sito minerario della valle di Cogne, dove si estraeva acciaio fino ad un anno fa. Trattasi di chilometri di galleria che potrebbero riannodare, attraverso un veloce e suggestivo percorso sotterraneo, una delle più belle vallate con le più rinomate località sciistiche della regione e quindi incentivare il settore turistico.

Il 5 Agosto scorso Legambiente, assieme a Fai e Federculture ha sottoscritto un appello per chiedere alla Regione Valle d’Aosta un impegno concreto per salvaguardare un patrimonio storico e culturale di rilievo nazionale come le miniere di ferro in Val di Cogne, considerato il sito minerario più alto e più interessante d’Europa. In una nota della citata Legambiente si legge il timore che ’’dietro alla messa in sicurezza, prevista dalla trattativa in corso tra Fintecna e Regione Valle d’Aosta sul futuro del complesso minerario di Cogne, si nasconda l’intenzione di chiusura, almeno parziale, del sito. Le miniere di Cogne hanno notevole rilevanza per le caratteristiche uniche, per l’alta quota in cui sono situate e per la possibilità di valorizzare e visitare l’intera filiera. Il minacciato spegnimento degli impianti che hanno in questo periodo garantito la tenuta delle gallerie e il funzionamento dello skip (cremagliera interna per il trasporto di materiali e persone) è un rischio che non può essere corso finché non siano stati messi a punto sistemi sicuri per impedire all’umidità di rovinare questo patrimonio di archeologia industriale unico nel suo genere’’. [Fonte ANSA]

Un ulteriore scoglio da superare nella valorizzazione di cave e miniere è che esse spesso sono di proprietà privata per cui occorre concepire una modalità di finanziamento o agevolazione che non provochi conflitti di interessi tra pubblico e privato.

In Puglia, a fine Maggio, è stato presentato il progetto regionale che destina 10 milioni di euro al finanziamento di opere di risanamento e riutilizzo ecosostenibile di cave dismesse di proprietà pubblica, intitolato “Il mondo che vorrei”. Questo progetto nasce dall’esigenza di far fronte alla necessità del sistema ambientale e risanarlo, mira alla riqualificazione delle aree urbane e agli interventi per la difesa del suolo, e non ultimo in ordine di importanza cerca di implementare i sistemi di gestione delle risorse ambientali, idriche e dei rifiuti. Attualmente sono stati ammessi al finanziamento 11 progetti rispettivamente nei comuni di San Marco in Lamis, San Ferdinando di Puglia, Grottaglie, Minervino Murge, Ugento, Scorrano, Vieste, Ginosa, Monte Sant’Angelo e Sanarica. Gli obiettivi vanno dalla fruizione naturalistica e ricreativa alla creazione di un parco per skate e free climbing, fino alla sistemazione degli spazi da destinare ad attività cinematografiche e alla realizzazione di percorsi didattici.

Inoltre lo scopo del recupero deve fare i conti anche con la necessaria reperibilità di fondi per il mantenimento di questi luoghi, per cui la vocazione turistica è un’opportunità da far fruttare. In effetti, l’intento degli enti locali è quello di istituire delle sorte di musei virtuali o delle strutture che fungano da attrattori, per il recupero delle aree che ora non vengono più sfruttate, integrate con dei percorsi della memoria per capire quale sviluppo avessero queste zone in passato. Il modello da seguire è spesso quello tedesco, vale a dire più siti da recuperare e valorizzare mediante iniziative ed eventi.

Nella storica miniera di oro sul Monte Rosa, nel sito minerario nella Valle di Macugnaga, parzialmente attiva, si utilizzano delle acque arsenicali che giovano alla cura della alla pelle. Così l’Ente Comune ha colto l’occasione di rivalutare questo luogo ottenendo la concessione per realizzarvi un centro termale. Di recente dalla piccola comunità di Pestarena (Comune di Macugnaga), è partita una petizione popolare (oltre 200 le firme già raccolte) atta a salvaguardare alcune strutture legate alla storia delle Miniere d’Oro, ed il primo passo vorrebbe essere quello di salvare l’antica polveriera dove le società (Ceretti prima e AMMI poi), conservavano i detonatori che sarebbero stati impiegati all’interno delle miniere.

Appare chiaro che il solo riutilizzo di uno spazio precedentemente occupato da una cava o da una miniera per collocarvi un “oggetto edilizio” oltre a snaturalizzare il luogo stesso rischia di avere un effetto contrario all’attrazione in quanto, data la collocazione spesso periferica di questi siti e l’assenza nei dintorni di opere infrastrutturali atte ad accogliere flussi di visitatori o utenti, la spesa per il recupero non è limitata al recupero della ex cava o miniera ma deve estendersi anche all’ambiente circostante ed essere mirata a rendere visitabile il luogo per non farlo restare un mausoleo sottoutilizzato e dai costi di gestione più elevati dei ritorni economici, oltre che culturali.













Mariangela Martellotta

Mariangela Martellotta Architetto

Architetto pugliese. Prima di decidere di affacciarsi al nascente settore dell’Ecosostenibilità lavorava nel settore degli Appalti Pubblici. È expert consultant in bioarchitettura e progettazione partecipata. Opera nel settore della cantieristica. È membro della Federazione Speleologica Pugliese.

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