ShareWear: l'iniziativa per condividere i vestiti che non si indossano più

Vi piacerebbe acquistare capi di tendenza senza dover tirar fuori nemmeno un soldo? Se la risposta è sì questa iniziativa svedese fa al caso vostro! Sarà sufficiente prendere lo smartphone e inserire un semplice hashtag: #sharewearNo, non si tratta di uno dei soliti tag di cui sono ormai pieni i social network ma di un vero e proprio movimento che consente di condividere vestiti con perfetti sconosciuti.

condividere vestiti sul muro della gentilezza

Il progetto ShareWear

Lo slogan scelto per il lancio della campagna racchiude in sé il senso più profondo dell’iniziativa, ovvero ispirare le persone ad essere alla moda in maniera sostenibile: “Sharewear- Lo stile che i soldi non possono comprare”.

L’idea nasce dalla costatazione che ogni anno, in tutto il mondo, un milione di vestiti vengono gettati via; allora perché, anziché buttarli per liberarsi del superfluo, non si concede a questi indumenti una seconda chance, dando ad altri la possibilità di “potersene innamorare”?

Le istruzioni per condividere i vestiti

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La parola d’ordine del progetto è borrow cioè prendere in prestito; chiunque può indossare i capi che preferisce, ad un’unica condizione: “ricondividerli”.

“Acquistare gratuitamente” un abito è facile; basta cercare su Instagram l’hashtag #sharewear e vedere quali vestiti sono disponibili. Una volta scelto l’articolo bisogna essere veloci; il primo a commentare può prenderlo in prestito e…il gioco è fatto! Dopo una settimana è però necessario mettere il pezzo a disposizione di qualcun altro, condividere di nuovo la foto sul social network inserendo lo stesso tag e la propria posizione.

Le regole sono poche e semplici. ShareWear non si occupa del trasporto e non è responsabile dello stato dei capi; è perciò necessario sincerarsi di poter provvedere di persona all’acquisizione degli indumenti e si chiede agli utenti un’unica accortezza: consegnare l’articolo così come lo si è ricevuto ovvero pulito e integro.

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Per dare il via all’operazione, partita il 20 Gennaio 2016, è stata creata un’apposita collezione alla quale hanno contribuito alcuni dei più importanti marchi di moda svedesi. Tale linea rappresenta però solamente un input; chiunque infatti può aderire al movimento e condividere con altri i vestiti che non indossa più.

La procedura è la stessa: foto-hashtag-geolocalizzazione.

Ovviamente una volta messo in circolo il capo bisogna tenere presente che non tornerà indietro ma passerà nelle mani di quanti vorranno dargli una nuova vita; un’unica raccomandazione: quando sarà completamente usurato si prega cortesemente di lasciare ciò che resta in un cassonetto per il riciclo dei tessuti. 

Ideatori e partner di ShareWear

Il progetto è frutto della collaborazione tra VisitSweden e lo Swedish Institute, entrambi responsabili di creare interesse per la Svezia e promuovere la cultura svedese in tutto il mondo. Il primo è infatti il sito ufficiale per viaggi e turismo nella città scandinava; la seconda è un’agenzia pubblica: creata come supporto per il raggiungimento di obiettivi internazionali in materia di politica estera, educazione, aiuto internazionale e sviluppo, svolge attività che spaziano in campi quali cultura, ricerca, istruzione superiore, imprese, innovazione e democrazia.

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I brand che hanno contribuito con uno o più pezzi, sia di abbigliamento che di scarpe e accessori, alla collezione Sharewear sono Filippa K, Hope, House of Dagmar, NIKOLAJ d'ETOILES, Uniforms for the Dedicated, Weekday e Whyred. Attenti all’elevata qualità dei materiali e fautori dell’importanza di realizzare capi in grado di resistere al tempo ma soprattutto alle mode, questi marchi sono stati scelti in quanto rappresentanti di uno stile sostenibile, che cerca di minimizzare l’impatto ambientale dei propri prodotti.

La piattaforma svedese Democreativity

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Il progetto ShareWear fa parte di Democreativity, la piattaforma svedese che serve a creare e diffondere nuove idee, attirando i creativi di tutto il mondo. Il gioco di parole nel nome, Democracy+Creativity, vuole sottolineare la convinzione che la democrazia è la madre della creatività. Per far fiorire le idee sono infatti necessarie libertà ed uguaglianza e per essere creativi bisogna essere aperti a punti di vista differenti.

Nata nel 2014, la prima edizione era dedicata al mondo dei giochi mentre la seconda edizione si è concentrata sull’industria della moda. ShareWear, con la sua iniziativa per condividere abiti, centra perfettamente l’obiettivo dalla piattaforma.

La creatività del progetto premiato da Democreativity sta infatti nell’attribuire un significato tutto nuovo, e più profondo, a una tematica apparentemente effimera come la moda. Sta nel saper guardare in maniera diversa ciò che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, cogliendo gli aspetti positivi di una generazione sempre più “social ma meno sociale”. Sta nel farsi portavoce della necessità del rispetto dell’ambiente in un momento in cui la tutela delle risorse non può più essere considerata solamente un’opzione.

Sta nel racchiudere in un hashtag un messaggio ben preciso: “la moda non è qualcosa che esiste solo negli abiti. La moda è nel cielo, nella strada, la moda ha a che fare con le idee, il nostro modo di vivere, che cosa sta accadendo” (Coco Chanel).

  • crediti fotografie © ShareWear
Vanessa Tarquini

Vanessa Tarquini Ingegnere edile-architetto

Razionale e puntigliosa, ama la progettazione a 360° e si concede per hobby sporadici viaggi mentali. Salutista, pratica regolarmente yoga e sfrutta la sua passione per la corsa per ordinare le idee. Nel tempo libero si perde in escursioni tra le montagne abruzzesi. 

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