Il Verde Verticale: archetipi, evoluzioni e recenti sperimentazioni

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È vero che il Verde Verticale è uno dei temi più discussi ed in espansione del ventesimo secolo, ma è certamente sbagliato supporre sia un’invenzione recente o, semplicemente, un vanitoso e dispendioso capriccio architettonico. Il volume il Nuovo Verde Verticale, curato da Edoardo Bited edito da Wolters Kluwer, ne ripercorre le origini e gli archetipi fino a approfondire alcuni prototipi industriali e recenti sperimentazioni. Come utile guida operativa, evidenzia le varie tecnologie esistenti sul mercato e moltissimi progetti internazionali, delineando le principali linee progettuali per una corretta realizzazione e manutenzione.

In alto: a sinistra, una turf house; a destra, un edificio ricoperto da rampicanti.

LE ORIGINI, L’EVOLUZIONE E I PADRI DEI GIARDINI VERTICALI
La prassi edificatoria ha, infatti, imitato e forzato la naturale predisposizione di crescita delle piante su superfici verticali, nel tentativo di ottenere giardini urbani ed ambienti sostenibili. Compensazione ambientale – della cementificazione e della speculazione edilizia – che affonda le radici nella turf house islandesee nella long house vichinga. Per una corretta progettazione moderna necessita regole, conoscenze botaniche e studi approfonditi di tutte le componenti funzionali del sistema.

RIVESTIMENTI VEGETALI, CHIUSURE VERTICALI E MURI VEGETALI
L’autore suddivide e analizza separatamente i rivestimenti vegetali o green façade e le chiusure verticali vegetate, di cui fanno parte, ma come categoria a se stante, i muri vegetali.

Le differenze tecnologiche e concettuali derivano dal fatto che i primi sono, come ogni altra componente edilizia, semplice fodera della parete verticale.
Le chiusure vegetali o living wall, quali derivazioni tipologiche delle coperture a verde, prevedono, invece, che l’elemento vegetale sia una componente integrativa ed indispensabile dell’intero manufatto architettonico.

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In alto: Urbanarbolismo, Jardin vertical, Ibiza 2011

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VARIE TIPOLOGIE, CASI STUDIO E COSTI
Velocità di crescita, densità e spessore del manto sono solo alcuni dei fattori da valutare in fase progettuale, in modo che la parte vegetale ben si integri con il fabbricato, ipotizzando e garantendo la resa formale con costi non troppo esosi e soprattutto a lungo termine. Il libro fornisce, dunque, un dettagliato inquadramento tecnologico ed architettonico e, in particolare, descrizioni, costi e una selezione di progetti e sperimentazioni, come applicazioni delle tecnologie descritte.

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In alto: a sinistra, SuperLimão Studio e Campana Brothers, San Paolo (Brasile) 2011; a destra, Nieto Sobejano Arquitectos, Ampliamento del Museo de San Telmo. San Sebastián, 2011

Sistemi modulari, in opera, indoor e outdoor
Dalla collocazione manuale di piante subtropicali in sacche di feltro – tecnica del Muro vegetale– si passa a pannelli di substrato pre–coltivati o vegetati in cantiere, con soluzioni per indoor o per facciate esterne. La casistica di applicazione è davvero ampia e necessita, ovviamente, diverse scelte progettuali e una stretta interdisciplinarità tra l’industria delle costruzioni e quella vegetale.

Malfunzionamenti, criticità e scarsa sostenibilità
Come per una qualsiasi opera architettonica, anche per le pareti verdi l’onestà progettuale impone una corretta analisi di tutti i fattori estetici e tecnologici (prestazionali, formali, tecnici...). Sono questi, assieme al disegno architettonico, a sancire il successo e la sostenibilità degli interventi vegetali in condizioni così estreme. Una scorretta selezione botanica, sottodimensionamenti o malfunzionamenti impiantistici non solo comportano il decesso della vegetazione, ma mostrano, in maniera inclemente, tutti i sottosistemi tecnologici e la negligenza del progettista/esecutore.

L’autore
Edoardo Bit è architetto e ricercatore freelance. Il Nuovo Verde Verticale, edito da Wolters Kluwer è frutto della tesi di dottorato di ricerca in Tecnologia dell’Architettura svolta presso l’Università di Ferrara. I suoi ambiti di ricerca riguardano: sistemi d’integrazione fra vegetazione naturale e chiusure edilizie, architettura eco–sostenibile, innovazione tecnologica per l’involucro edilizio. Socio e consigliere di AIVEP (Associazione Italiana Verde Pensile), è stato, per la stessa associazione, coordinatore nazionale del “GLVV – Gruppo di Lavoro Verde Verticale”.

Scheda tecnica del libro
Titolo: Il nuovo verde verticale, Tecniche, progetti, linee guida
Formato: 16x24 cm
Editore: Wolters Kluwer Italia
Edizione: 2012
Pagine: 455
Autori: Edoardo Bit
ISBN: 978–88–6750019–2

Indice
Prefazione
Capitolo 1 Verde Verticale fra tradizione e invenzioni della contemporaneità
Capitolo 2 I rivestimenti vegetali
Capitolo 3 Criteri di selezione delle piante
Capitolo 4 Le chiusure verticali vegetate
Capitolo 5 Elementi d’innovazione relativi alla pratica della verticalizzazione vegetale
Capitolo 6 Conclusioni
Normativa tecnica e legislazione
Bibliografia e sitografia
Fonti iconografiche
Indice analitico
Indice dei nomi

Estratto
Gli elementi archetipici di quello che può essere definito come Verde Verticale moderno sono sostanzialmente di due tipi, ed entrambi di lunga derivazione. Essi sono il rivestimento a verde classico e la tecnologia del terrazzamento: la loro evoluzione ha permesso l’approdo alle forme odierne di Verde Verticale; quelle che oggigiorno animano sperimentazione architettonica e mercato edilizio.

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Elisa Stellacci

Elisa Stellacci Architetto

Di origine barese e studi ferraresi, si occupa di architettura e grafica a Berlino. Lavora in uno studio di paesaggio, adora le ombre, concertini indie-rock e illustrazioni per bimbi. Volubile e curiosa, si perde nei dettagli e divide non equamente il tempo tra lavoro, amici e passioni.

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