Sobek vs. Mies: il primo edificio Triple zero, cioè tre volte sostenibile. Che significa?

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Un’elegante linea bianca sospesa su 4 esili colonne d’acciaio e su due setti in cemento armato, chiaramente tutti elementi figli dell’architettura di Mies Van Der Rohe, definiscono la D10 House, residenza progettata dallo strutturista tedesco Werner Sobek. LA D10 House nelle sue linee sofisticate e ricercate è tre volte sostenibile, perché è il primo edificio a seguire in toto lo standard Triple Zero definito dall’architetto stesso, che chiede al progetto di soddisfare appieno le esigenze inerenti alla sostenibilità ambientale.

Werner Sobek e la casa sostenibile in tutto il suo ciclo di vita

D10 HOUSE, LA RESIDENZA TEDESCA TRE VOLTE SOSTENIBILE

Triple zero perchè zero sono le energie richieste, zero le emissioni generate e zero gli sprechi prodotti, cioè uno standard che richieda all’edificio di Sobek di essere totalmente sostenibile ed autosufficiente dal punto di vista energetico, di non produrre emissioni di CO2, e quindi di non comprendere apparecchiature che prevedano la combustione, e di non generare alcun tipo di scarto o rifiuto una volta giunto al termine del suo ciclo di vita, ma solo elementi completamente riciclabili e riutilizzabili.

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La D10 House, così vicina allo stile di Mies, riesce ad essere completamente indipendente per quanto riguarda l’apporto di energia elettrica e la necessità di riscaldamento dell’ambiente interno sfruttando due differenti fonti rinnovabili, il fotovoltaico, disposto sì sulla copertura piana, ma studiato in modo da non rovinare la linearità del prospetto, e l’impianto geotermico.

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Al regolamento del microclima interno contribuiscono anche la parte ipogea dell’edificio, che sfrutta la coibentazione naturale offerta dal suolo che la circonda, nonché la presenza della copertura fortemente aggettante, che svolge anche il ruolo di diaframma tra interno ed esterno creando un ampio patio antistante l’edificio.

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La residenza Triple zero di Sobek, situata nella città di Ulm, si sviluppa su una superficie di 230 mq disposti su due livelli, il piano terreno con la zona giorno e gli ambienti principali, e il piano interrato dove si trovano i locali accessori e le autorimesse.

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Il richiamo al padre dell’architettura moderna Mies si trova anche nel solaio leggermente sopraelevato rispetto alla quota del terreno e nella distribuzione degli ambienti interni tramite setti portanti posti di taglio rispetto all’edificio. L’ampio soggiorno vetrato, il cui prospetto indubbiamente trova il suo illustre precedente nella Casa Farnsworth, ha infatti come sfondo una parete attrezzata color oro che nasconde gli ambienti retrostanti, esattamente come avviene nella celeberrima Villa Tugendhat. Così dietro il soggiorno trovano spazio la cucina, lo studio, visto come un’estensione del soggiorno stesso, i vari ambienti della zona notte, nonché la distribuzione verticale.

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Una rivisitazione degli insegnamenti del grande padre dell’architettura moderna senz’altro promossa a pieni voti dal punto di vista compositivo e completamente soddisfacente sotto il profilo energetico, che dimostra ancora una volta come un’ottima architettura può, ma soprattutto deve, sposare gli aspetti ecosostenibili a quelli più propriamente architettonici.

Sabrina Giancola

Sabrina Giancola Architetto

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