La rinascita del rifugio distrutto dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale

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A 1.750 metri sopra il livello del mare in località Pian Vadà, nel Parco Nazionale ValGrande (Provincia di Verbano–Cusio–Ossola) sorgeva un bivacco alpino costruito dal CAI tra il 1887 e il 1889 e purtroppo distrutto dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Sulle macerie dell’edificio esistente nel 2008 viene riedificato il rifugio, situato lungo le linee fortificate Cadorna, come luogo di riposo sul sentiero che porta al Monte Zeda a 2.156 metri di altitudine.

I rifugi alpini intaliani come modello internazionale

Per la ricostruzione del rifugio i progettisti dello studio AreArchitettura (Luciano Uccelli, Carlo Ghisolfi, Giancarlo Paolino) hanno orientato le proprie scelte in due direzioni: da un lato il desiderio di integrarsi in un paesaggio incontaminato e quindi scegliere una tipologia edilizia consolidata nelle costruzioni dell’arco alpino per familiarizzare con il contesto, dall’altro la necessità di realizzare un intervento che minimizzasse al massimo l’uso dell’energia grigia.

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Distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale, il nuovo edifico si sviluppa su due livelli ed è formato da un unico volume semplice a base rettangolare sormontato da una copertura a doppio spiovente. Il piano terra è costituito da un unico locale dominato dalla presenza di una stufa a legna. Attraverso una scala interna si accede al primo piano composto anch’esso da un unico ambiente.
Il fronte Nord risulta privo di aperture verso l’esterno, mentre gli altri prospetti dispongono di alcune finestre disposte strategicamente per sfruttare al meglio l’esposizione solare.

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Nonostante la semplicità delle forme e l’utilizzo di materiali tradizionali è nei dettagli che si può apprezzare la contemporaneità dell’intervento. Il rifugio, infatti, esternamente è rivestito in legno secondo due modalità differenti: al piano terra gli elementi sono stati disposti in maniera compatta e complanare, mentre al primo piano i listelli sono stati messi in opera leggermente inclinati.

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Al fine di realizzare un cantiere che rispettasse il delicato equilibrio ambientale e superasse le difficoltà di approvvigionamento dei materiali è stata scelta la modalità di fabbricazione leggera. In questo modo è stato possibile controllare ogni passaggio dell’edificazione ottimizzando i tempi dell’intervento.

Chiara Nicora

Chiara Nicora Architetto

Architetto interessato ad approfondire i temi legati alla riqualificazione del costruito, progetta case e allestimenti temporanei. Affascinata dal mondo dell'arte in tutte le sue molteplici espressioni, dedica il suo tempo libero come volontaria per il patrimonio culturale.

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