Quando la musica rispetta la natura: la band del riciclo creativo

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Scatulera, buatteria, mazzimba, bongattoli ovvero quando gli oggetti di uso quotidiano fanno musica: è questa la scelta di Capone & Bungt Bangt, band napoletana “nata dalla nobile idea del riciclo creativo”, come orgogliosamente affermano nel loro sito. Il progetto si concretizza nel 1999, quando il gruppo decide di esibirsi prevalentemente con strumenti musicalinati da oggetti di recupero: sul loro sito è possibile ascoltare

il suono di ogni strumento e trovare le istruzioni per costruirlo.

Da sempre impegnati a difesa della legalità, innamorati della loro travagliata terra da cui traggono forza ed ispirazione, Capone & Bungt Bangt sono portatori di un messaggio molto importante: la musica può essere veicolo di promozione per uno stile di vita ecosostenibile, in cui valori fondamentali sono il rispetto per la natura ed il superamento di barriere di ogni tipo. Il loro ultimo successo è stato realizzato utilizzando i seguenti strumenti: il Tubolophon, creato con pezzi di grondaia tagliati per riprodurre le diverse note, sostituisce il basso; la Mazzimba, una marimba fatta con pezzi di battiscopa, sostituisce le tastiere; la Scopa Elettrica, una comune scopa con un elastico da sarta come corda, prende il posto della chitarra; la Buatteria, formata da recipienti di vari materiali, è la batteria.

Ho avuto la possibilità di fare qualche domanda a Maurizio Capone, frontman della band nonché compositore e polistrumentista.

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Da dove nasce questa tua sensibilità nei confronti dell’ambiente?
Maurizio Capone: La mia sensibilità per l’ambiente è un’emozione molto intima ed antica. E’ legata alle prime esperienze della mia infanzia, quando il mio desiderio più forte era sentirmi parte della Natura, un animale tra gli animali. Quando con la fantasia riuscivo a trasformare un aiuola in un angolo di giungla. Non ha molto di razionale.

Da dove trai l’ispirazione per costruire i tuoi strumenti?
M.C.: Il mio strumento guida è la percussione, ho sviluppato una sensibilità per la ricerca del suono nelle cose che mi aiuta tantissimo. Riesco ad intuire con una certa faciltà come far suonare oggetti comuni e quindi anche i prodotti di scarto. Sento di voler contribuire ad una nuova visione del mondo e della musica, per questo creo degli strumenti che non esistono nel panorama convenzionale. Gli stimoli sono fortissimi: la ricerca di nuove sonorità, la lotta al concetto di “usa e getta”, il desiderio di dimostrare che la musica è di tutti e si può fare con poco. Ho sempre oggetti in attesa di essere trasformati in strumenti musicali...li metto nel mio studio a decantare finche non scatta la scintilla e trovo la soluzione.

Sei molto legato alle tue radici: è difficile fare arte a Napoli? E parlare di sostenibilità, riciclo, recupero?
M.C.: Si, sono legato alle mie radici come sono legato al futuro. Napoli è uno dei pochi posti al mondo dove la tradizione si contamina sistematicamente con nuovi input. Questa è la nostra grande forza. In questo periodo storico però sembra che tutti se ne siano dimenticati e così è diventato più difficile rendere ben visibili i progetti di grande qualità che si fanno. Noi siamo la prima band di musica moderna che suona esclusivamente strumenti fatti con materiali riciclati e questa caratteristica di alto valore musicale e di contenuto è figlia della creatività napoletana che ancora una volta dimostra di essere un’avanguardia a livello internazionale. Oggi si cominciano a vedere molti gruppi che sperimentano questo modo di far musica, ma nel ’99, quando nascemmo, non ce ne erano affatto e la parola ecologia sembrava un argomento d’elite. Dopo la crisi rifiuti ed il degrado generale dell’ambiente è diventato più semplice parlarne, è un argomento che interessa perchè il problema è sentito. Vorrei anche sottolineare che gli strumenti che costruisco oltre ad aiutare l’ambiente sono anche estremamente economici, spesso del tutto gratuiti, e questo è sicuramente un’altra caratteristica molto vicina alle problematiche della società odierna. Tutto questo fa si che mi venga spesso chiesto di tenere workshop, seminari, partecipare a convegni, entrare in scuole, università, conservatori, carceri per condividere questa filosofia che attraverso la musica tocca tantissimi aspetti della vita umana.

Cosa pensi del problema dello smaltimento dei rifiuti?
M.C.: La prima cosa che penso è che produciamo troppi rifiuti, che dietro questa produzione ci sono forti interessi che remano contro lo sviluppo di tecniche che abbattano l’impatto. Bisogna capire che i nostri rifiuti sono molto difficili da smaltire, non sono ecocompatibili e quindi non si decompongono in modo naturale ritornando parte dell’ambiente. Perciò la mia filosofia è legata al riuso. Suggerisco comportamenti che evitino di creare spazzatura, anche se si fa la differenziata si impatta sull’ambiente. Bisogna assolutamente ridurre anche il riciclaggio dei rifiuti: un oggetto che finisce nella pattumiera comincia un viaggio che in ogni caso implica dei consumi, degli scarichi quindi inquinamento. La soluzione è complessa, lo so perfettamente, però da piccoli gesti possiamo lentamente trasformare i comportamenti e quindi contribuire alla trasformazione della società.

