La vita domestica nel Kuren balinese tra materiali naturali e bioarchitettura

Bali non è solo l’attrazione turistica regina dell’arcipelago indonesiano, non è nemmeno solo l’isola dei verdi terrazzamenti di risaie che Elizabeth Gilbert descrive nel suo best seller Eat, pray, love. Essa è la patria della tipica domus balinese, il Kuren: un’aggregazione di edifici su un’area quadrangolare protetta da alte mura di recinzione, in cui convivono numerose famiglie che condividono rapporti di parentela, stili di vita e rituali religiosi.

VIVERE SUGLI ALBERI COME I KOROWAI

LA STRUTTURA E I MATERIALI DEL KUREN BALINESE

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Gli edifici del Kuren hanno struttura portante lignea e sorgono su fondazioni in pietra o mattoni, a differenza del resto delle costruzioni tipiche dell’isola che si ergono su palafitte. I pavimenti poggiano su una piattaforma litica, al fine di proteggere gli interni dall’umidità di risalita, che minaccia la conservazione dei cibi e porta con sé le zanzare veicolo di malaria. La struttura in legno è a travi e pilastri incastrati tra loro mediante i tradizionali nodi di carpenteria a tenone e mortasa oppure semplicemente legati. Il bambù è impiegato per la realizzazione della pareti leggere non portanti della costruzione. Le numerose aperture che caratterizzano gli edifici consentono all’aria di circolare liberamente negli ambienti interni, permettendo alla ventilazione naturale di attutire così il surriscaldamento estivo.

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I tipici tetti a falda in stile giavanese sono caratterizzati da pendenze considerevoli per proteggere le abitazioni dalle piogge monsoniche, per di più la presenza di grondaie ampie e sporgenti difendono gli interni dall’irraggiamento solare diretto. L’orditura lignea della copertura è rivestita di strati di paglia di riso, erba essiccata, foglie di cocco o di palma da zucchero.

GLI EDIFICI DEL KUREN

L’aggregato balinese racchiude lo stesso numero di edifici e della medesima tipologia e destinazione d’uso, a prescindere dalla classe sociale di appartenenza delle famiglie che vi abitano: la qualità artigianale dei componenti costruttivi e dei materiali impiegati e le dimensioni e la ricchezza del tempio sacro rappresentano l’unico discrimine che permettere di distinguere le diverse estrazioni sociali delle famiglie.

L’India ha esercitato la sua influenza su ogni aspetto della cultura balinese, compresa l’architettura: ciò che più colpisce è il forte potere che la vita religiosa esercita sull’orchestrazione degli spazi e la distribuzione dei volumi così come il senso di aggregazione che i rituali indù introducono nella piccola comunità familiare del Kuren.   

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Legenda:

  1. Tempio domestico.
  2. Padiglione-dormitorio. Struttura a otto pilastri che sorge su un alto basamento.
  3. Padiglione ovest. Laboratorio destinato a centro di aggregazione e dormitorio.
  4. Padiglione cerimoniale. 
  5. Padiglione degli ospiti.
  6. Granaio. Vi si conserva il riso.
  7. Cucina. È sempre situata a sud del complesso per l’associazione al Dio del fuoco.
  8. Cancello e muro, per proteggere il complesso dagli spiriti maligni.

Fonte | J. May, Architettura senza architetti, guida alle costruzioni spontanee di tutto il mondo, Rizzoli, 2010. 

Barbara Brunetti

Barbara Brunetti Architetto

Architetto e dottoranda in Restauro, viaggia tra la Puglia e la Romagna in bilico tra due passioni: la ricerca accademica e la libera professione. Nel tempo libero si dedica alla lettura, alla grafica 3d, e agli affetti più cari. Il suo sogno nel cassetto è costruire per sé una piccola casa green in cui vivere circondata dalla natura.

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