Bubble Building. L’edificio in ETFE che oscilla col vento e diventa un’icona urbana

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Può un anonimo edificio nel centro di Shanghai trasformarsi in un’icona–building capace di restituire identità ad un paesaggio urbano poco interessante? Mi riferisco al Bubble Building, l’edificio realizzato dal 3Gatti Studio per la società cinese Yue Guang Investments: un’intera costruzione rivestita di ETFE antibatterico, materiale plastico particolarmente traspirante e resistente, capace di sopportare sollecitazioni termiche ed aggressioni chimiche.

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Francesco Gatti, architetto romano di origini inglesi e titolare dello studio 3Gatti, è l’autore del progetto Bubble Building, edificio in EFTE, ed è tra coloro che hanno deciso di lavorare in Cina aprendo una sede del proprio studio anche a Shanghai: mi sono sempre chiesta come ci si trova a lavorare in un paese così diverso ma che evidentemente offre prospettive, visto che molti professionisti scelgono di operare prevalentemente in quei luoghi. Ecco cosa mi ha risposto Francesco sul tema.

Molti architetti decidono di aprire sedi dei propri studi in città strategiche come Shanghai, perché?
Francesco Gatti: Per avere più opportunità di acchiappare eventuali clienti. A Shanghai basta essere socievoli, uscire la sera con dei biglietti da visita e il gioco è fatto. In altre città come Roma o Pechino non è cosi facile, ci vogliono delle connessioni fuori dal mercato dell’architettura.

Quali sono le differenze, se esistono, con l’Europa in termini di sbocchi professionali, organizzazione di lavoro o altro?
F.G.: In Cina, purtroppo ma anche per fortuna, gli studi di architettura sono molto grandi e ben organizzati; questo produce molta edilizia commerciale perché per mantenere lo studio aperto sono costretti a sfornare metri quadri su metri quadri ogni giorno ma è anche un’opportunità per gli architetti di imparare a gestire dei team molto grandi e strutturati ed essere coinvolti in grandi progetti, magari insensati, ma grandi.

In questo momento storico consiglieresti a giovani professionisti di provare ad iniziare in Cina la propria attività?
F.G.: Certo, e dove altro sennò? Devo precisare però che è un consiglio generalizzato, poi dipende dal carattere delle persone. Qui bisogna essere disposti a vendere la nostra anima occidentale al diavolo: a Shanghai la logica del business orientale è spietata, la gente si calpesta a vicenda per pochi spicci in più.

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L’idea dell’icona–building ricorda le opere di Christo, l’artista bulgaro che, nell’intento di creare “gentili disturbi temporanei” nel paesaggio, ha avvolto nei suoi teli le più note ed impensate emergenze quali ad esempio il Pont Neuf a Parigi o il Reichstag a Berlino.

Nel caso del Bubble Building, l’intento è quello di creare un modo originale per promuovere l’edificio ed i locali – uffici ai piani superiori ed attività commerciali al piano terra – che è possibile affittare: dunque, quella che prima era un’anonima struttura inserita in un altrettanto anonimo paesaggio diviene una scultura capace di rendere riconoscibile anche il tessuto urbano che la ospita. L’oscillazione dell’involucro causata dal vento contribuisce all’esaltazione di questo particolare effetto scenografico.

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Il sapiente utilizzo dei gonfiabili, in ETFE di colore bianco, ha permesso la collocazione delle bolle in corrispondenza di ciascun ambiente: la loro forma arrotondata consente un’amplificazione della luce solare concentrata proprio dove l’edificio acquista lunghezza e gli spazi di lavoro sono distanti dalle finestre.
La presenza di un sensore, poi, consente di miscelare all’occorrenza l’illuminazione naturale con quella artificiale. Di notte il Bubble Building diventa una sorta di lampada urbana una vera e propria icona urbana – grazie all’illuminazione uniforme di cui l’edificio è provvisto.

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Tra vetro e tessuto è collocata una barriera verde che, grazie alla presenza dei gonfiabili in EFTE, contribuisce a creare una microserra capace di garantire aria pulita e clima interno ottimale a seconda delle condizioni atmosferiche esterne. Il risparmio energetico è assicurato dalla presenza di un sensore che riduce il consumo al minimo sgonfiando la facciata quando l’edificio è inattivo.

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Gatti racconta che quando si è trasferito a Shanghai è stato immediatamente colpito dalla differenza evidente tra il clima romano e quello cinese, il cui grigiore è aggravato da un inquinamento davvero notevole e che influisce ovviamente sul “colore” della luce naturale. Nel Bubble Building dunque l’illuminazione molto curata è stata ispirata da un lucernario dai vetri smerigliati sotto il quale egli amava osservare la varietà di riflessi acquisiti dalla luce naturale.
La volontà è stata dunque quella di ricreare quella sensazione di benessere provata in quella occasione e provare a riproporla in luoghi di lavoro.

Maria Leone

Maria Leone Architetto

Vive e lavora a Napoli, dove si interessa di progettazione e grafica, collaborando con siti del settore. Assieme a tre colleghe ha costituito un’associazione culturale per promuovere la cultura d’architettura. Sogna di imparare a cucinare, per la gioia del marito, figlia e cane!

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