La storia dell’amianto e dell’Eternit

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L’amianto viene prodotto industrialmente a partire dalla fine dell’800. Nel 1907 nacque lo stabilimento Eternit di Casale Monferrato dove lavoravano 5.000 persone e che rappresentò il più grande stabilimento di manufatti in cemento–amianto d’Europa e che col suo nome identificò univocamente il materiale killer, fatto di cemento e amianto nato nel 1903, grazie al brevetto dell’austriaco Ludwig Hatschek, che avrebbe dovuto avere caratteristiche di durevolezza “eterna”.

Nel 1915 vengono messe in commercio le famose fioriere, nel 1933 fanno la loro comparsa le lastre ondulate, in seguito usate spesso per tetti e capannoni; inoltre sino alla fine degli anni ’70 il fibrocemento viene usato per i tubi nella costruzione degli acquedotti e diffusamente in scuole, ospedali, palestre, cinema oltre che in tutti i settori industriali.

Si cominciò con preoccupazione a parlare dei danni provocati dalla polvere di amianto generata dall’usura dei materiali prodotti in seguito alla segnalazione di un operaio di Casale chiamato Nicola Pondrano, ora presidente dell’associazione vittime dell’amianto.

A Casale le sottilissime e pericolosissime fibre di amianto erano diffuse per tutta la città grazie alle potenti pompe di riciclo dell’aria. Iniziarono, quindi, delle indagini epidemiologiche e nel 1981 ci fu una causa civile contro Eternit e Inail intentata da 80 operai che accertò, nei tre gradi di giudizio, la sussistenza di condizioni di rischio all’interno dello stabilimento.

Fu nel 1987, per la prima volta in Italia, che un sindaco, proprio quello di Casale Monferrato, proibì l’uso dell’amianto in tutto il territorio da lui amministrato e si oppose alla riapertura nell’impianto Eternit appena fallito: purtroppo però quello di Casale era il più antico ma non l’unico stabilimento italiano per non parlare degli stabilimenti negli stati europei dove molti nostri connazionali emigravano per cercare lavoro.

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Le statistiche calcolano che a causa dell’amianto muoiono ancora 3.000 persone l’anno in Italia, 3.500 nel Regno Unito e così via fino a contare gli oltre 20.000 casi di cancro del polmone e 10.000 casi di mesotelioma pleurico (una forma di cancro ai polmoni) distribuiti fra Paesi Scandinavi, Giappone, Nord America ed Australia. Purtroppo però il periodo di incubazione della malattia arriva fino a trent’anni le conseguenze si protrarranno almeno fino al 2060! La stima dei danni, o meglio dei morti, dovuti a questo materiale è praticamente impossibile: ancora oggi nel Monferrato ogni anno vengono registrati 50 nuovi casi di mesotelioma causato dall’inalazione di polveri cancerogene, senza contare poi gli arresti cardiaci conseguenza dell’asbestosi che non vengono computate tra le morti da amianto. Solo considerando il periodo 2009–2011, nel centro piemontese sono stati registrati 128 nuovi casi di persone ammalate.

A quasi 3 anni dall’inizio del dibattimento, partito il 6 aprile 2009, sono giunte le prime condanne.

OGGI DOVE SI LAVORA E COME VIENE UTILIZZATO L’AMIANTO?

Negli anni immediatamente successivi al 1977 – anno che ha fatto registrare il picco mondiale di produzione superiore a 4.500.000 tonnellate di amianto – la produzione di amianto si è dimezzata ed il suo consumo si è spostato man mano dai paesi industrializzati ai paesi in via di sviluppo.

La Cina (410.000 ton.) è di gran lunga il maggiore consumatore al mondo di amianto, seguito da Russia (di cui si stimano fino a 700.000 ton. prodotte e 450.000 consumate) che è il maggiore produttore, India, Kazakhstan (180.000 ton) , Brasile (170.000 ton. prodotte e addirittura 180.000 consumate), Indonesia, Thailandia, Vietnam, and Ucraina. Ad oggi però non si hanno dati certi.

Ogni varietà di amianto è oggi bandita in 52 paesi, in maggioranza in quelli che utilizzano metodi di industrializzazione obsoleti, cioè in meno di un terzo di tutti quelli che sono membri dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). Un numero maggiore di paesi aderenti all’OMS ancora impiega, importa ed esporta amianto e prodotti che contengono. Si deve constatare che la maggioranza della popolazione mondiale, nei paesi asiatici, dell’Europa orientale, dell’America Latina e dell’Africa, viva ancora in paesi dove si continua ad usare amianto con scarse misure di protezione.

Grave appare la posizione assunta dal Canada: esportando nei Paesi in via di sviluppo la quasi totalità dell’amianto estratto mette a repentaglio la salute di un ampio numero di lavoratori di quegli Stati. Ciò non può essere in alcun modo giustificabile, dal momento che si tratta di una Nazione dalla lunga tradizione democratica, liberale e civile: si tratta di una pessima dimostrazione della più brutale logica di profitto. Non è servita a nulla una grande mobilitazione interna avutasi in Canada: The Canadian Cancer Society, la Canadian Medical Association e la Canadian Public Health Association si sono opposte fortemente alla sfruttamento delle cave di amianto ed alla sua esportazione nei paesi in via di sviluppo.

Mariangela Martellotta

Mariangela Martellotta Architetto

Architetto pugliese. Prima di decidere di affacciarsi al nascente settore dell’Ecosostenibilità lavorava nel settore degli Appalti Pubblici. È expert consultant in bioarchitettura e progettazione partecipata. Opera nel settore della cantieristica. È membro della Federazione Speleologica Pugliese.

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