Progettisti, artigiani e maestranze uniti per la tradizione indiana

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Esemplare illuminante di un’architettura intesa come pratica collettiva e in cui arte e tecnica si nutrono l’una dell’altra, Palmyra House è un edificio che appartiene al territorio, nel senso sostenibile del termine. Grazie alla maestria degli artigiani locali, che hanno lavorato in sinergia con i progettisti dello studio Mumbai Architects, il legno locale è il protagonista assoluto di questa speciale fabbrica. Le tecniche costruttive della tradizione esaltano il fascino del dettaglio in un’opera, esempio di un fare architettura che si discosta fortemente dal mood autoreferenziale cui le archistar ci abituano ormai da troppo tempo.

Wall house: tradizione e modernità nella casa indiana in terracotta

Abilità artistiche e competenze tecniche dell’India si accostano tra loro in una metodologia di lavoro che affonda le sue radici nei primordi dell’Architettura: progettisti, artigiani e maestranze creano uno stretto rapporto tra ideazione e costruzione, in un vero e proprio laboratorio progettuale modernamente inteso.

La casa–rifugio indiana si apre verso ovest, cioè verso la spiaggia, lungo il litorale meridionale di Mumbai, sul Mare Arabico. Inserito in una foresta di palme da cocco che schermano il sole e lo lasciano filtrare sottilmente, il complesso è composto da due volumi parallelepipedi.
Lo spazio che li separa è occupato da una vasca d’acqua che funge da piscina e che assume la funzione di elemento di regolazione del microclima. La stessa è stata creata grazie a un articolato sistema di pozzi artesiani e condutture di acqua preesistente.

I materiali impiegati sono quelli della tradizione locale. Strutture in legno duro, intelaiature in legno di palma per il rivestimento deidue volumi.
La pelle degli edifici consiste dunque in un sistema di pannellature fisse e apribili che schermano la luce evitando il surriscaldamento, e assicurano agli edifici un costante rapporto di permeabilità alle correnti d’aria e con l’esterno. In definitiva si tratta di una grande texture in legno continua, interrotta solo da pochi grandi vuoti.

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Il piano superiore ospita camere e servizi, al piano inferiore spazi collettivi, aree soggiorno, cucina, una grande sala da pranzo, servizi e una camera, si articolano in open space attentamente distribuiti. Verso nord, le facciate vetrate sono lasciate prive di schermature per consentire alla luce naturale di illuminare le zone più buie. I corpi scala e i blocchi dei servizi sono in muratura, ma ancora una volta il legno primeggia incontrastato grazie alle raffinate tecniche di carpenteria locale che impreziosiscono le pedate delle scale.

L’attenzione posta alla valorizzazione delle risorse locali e la capacità di tradurre in linguaggio contemporaneo l’uso sapiente dei materiali della tradizione indiana, sono le ragioni per cui l’Aga Kahn Foudation ha insignito il progetto del prestigioso riconoscimento Aga Kahn Architecture Award.

Barbara Brunetti

Barbara Brunetti Architetto

Architetto e dottoranda in Restauro, viaggia tra la Puglia e la Romagna in bilico tra due passioni: la ricerca accademica e la libera professione. Nel tempo libero si dedica alla lettura, alla grafica 3d, e agli affetti più cari. Il suo sogno nel cassetto è costruire per sé una piccola casa green in cui vivere circondata dalla natura.

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