Vacanze nel deserto: la casa ispirata alle tradizionali costruzioni locali

La spiaggia di Dungeness,nella regione del Kent, è uno dei luoghi più suggestivi dell’Inghilterra. Coste frastagliate e paesaggio desertico, piccole capanne dei pescatori sparpagliate lungo le rive caratterizzano lo sfondo per la piccola casa per le vacanze progettata dall’architetto inglese Guy Hollaway, ispirata alle tradizionali costruzioni locali, ma con un’anima decisamente moderna ed ecosostenibile.

IL MODERNO CHALET IN SVIZZERA CHE RICORDA LE COSTRUZIONI TRADIZIONALI

LO STATO DI FATTO

Il progetto della casa vacanze si colloca in una zona fortemente vincolata, a causa delle peculiarità paesaggistiche che l’hanno resa Sito di Speciale Interesse Scientifico (SSSI), nonché Riserva Naturalistica Nazionale. Per queste ragioni la politica di pianificazione urbanistica locale impone che ciascun nuovo edificio debba sostituirne uno esistente, rispettandone forma, proporzioni e cubatura.

La Shingle House dei Living Architecture e la Rubber House dell’architetto Simon Condor, che si trovano nella stessa area, presentano infatti gli stessi criteri architettonici nella composizione volumetrica.

Oltre a questi due edifici, entrambi terranei, sul sito esiste una piccola ferrovia, due fari, che segnano il paesaggio notturno con le loro luci intermittenti, e il Prospect Cottage di Derek Jarman, artista che ha utilizzato i rottami metallici che si depositano lungo le rive per realizzare il suo particolare giardino. Unico elemento fuori scala è la Centrale Nucleare di Dungeness, che spezza lo sky-line piatto e omogeneo con la sua alta ed imponente struttura.

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IL PROGETTO DELLA POBBLE HOUSE

La Pobble House prende il suo nome da una antica parola del Kent, pebble, che indica i ciottoli caratteristici della zona. A causa delle restrizioni imposte sulla cubatura, la residenza si sviluppa interamente sul piano terra, configurandosi con andamento longitudinale in direzione nord-sud, con i vari ambienti che si sviluppano attorno a un lungo corridoio che attraversa tutta la casa. Gli esterni sono trattati utilizzando materiali che richiamino le costruzioni vicine, nonché i colori e le caratteristiche paesaggistiche locali.

Il volume è suddiviso in tre zone, ciascuna con una differente finitura, studiata in relazione alla mutazione cromatica che i materiali impiegati assumeranno nel tempo, a causa degli agenti atmosferici: il larice, utilizzato per l’open-space che comprende la cucina, la sala da pranzo e il salone; una maglia in acciaio per la zona studio, marcata da finestre a nastro che inquadrano il paesaggio all’altezza delle sedute, e infine il cemento, utilizzato per la parte finale della residenza, a nord, dov’è collocata la zona notte.  

La residenza nel deserto è stata progettata per ospitare comodamente due famiglie con tre bambini ciascuna. Realizzata con un budget ridottissimo (poco meno di  230 mila sterline), è stata progettata in modo da essere un edificio energeticamente autosufficiente, anche perché la zona non è fornita di condotte del gas, e al tempo stesso per essere robusta e di qualità, affinchè resista al clima piuttosto rigido.

Per ridurre l’impatto ambientale sono state utilizzate fondazioni puntiformi che sollevano l’edificio dal terreno di circa mezzo metro. La piattaforma, a sud, diventa un’ampia terrazza, che rappresenta la proiezione naturale della zona giorno verso l’ambiente esterno. La zona living, all’ingresso, presenta infatti angoli totalmente smaterializzati, realizzati con grandi pareti vetrate, scorrevoli, che durante la stagione estiva possono essere aperte creando un’ ambiente senza soluzione di continuità col paesaggio selvaggio.

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L’intera costruzione si comporta come un’enorme grondaia, poiché è interamente rivestita con uno strato di gomma impermeabilizzante, che permette all’acqua piovana di scivolare all’interno del rivestimento di finitura, finendo sotto la casa, sul terreno.

Per sopperire alla mancanza di condotte del metano, l’impianto di riscaldamento a pavimento è alimentato dall’energia elettrica generata dai pannelli fotovoltaici collocati sulla parte di tetto piano, che alimentano anche l’impianto di illuminazione di tutta la casa.

Il risultato è una splendida casa dall’aspetto artigianale che si lega perfettamente con il patrimonio architettonico circostante e con il paesaggio, costituendo un intimo rifugio, al tempo stesso tecnologico, naturale e di elevata qualità.

Marta Puleo

Marta Puleo Architetto

Rotella metrica come portachiavi, matita sempre in borsa, gira per la città sempre pronta ad appuntare qualcosa sul suo taccuino. Internet è la sua finestra sul mondo delle novità architettoniche. Ama sperimentare nuove tecniche costruttive, progetta case green e nel tempo libero si rigenera con Mojito:.il suo micione.

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