L'arte di ritagliare gli alberi nella carta

Materiali cartacei di scarto, sensibilità per il riutilizzo di oggetti di uso ordinario ed un paio di forbici: con questi strumenti Yūken Teruya trasforma rifiuti di carta della vita quotidiana in suggestive opere d’arte.

ARTE VEGANA: FRUTTA E VERDURA SU TELA

In copertina: "Notice-Forest", Yūken Teruya

LA MODALITÀ DI REALIZZAZIONE DELLE OPERE

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Il concetto-guida di tale catarsi: ritagliare la carta (sacchetti della spesa, vecchi giornali e rotoli di carta igienica) in modo da ricavare una forma, realizzando le sole bucature necessarie a farne emergere la figura; il soggetto: un elemento vegetale, quasi sempre un albero; il risultato: la creazione, con minuzia artigianale, di incantevoli architetture di carta che rivelano al di là della raffinatezza formale profondi significati legati a riflessioni concernenti globalizzazione, ambiente e green economy.

GLI ALBERI INTAGLIATI NEI SACCHETTI

 “Notice-Forest”, 1999-2015 “Notice-Forest”, 1999-2015

L’eco-artista giapponese ricava sculture arboree all’interno di una serie di buste usa e getta riconducibili al mondo della grande distribuzione o delle griffe di moda. Il bonsai viene ritagliato nella sua interezza da un lato della shopping bag, da cui non viene rimosso; la figura viene poi ripiegata all’interno del sacchetto e infine è raccolta sul lato opposto facendo aderire con un filo di colla base del tronco e busta. Ne deriva un inatteso sistema di piccole foreste incantate, eterei paradisi mozzafiato in cui si miscelano perfezione, drammaticità e leggerezza.

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Il frastagliato sistema di bucature che risulta sul lato superiore della busta da questa complessa operazione di sottrazione contribuisce al valore estetico complessivo dell’opera, perché lasciando filtrare la luce simula l’effetto di sottili raggi di sole penetranti attraverso il cielo nuvoloso, a dimostrazione della pari importanza dei pieni e dei vuoti nella costruzione dell’immagine finale.

Essendo inoltre ricavato da un prodotto seriale senza che avvenga un distacco completo dal supporto cartaceo di cui è appendice, l’albero implica la necessità di un confronto fra i mondi artificiale-naturale.

L’infinita varietà morfologica dell’albero è in aperta opposizione a omologazione delle grandi marche internazionali, globalizzazione e serialità del mondo della produzione; ogni elemento della poetica di Teruya è infatti un oggetto unico, modellato come copia di un soggetto del mondo organico realmente esistente che egli ha visto durante la sua vita.

Tale contrasto è evidente anche nell’opera del 2010 “Green Economy”, in cui l’artista ritaglia mazzette di banconote a forma di albero, in polemica con perdita di valori, consumismo e depauperamento delle risorse.

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L’apparente fragilità dell’organismo vivente all’interno della busta cela la reale forza vitale dello stesso che sorregge con i propri rami l’involucro da cui trae origine fungendogli da sostegno come un axis mundi, l’albero cosmico che veniva ritenuto pilastro del cielo grazie alla sua fronda.

Attribuire all’albero in queste collezioni il significato di forza, riferimento e differenziazione allinea quindi l’orientamento di Teruya a innumerevoli interpretazioni cui questa immagine archetipica universale si è prestata nel tempo, dai biblici alberi della Conoscenza e della Vita, passando per le opere di Leonardo, Dürer e Mondrian, fino ad arrivare ai giorni d’oggi con il simbolo del Padiglione Italia di Expo Milano 2015.

I RITAGLI NEI QUOTIDIANI 

 “Minding my own business”, del 2011 e del triennio 2013-2015 “Minding my own business”, del 2011 e del triennio 2013-2015

Le due serie raccolte sotto il titolo "Minding my own business" sono risposte eco-poetiche dell’autore rispettivamente agli articoli su danni a persone, a città e all’impianto nucleare di Fukushima causati dallo tsunami che colpì il Giappone l’11 marzo 2011 di cui egli è stato testimone e a quelli del New York Times su argomenti dalla droga alla guerra.

Nelle due collezioni Teruya ritaglia le prime pagine di giornali in modo da simulare la crescita di germogli direttamente dal supporto cartaceo come messaggio concreto di un nuovo avvio positivo in relazione al verificarsi degli eventi negativi trattati dalle testate giornalistiche.