Come sottolineato nel Manifesto sull’EcoMusic pubblicato sul tuo blog, ”La Musica è anche una disciplina pedagogica ed educativa in genere”: in che modo secondo te è possibile trasmettere il concetto di rispetto dell’ambiente alle giovani generazioni?
M.C.: Per me non è difficile, perchè da musicista aperto ed accogliente mi esprimo in maniera diretta. Non utilizzo sermoni o argomenti drammatici perchè la musica colpisce direttamente l’anima. Se suono uno strumento fatto con la spazzatura non ho bisogno di dire altro, il messaggio è così evidente che tutti possono capirlo e trarne le giuste conclusioni. In più quando parlo alle nuove generazioni vedo che l’argomento è sentito. In realtà quello che penso è che il vero problema siano gli adulti. In ogni caso la musica ha sempre contribuito all’evoluzione ed ora che il problema è il rispetto dell’ambiente non fa eccezione.

Sei spesso coinvolto in manifestazioni di sensibilizzazione nei confronti dell’ambiente e lotta alle mafie alle quali partecipano tanti giovani: come vedi questa generazione che, credo ingiustamente, viene descritta come troppo selettiva nella ricerca del lavoro?
M.C.: Intendi dire che i ragazzi sono troppo “choosy”? Eventualmente lo fossero ciò sarebbe dovuto all’educazione che gli è stata data. Ma a me non sembrano tanto selettivi, vedo tanti ragazzi che si impegnano e che sentono l’incertezza del loro futuro. Se vogliamo rimanere “ecologici” dobbiamo comprendere che nulla è definitivo, ed i cambiamenti sono quasi sempre imprevedibili, quindi bisogna essere elastici. Questa è la qualità umana che ci ha permesso di arrivare fin qui. Devo fare una breve analisi storica della quale sono testimone: le generazioni degli anni ’70 sono state annientate con l’eroina ed il terrorismo, negli ’80 i paninari, l’effimero ha cominciato a svilupparsi e l’apoteosi è stata la diffusioni dei reality che fanno credere ai ragazzi che si può aver successo senza sapere fare niente. Però questi insegnamenti sbagliati sono stati dati degli adulti, quindi i ragazzi ne sono solo le vittime. In più negli anni scorsi comunque è rimasto vivo il senso di giustizia, i ragazzi hanno fatto un sacco di attività, manifestazioni, come il G8 di Genova, ma il potere mediatico ha criminalizzato le proteste e la gran parte degli italiani non si sono indignati...come vedi il problema sono sempre gli adulti e non i ragazzi!

Qual è la tua opinione su quanto si sta facendo in Italia in termini di sostenibilità?
M.C.: L’Italia è lenta e non riesco mai a capire se le cose che avvengono sono per reale voglia di migliorare o per interessi commerciali. Per esempio in Puglia ci sono pale eoliche ovunque. L’effetto che mi fanno non è molto naturale, intere pianure e colline costellate di questi mulini mi suscitano dubbi. Forse bisogna adottare tecniche miste per cercare di non impattare in maniera così pesante. Se poi vogliamo valutare quello che le istituzioni fanno, non sono per niente soddisfatto. C’è troppa sottomissione alle attività commerciali, prendono sempre il sopravvento sulle buone pratiche. Mi piacerebbe che le associazioni, vero paladini dell’ambiente, avessero più peso e fossero più ascoltate da chi poi dovrebbe fare leggi a tutela della salute dei cittadini. C’è una cosa che voglio sottolineare con forza ed è la tragedia della “Terra dei Fuochi”, un territorio tra Napoli e Caserta dove avvengono decine di roghi tossici al giorno e dove lo stato non è capace di organizzare una battaglia drastica mentre le popolazioni del luogo si ammalano nell’indifferenza del resto della regione e dell’Italia intera. Una tragedia incredibile che incredibilmente continua!

Cosa ritieni debba essere ancora fatto per sensibilizzare l’opinione pubblica su questi temi?
M.C.: In genere secondo me bisogna smuovere gli animi e questo si fa attraverso le emozioni. Perciò dico sempre che bisogna comunicare con i sentimenti. Coinvolgere le persone dovrebbe essere la strategia degli uomini del nuovo millennio, smetterla con le copertine patinate a favore di messaggi sinceri che tocchino il cuore. Ma mi rendo conto che questo può farlo solo chi è limpido e non ha nulla da nascondere. Per questo mi ripeto e dico che bisogna dare più spazio a chi fa attività sul territorio, alle associazioni. Non dobbiamo aspettarci che i poteri forti agiscano in questo senso, ma noi siamo in tanti e se cominciamo ad unirci, ad essere presenti, l’ago della bilancia potrebbe spostarsi e certi messaggi potrebbero diventare più visibili. Un’altro cambiamento deve essere che bisogna tornare per le strade, non basta fare clic su Facebook per aderire a delle attività, bisogna esserci fisicamente. Credo che abbiamo gli strumenti per fare tutto questo, ma ora bisogna farlo.







Maria Leone

Maria Leone Architetto

Vive e lavora a Napoli, dove si interessa di progettazione e grafica, collaborando con siti del settore. Assieme a tre colleghe ha costituito un’associazione culturale per promuovere la cultura d’architettura. Sogna di imparare a cucinare, per la gioia del marito, figlia e cane!

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