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Autocostruzione di una serra solare passiva

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Uno studente della (ex) Facoltà di Architettura di Trieste, Lorenzo La Rosa, incoraggiato dal suo relatore, l’architetto milanese Giacomo Borella, ha rotto ogni convenzione presentando come tesi di laurea un piccolo edificio da lui stesso costruito. Si tratta di una serra agricola solare passiva realizzata utilizzando materiali naturali e di recupero e con una spesa totale inferiore a 500 euro. Il progettista ha cercato inoltre di rispondere al problema del consumo di suolo utilizzando un sistema fondazionale che lascia il terreno praticamente inalterato.

Serre solari: caratteristiche tecniche e guadagno energetico

CARATTERISTICHE FABBRICATO (COME È STATA COSTRUITA LA TESI DI LAUREA)

La serra, le cui dimensioni in pianta sono di circa 7,5 m x 3,5 m, per un’altezza di 2,5 m, è situata su un terrazzamento che taglia a metà un pendio esposto a sud–ovest. Si è cercato di sfruttare la conformazione del sito per ridurre al minimo l’intervento.

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La falda nord del tetto va infatti ad innestarsi direttamente nella scarpata retrostante la serra, eliminando la necessità di una parete sul lato più freddo e più esposto ai venti della costruzione.

Aspetti bioclimatici
Diversamente dalle serre convenzionali, questa non è interamente tamponata con materiale trasparente. Al contrario, è permeabile alla luce solo sui lati esposti al sole, mentre è fortemente isolata su tutti gli altri. Inoltre, ospita al proprio interno decine di recipienti d’acqua che fungono da accumulatore termico.
Entrambe queste caratteristiche aumentano di molto la capacità della serra di trattenere, durante la notte, il calore accumulato durante il giorno, facendo sì che le temperature minime interne, nei mesi invernali, superino quelle esterne anche di 20°C.

Materiali usati
Gran parte dei materiali che impiegati per la costruzione sono di recupero, a partire dalle pietre di fondazione, prese in parte nello stesso luogo di costruzione e in parte dal mucchio degli scarti di un vicino impianto di trasformazione di pietrame.

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Il legname utilizzato per la struttura in legno (tutte travi da 235 cm x 12 cm x 9 cm) era già in possesso del proprietario del terreno. Il problema è stato selezionare i pezzi utilizzabili fra i molti che erano marciti, essendo stati esposti per anni all’umidità e alla pioggia.

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Per quanto riguarda i vetri, circa la metà erano già in nella cantina del proprietario, mentre i rimanenti vengono da una vicina azienda di produzione e installazione di serramenti, dove erano stati destinati alla discarica. La cosa interessante è stata riuscire a disporli in modo tale da coprire tutta la superficie dovuta senza che rimanessero dei vuoti all’interno, come in un puzzle di cui non si sa in partenza se il completamento sarà possibile o meno.

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I tamponamenti delle due pareti laterali a sud–est e a nord–ovest sono realizzati in tavolato di abete intonacato internamente con 9 centimetri di terra–paglia (paglia imbevuta di fango). Gli oltre 20 mq della falda del tetto esposta a nord–est sono invece rivestiti con 40 cm di balle di paglia intonacate con tre mani di intonaco di terra, a sua volta impermeabilizzato con olio di lino cotto.

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Gli unici materiali acquistati sono le viti, gli altri elementi metallici di collegamento, parte del tavolato, le balle di paglia e l’olio di lino. La terra dell’intonaco, ovviamente, è stata ricavata dallo stesso luogo di costruzione, precisamente dall’interno della serra, quando sono stati scavati i gradini necessari ad ospitare i recipienti d’acqua.

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Aspetti costruttivi
Il neo architetto ha cercato di sviluppare un metodo costruttivo che consentisse la realizzazione della serra da parte di poche persone senza aiuto di macchinari. Questo era importante soprattutto per la parte più delicata del lavoro, ossia il montaggio del telaio strutturale. Si è scelto di preparare, fuori opera, dei telai bidimensionali da posizionare successivamente sui plinti (le pietre) già predisposti nel terreno.

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La semplice ma originale soluzione usata per le fondazioniha permesso al progettista ha permesso di regolare la quota dei telai in un secondo momento, senza che eventuali errori di posizionamento dei plinti sull’asse verticale avessero effetto sul risultato finale.

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