Museo Casa Enzo Ferrari: motori e architettura si incontrano a Modena

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Su Modena si staglia un maxi cofano giallo: è il nuovo museo–macchina nato per celebrare la figura di Enzo Ferrari, icona della cultura e della passione per i motori del 900. L’area museale si compone di due edifici distinti: la casa natale, di inizio ottocento, ed un volume museale, di nuova costruzione, che si caratterizza per la sua copertura futuristica in vernice gialla, colore simbolo della città emiliana.

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Il progetto del museo Enzo Ferrari

Il concorso per la progettazione del museo viene bandito nel 2004 dalla “Fondazione Casa Natale Enzo Ferrari ” e si aggiudicano la vittoria Kaplicky e Amanda Lavete, titolari dello studio londinese “Future Systems”. Successivamente i due soci inglesi si separano sia nella vita coniugale che in quella professionale e nel 2009Kaplický scompare. Andrea Morgante, architetto modenese formatosi a Milano, prende le redini del progetto, reinterpretandolo sapientemente. Il suo scopo è quello di far risaltare il rispetto per la preesistenza e, contemporaneamente, far dialogare due edifici differenti in modo da far risultare uno spazio omogeneo.

Per l’architetto il progetto si è rivelato come un’occasione per far convivere il linguaggio del restauro architettonico e dell’ ecosostenibilità con quello delle auto da corsa.

La galleria

Ai visitatori la galleria appare total white and open space: pavimenti e pareti sembrano un’unica superficie continua. Il piano terra ed il piano interrato sono collegati da rampe inclinate, lungo le quali sono esposte vetture ed altro materiale d’interesse su piedistalli ed in teche rivestite in eco pelle, accompagnando il visitatore in un piacevole e coinvolgente percorso alla scoperta del personaggio.

La copertura plastica, conquistando un primato architettonico, sfrutta un sistema di assemblaggio nato in collaborazione con il settore nautico, ed è composta da 3300 mq di doghe in alluminio con doppia curvatura. Dei lucernari consentono un’illuminazione naturale che viene poi diffusa da una membrana traslucida in sommità. La vetrata, sorretta da tiranti in acciaio capaci di sopportare ognuno 40 tonnellate, è curvilinea ed inclinata a 12,5°.

Principi si sostenibilità sono alla base della progettazione dell’edificio e portano ad un risparmio di 35.000 Kg di CO2 annui.

Gli infissi in copertura consentono la fuoriuscita di aria calda durante il giorno e l’immissione di aria fresca nelle ore notturne e la loro apertura è regolata da termosensori.

Parte del volume del fabbricato è interrato e, sfruttando principi geotermici, alimenta sistemi di radiazione per il raffrescamento ed il riscaldamento degli ambienti interni. Pannelli solari provvedono al riscaldamento dell’acqua sanitaria, pannelli fotovoltaici (inseriti nelle barriere per isolamento acustico dell’adiacente ferrovia) contribuiscono all’alimentazione elettrica. Il vetro utilizzato è termoisolante, ed è previsto il riciclo delle acque piovane.

La casa Ferrari

La casa e l’officina risalgono al 1830, quando il padre di Enzo, Alfredo Ferrari, ne dispose la costruzione. L’intervento di restauro è consistito nel consolidamento strutturale, mediante l’introduzione di strutture metalliche, e nell’adeguamento della struttura alla normativa antisismica vigente.

L’intero spazio museale è stato progettato per essere dinamico, elegante, e tecnologico. Un’illuminazione soft e sistemi di proiezione digitale fanno da contorno a quello che, nelle intenzioni di Andrea Morgante, voleva essere un grande libro: una parete ricurva invadeva lo spazio ed era costituita da molteplici pannelli verticali, che come delle pagine da sfogliare, permettevano ai visitatori di scorgere gradualmente gli oggetti esposti. Si trattava di un’istallazione di 40 metri che però creava uno spazio intimo e suggestivo, proprio come una Ferrari, che tuttavia è stata smantellata nel 2014 snaturando in parte il progetto originario.

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  • crediti fotografie © Cento29.it
Paola Vallario

Paola Vallario Architetto

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