Strutture modulari e sostenibili: il Koby cottage

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L’architettura come progettazione di edifici e non come semplice realizzazione di macchine tecnologicamente efficienti: questo lo spirito dei Garrison Architects, studio statunitense che ha orientato la propria filosofia su una visione della sostenibilità che non ponga al centro la prestazionalità del prodotto a qualunque costo ma l’atteggiamento di consapevolezza ambientale che guida le scelte. Si ottengono così edifici realizzati in materiali locali, la cui produzione abbia un ridotto impatto ambientale ma garantisca comunque una resistenza nel tempo, autosufficienza in termini energetici, idrici e per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, un’attenzione particolare al tema del clima che consenta lo sfruttamento passivo dell’energia solare e, in molti casi, la scelta di utilizzare strutture modulari che riducono i tempi di realizzazione e facilitano la manutenzione nel corso degli anni.

IL PROGETTO

In questo senso è possibile osservare il Koby Cottage, un edificio pensato per alloggiare, durante le visite periodiche, le famiglie dei ragazzi ospitati presso la Starr Commonwealth, organizzazione senza scopo di lucro che offre programmi di consulenza ad adolescenti in difficoltà.
La sua posizione, isolata e immersa nella natura, permette di ritrovare una complicità domestica nonostante il periodo di permanenza spesso ridotto, ma diventa anche uno stimolo per i progettisti per una riflessione ulteriore sul tema del rapporto con il contesto in cui inserire la propria architettura.

L’edificio si posiziona nell’area sollevato dal terreno con cui entra in contatto solo tramite alcuni setti in cemento e con un blocco centrale parzialmente ipogeo, anch’esso in cemento, che, oltre ad essere elemento cardine a livello strutturale, racchiude un ambiente utilizzabile per attività musicali o ludiche dai ragazzi. Le due linee diagonali su cui si costruisce il piano abitazione consentono una buona suddivisione degli spazia garanzia della privacy e del corretto soleggiamento di tutti gli spazi. Nell’intersezione è posizionata la zona pranzo, luogo di incontro e di scambio sia tra le persone ospitate ma anche di interazione con il lago e la natura circostante che, grazie all’alternarsi di serramenti e parti opache studiato sapientemente, sembrano quasi entrare nell’edificio e mettono in relazione diretta l’esterno con l’interno.

IL SISTEMA MODULARE

Per la realizzazione dell’edificio è stato utilizzato il sistema modulare KFS (Kullman Frame System) basato su strutture verticali e orizzontali in acciaio, giuntate esclusivamente alle estremità, che diventano quindi fondamentali per la distribuzione dei carichi. Questo consente di collocare aperture e serramenti senza dover tenere conto dello sforzo di taglio. A ridotti punti di saldatura corrispondono comunque dimensioni contenute delle strutture portanti e una forte rigidità che ha consentito lo sbalzo che pare proiettare l’edificio verso il lago.

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Questo sistema costruttivo ha permesso inoltre di realizzare la parte fuori terra dell’edificio in stabilimento per trasportarla poi in cantiere e assemblarla alle strutture in cemento che ne costituiscono il sistema di fondazione, riducendo in maniera netta tempi e costi di realizzazione.

Ester Dedè

Ester Dedè Architetto

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