Tecniche per la realizzazione delle facciate verdi parte 3. Il muro vegetale

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Spesso gli edifici hanno facciate progettate come se fossero dei veri e propri giardini. Di conseguenza piantumate, innaffiate e potate. Le tre tecniche più utilizzate per la realizzazione di questo tipo di facciate sono la “green facade”, i “living walls” e i “muri vegetali”. Analizziamo nel dettaglio una di queste tecniche: i muri vegetali.I muri vegetali, insieme ai “living walls” o chiusure vegetate, rappresentano le tecniche più difficili da realizzare. Al contrario della tecnica “green facade” infatti, non sono costituite semplicemente da una struttura giustapposta alla parete che fa da sostegno alle specie rampicanti, ma sono parte integrante della facciata stessa, che non esisterebbe senza la componente verde. Possiamo dire che il primo a realizzare un muro vegetale è stato Patrick Blanc.

CARATTERISTICHE TECNICHE DEI MURI VEGETALI

La tecnica del muro vegetale, seppur simile a quella delle chiusure vegetate, è caratterizzata da una minor industrializzazione. I muri vegetali infatti hanno un aspetto molto più naturale delle chiusure vegetate, caratterizzate da una evidente modularità. Il substrato d’impianto consiste in un duplice strato di feltro sintetico e le piante sono collocate manualmente, una ad una, dall’operatore che le inserisce in apposite tasche ricavate nello spessore fra i due tessuti. Non viene utilizzato alcun tipo di struttura modulare o tecnica di prevegetazione.
Le specie vegetali così impiantate necessitano di impianti di fertirrigazione automatica.

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LE SPECIE VEGETALI

Varie possono essere le specie vegetali che trovano sede in un muro vegetale, possiamo dire anzi che più essenze diverse saranno piantumate e più la parete assumerà un effetto naturale, come in un vero e proprio giardino. Le diverse essenze possono essere infatti disposte in modo da formare particolari disegni o effetti cromatici sulla parete. Non ci sono particolari vincoli nella scelta delle specie vegetali, non sono necessari rampicanti in quanto le piante sono disposte a vari livelli e in vari punti della parete.
Da precisare però che un muro vegetale, non essendo prevegetato, richiede di un certo lasso di tempo per la crescita delle piante che vi trovano sede, come in un vero giardino appunto.

ALCUNI ESEMPI

Da citare soprattutto le realizzazioni di Patrick Blanc, colui che ha dato il via a questa tecnica. Le sue opere sono innumerevoli e situate in ogni parte del mondo. Citiamo tra le tante alcune delle più recenti.

La DrewSchool a SanFrancisco, realizzata nel 2011, è caratterizzata da una rigogliosa parete verde che incornicia ingressi e aperture in vetro.

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La Dussmann das Kulturkaufhaus a Berlino, inaugurata nel 2012, sfoggia al suo interno tre pareti verde di altezza notevole, pari all’altezza totale dell’edificio, e caratterizzate da innumerevoli specie vegetali differenti.

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Citiamo ancora la cosiddetta Oasis D’Aboukir, sita in Rue d’Aboukir a Parigi e realizzata nel 2013. Si tratta di un installazione di una facciata verde su un palazzo esistente, in corrispondenza di una facciata cieca, un’opera di riqualificazione che lo stesso Blanc definisce, per le innumerevoli specie utilizzate, Inno alla Biodiversità.

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L’ESEMPIO ITALIANO: IL MURO VEGETALE PIU’ GRANDE D’EUROPA

Progettata dall’Architetto Francesco Bollani, l’immensa parete verde che copre 1250mq di superficie è stata inaugurata nel 2012 ed è sita nel centro commerciale il Fiordaliso di Rozzano, alle porte di Milano. La parete ospita ben 44mila piante di 200 specie diverse. L’architetto Bollani descrive così l’opera: “Prima di tutto abbiamo escluso subito il sistema delle “tasche” utilizzato anche al Café Trussardi da Blanc: non si adattava al nostro caso. Abbiamo dunque optato per delle cassette metalliche, leggere, resistenti all’acqua e in grado di facilitare la manutenzione. Ne abbiamo utilizzate 11mila. Come “terriccio” per far crescere al meglio le piante in una posizione verticale, abbiamo utilizzato lo sfagno cileno, una fibra che non marcisce anche se a contatto continuo con l’acqua. Le piante vivono su questo tipo di muschio facendo crescere le radici senza contatto con la terra. Abbiamo sperimentato l’intera parete per un anno prima di comporla in loco, per verificare la corretta crescita delle varie specie vegetali”.

Giulia Azzini

Giulia Azzini Ingegnere

Appassionata di architettura sostenibile, le piace scrivere e coniuga qui le due cose. Tra un buon libro e un’escursione in montagna si tiene sempre aggiornata. Ama reinventare la propria casa e quella di familiari o amici.

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