Warka Water, un progetto italiano per raccogliere l’acqua potabile in Etiopia

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Gli architetti italiani Arturo Vittori e Andreas Vogler dello studio Architecture and Vision, hanno sviluppato, con il sostegno del Centro Italiano di Cultura di Addis Abeba e la EiABC (Ethiopian Institute of Architecture, Building Construction and City Development) il progetto “Warka Water”, una torre di raccolta dell’acqua realizzata a mano e con materiali naturali. Il progetto, presentato per la prima volta alla Biennale di Architettura di Venezianel 2012, è rivolto alle popolazioni rurali dei paesi in via di sviluppo, dove le condizioni infrastrutturali ed igieniche rendono l’accesso alla acqua potabile quasi impossibile.

Design for the other 90%: invenzioni per portare acqua e luce a chi non ne ha

In particolare nelle aree montane dell’Etiopia le donne e i bambini sono costretti a percorrere lunghi percorsi a piedi per approvvigionarsi da fonti la cui sicurezza dell’acqua è compromessa dal rischio di contaminazione dovuto alla condivisione delle fonti con il bestiame. Questa situazione comporta, oltre ad un elevato rischi per la salute, un aggravio notevole di lavoro per le donne già impegnate in molteplici mansioni domestiche ed accentua l’impossibilità per i bambini e le donne stesse di accedere all’educazione scolastica.
Il “Warka Water” si pone come soluzione alternativa per risolvere almeno in parte questa situazione.

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IL PROGETTO DELLA TORRE DI GIUNCO

La torre dell’acqua ha una struttura reticolare a maglia triangolare realizzata con il giunco, materiale naturale facilmente reperibile e può essere costruita facilmente dagli abitanti stessi. All’interno della torre, alta 9 metri, è alloggiata una rete realizzata con un tessuto speciale, polietilene tessile, in grado di raccogliere l’acqua potabile dell’aria tramite condensazione.

La struttura pesa solo 60 kg, è composta da 5 moduli che possono essere installati dal basso verso l’alto da 4 persone senza la necessità di ponteggi, data la sua leggerezza il sistema deve essere fissato al terreno. “Warka Water” può raccogliere fino a 100 litri di acqua potabile al giorno.

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© Gabriele Rigon© Gabriele Rigon

L’ISPIRAZIONE

Il progetto italiano raccoglie al suo interno i segni di diverse fonti di ispirazione, che uniscono l’aspetto sociale, ecologico ed estetico.
Il nome Warka scelto per il progetto, deriva dalla lingua etiope ed identifica un grande albero di fico, che nella tradizione è simbolo di fecondità e generosità.

Allo stesso tempo Warka, nella cultura pastorale etiope, designa il luogo di aggregazione e istruzione della comunità. Purtroppo a causa del progressivo disboscamento di queste aree la scomparsa di questi alberi e dell’identità culturale ad essi legata sembra inevitabile.

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Da un punto di vista ecologico, il sistema trae ispirazione dal piccolo coleottero Namib, copiando le sue strategie di adattamento al clima. Il piccolo insetto raccoglie l’acqua del deserto facendo condensare l’umidità sul suo addome, dove si trasforma in piccole gocce, che scivolando sul dorso idrorepellente, raggiungono la bocca.

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Infine, da un punto di vista estetico gli architetti si sono ispirati all’artigianato tradizionale etiope ed alle nasse tradizionali utilizzate nel Mediterraneo.
La speranza è quella di poter iniziare a diffondere nel 2015 le Warka Water nei territori rurali etiopi.

  • crediti fotografie © architecture and vision
Elena Occhioni

Elena Occhioni Architetto

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