Per vari aspetti l’opera di Teruya converge con le visioni del corpus culturale giapponese: infatti l’albero è simbolo di spiritualità, sede di una propria anima e di divinità dei boschi -kami- e come tale va rispettato e salvaguardato (si pensi per es. alla figura protettiva dell’albero-madre dei kodama dei film di Miyazaki); bellezza, la cui fragilità è oggetto di riflessione durante l'hanami, il festival che vede protagonisti i ciliegi giapponesi -sakura- in fiore; speranza, fertilità e vita, il cui ciclico processo di trasformazione da germoglio ad albero trova un parallelo nella ciclica successione di riedificazioni del tempio shintoista.

Il ritaglio inoltre viene effettuato ponendo attenzione anche ad intessere un dialogo fra l’immagine iniziale ed il risultato finale da essa ricavato. Esemplare sotto questo aspetto la serie dei quotidiani americani.

28 dicembre 2011: boom di stupri in Somalia; un’immagine ritrae una vittima di violenza che si nasconde il viso. Yūken Teruya ne oscura l’identità ritagliando fiori dalla superficie della foto. Il varco in tal modo creato sulla sorgente cartacea forma attorno alla figura un’aura tipica dell’iconografia dei santi, amplificando la risonanza dell’immagine di partenza.

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11 giugno 2012: è una risposta alle uccisioni legate al commercio della droga in Messico. Ponendo in simbiosi uomo e natura, l’artista fa nascere un germoglio dalla foto del sangue di una delle vittime, simboleggiando l’avvio di una nuova vita. Dall’albero che idealmente ne scaturirà, qualora lacerato, secondo una tradizione giapponese, sgorgherà sangue da cui avrà avvio un nuovo germoglio in un ininterrotto flusso vitale.

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La testata è sfondo immobile perché testimone delle esperienze del passato, il crescente albero invece è colto in un momento della sua continua evoluzione, rappresentando emozioni, aspirazioni e opinioni personali che l’artista imprime sulla prima pagina. Due tempi, due ruoli.

I ROTOLI DI CARTA IGIENICA 

 “Rain Forest”, 2005-2010; “Corner Forest”, 2003-2009 “Rain Forest”, 2005-2010; “Corner Forest”, 2003-2009

Parallelamente alle sculture nei rotoli di carta igienica create fra il 2009 e il 2012 da Anastassia Elias (“Rouleaux”), Teruya riconosce un valore inespresso a oggetti insignificanti e dà loro una nuova e inaspettata vita trasformandoli in pregevoli opere d’arte.

Da una catena di rotoli pendente dal soffitto o fissata ad una parete l’artista fa infatti spuntare rami, dimostrando che è possibile creare foreste di carta anche dai materiali di uso più comune.

CONTESTO INTERNAZIONALE, ATTUALITÀ E RISPETTO DELLA TRADIZIONE 

L’opera di Yūken Teruya è frutto della confluenza fra la conoscenza delle culture, l’attenzione al contesto storico-artistico con cui egli è a contatto (l’artista è nato nell’isola di Okinawa, ha studiato a Tokyo e a New York, città presso la quale ha sede il suo studio ed espone i suoi oggetti in tutto il mondo, da Berlino a Hiroshima a Santa Monica) e la continuità con le antiche tecniche della sua terra d’origine.

Antiche tecniche che sono legate inscindibilmente all’arte della produzione della carta e in particolare del ritaglio.

La manifattura della carta, incentivata e giustificata in passato dalla richiesta crescente di copie di testi in relazione alla diffusione del buddismo, ha raggiunto in Giappone livelli di perizia, maestria e cura del dettaglio tali da valere il riconoscimento nel 2014 di Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO per l’artigianato della carta washi.

In particolare, l’arte del ritaglio si è diffusa in tutto il mondo a partire da Cina e Giappone evolvendosi in diverse tecniche che fanno uso di papercutting, dall’origami alla silhouette e coinvolgendo nel tempo non solo la cultura popolare ma anche personaggi come Hans Christian Andersen e Matisse.

Oggi l’opera di un notevole numero di artisti del panorama internazionale si pone in continuità con la tradizione psaligrafica di Yūken Teruya e non solo nei suoi lavori si possono trovare alberi ritagliati dalla carta che assumono significati differenti a seconda delle opere (ad es. “Fall” di Peter Callesen, in foto).

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Silvia Gioja

Silvia Gioja Ingegnere edile-architetto

Ingegnere edile-architetto per un irrisorio ed irrisolto dubbio, tale duplice natura ne ha fatto un equilibrista fra estro e rigore scientifico. Poliedrica ed eclettica, è sempre alla ricerca di nuovi sogni, idee e viaggi. Quando non è alle prese con matite e calcoli, si divide fra kayak, trekking e cucina vegan.

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