Il restauro del Palazzo della Civiltà e del Lavoro dell’Eur

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Sottili lastre di rivestimento fuori squadro, aggrappate con perni ossidati, annerimento disuguale di facciate, infiltrazioni ed infissi metallici non più idonei: tutte forme di degrado presenti nelle architetture moderne, invecchiate precocemente e bisognose di un restauro esperto. Stessa situazione per il fabbricato simbolo del moderno quartiere dell’ Eur, il Palazzo della Civiltà del Lavoro, prima del restauro conservativo diretto da Paolo Marconi. Le opere di restauro conservativo e risanamento statico hanno ridefinito un nuovo rapporto tra forma classica dell’involucro e funzione contemporanea degli spazi interni.


Il palazzo simbolo dell’E42, noto come il Colosseo Quadrato,sarà sede dell’Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi ed Esposizione Permanente del Made in Italy e del Design Italiano.

IL PALAZZO DELLA CIVILTÀ DEL LAVORO
54 arcate, 9 in larghezza e 6 in altezza, traforano le facciate nascondendo la struttura in cemento armato. Progettato da Bruno La Padula, Giovanni Guerrini e Mario Romano (con pesanti interferenze della commissione giudicatrice), il Palazzo della Civiltà è espressione dell’architettura fascista: metafisica, iconica e monumentale come da volere del Regime. Le proporzioni, le simmetrie specchiate, la semplificazione e la ridondanza in successive copie hanno spesso deprezzato il valore architettonico dell’edificio, condannato alla damnatio memoriae come altre architetture del ventennio fascista. La ripetizione seriale dei falsi archi, l’esigenza di un’elementare e diretta rappresentazione di significati classici, ma soprattutto la netta separazione “fra la rappresentazione del contenuto che l’edificio ingloba in sé e l’organizzazione funzionale degli spazi”’ sono le ragioni di giudizi tanto severi. “Un cubo scavato sui quattro lati da 416 archi e con all’interno una serie amorfa di piani espositivi collegati da ramp” costruito a discapito di altri progetti, definiti invece da una stretta correlazione tra organizzazione, immagine simbolica ed elementi architettonici (Giorgio Ciucci, Gli architetti e il fascismo, Piccola Biblioteca Einaudi, 1989, pag.189).

MATERIALI E TECNICHE COSTRUTTIVE
Dal punto di vista costruttivo però, non è da considerarecome semplice edificio con ossatura portante e rivestimento in travertino. 4 telai posti agli angoli del fabbricato sono uniti tra loro con travi di cemento e con strutture voltateautoportanti che costituiscono i loggiati. I solai sono in latero–cemento tipo Bidelta a casseforme e Miozzo– Salerni; le volte a crociera sono eseguite con mattoni posati a coltello con malta di cemento a presa rapida; l’intonaco è ottenuto mediante rasatura di gesso alabastrino e colorato pietrificante tipo Terranova; il rivestimento e pavimentazione in travertino di Tivoli arenato, marmo Rosso antico Spezia e Rosso Adigrat. L’edificio dalle 4 facce uguali presenta soluzioni innovative e sperimentali come molte architetture razionali, dal momento che il Regime scoraggiava l’uso di materie prime di scarsa produzione italiana (come il ferro per l’armatura) e incentivava il tradizionalismo locale. Inoltre, a causa dell’arretratezza dei cantieri edili, il passaggio alle strutture in c.a. avvenne in maniera graduale, determinando soluzioni ingegnose e miste come nel Palazzo della Civiltà.

IL RESTAURO CONSERVATIVO PER LE ARCHITETTURE MODERNE
Cause di degrado e interventi di risanamento
Le architetture moderne, anche a causa delle scelte stilistiche, sono invecchiate più velocemente di quelle antiche. L’assenza di elementi decorativi nei prospetti, l’uso di coperture piane, i pluviali interni al fabbricato, le grandi aperture e l’impiego di materiali poco sperimentati e dagli spessori ridotti (serramenti con profilati ferrofinestra, rivestimenti con lastre sottili…) sono le cause principali di degrado. Gli interventi diventano, perciò, esemplari nel caso si rimanga fedeli ai criteri progettuali originali (uso di materiali classici, essenzialità di forme…). Non di minore importanza, risulta la necessità di restituire a costi ridotti, edifici moderni a nuove destinazioni nel rispetto della normativa e dei requisiti contemporanei.

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Restauro del Palazzo della Civiltà del Lavoro
Cantiere: Per gli interventi sulle facciate è stato realizzato un ponte mobile non invasivo che, a partire dagli spigoli, copriva un quarto delle facciate. Gli interventi nei loggiati sono stati effettuati grazie una piattaforma aerea semovente che, dopo i lavori, è rimasta in comodato d’uso all’Amministrazione per le successive manutenzioni.
Risanamento statico: l’assenza dell’impermeabilizzazione delle strutture portanti del basamento e le conseguenti infiltrazioni hanno compromesso le funzioni statiche dell’intero fabbricato, tanto da risultare necessaria una nuova struttura d’ irrigidimento.
Facciate: dopo un esame a percussione del rivestimento in travertino, si è proceduto al trattamento delle facciate. Soltanto le lastre esposte al sole pomeridiano erano, nella parte superiore, fuori piombo, a causa dell’ossidazione dei perni e delle maggiori dilatazioni termiche. Le lastre più emergenti e i perni ammalorati sono stati sostituiti; il tutto risarcito opportunamente con resine. Le superfici e le opere scultoree, sono state sottoposte a idropulitura Jos a bassa pressione e a successiva patinatura con soluzioni in acqua di sostanze coloranti – ossidi o solfati –.
Serramenti: la pulitura e il restauro degli infissi è avvenuto in loco con la sostituzione delle vecchie vetrate con vetri speciali isolanti.
Smaltimento acque meteoriche: sono stati sostituiti i discendenti inseriti nell’asola presente nei pilastri esterni, è stata posizionata una canaletta di acciaio inox nella fessura longitudinale parallela ai pilastri esterni.
Illuminazione: nei loggiati è stato inserito un sistema d’illuminazione per risaltare le volte.
Impermeabilizzazione: a causa della scarsa areazione, pareti non necessarie sono state demolite nel piano seminterrato ed è stato inserito un solaio aerato con iglù, previo smontaggio della pavimentazione dello stilobate.
Vetrocemento: nell’edificio furono utilizzati, secondo il consueto linguaggio razionalista, i diffusori traslucidi. I pannelli furono utilizzati nello stilobate del fabbricato e nel terrazzo come lucernari praticabili. Nel basamento del Palazzo della Civiltà Italiana le lastre sono state sostituite a causa di lesioni fonte d’infiltrazioni; all’ultimo piano è stato realizzato un pavimento sopraelevato con nuova posa in opera di vetrocemento.






Elisa Stellacci

Elisa Stellacci Architetto

Di origine barese e studi ferraresi, si occupa di architettura e grafica a Berlino. Lavora in uno studio di paesaggio, adora le ombre, concertini indie-rock e illustrazioni per bimbi. Volubile e curiosa, si perde nei dettagli e divide non equamente il tempo tra lavoro, amici e passioni.

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