Gli effimeri ice-hotel che si sciolgono ogni anno, sono costruzioni sostenibili?

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Gli ice–hotel si sciolgono ogni anno, per poi essere costruiti ex novo in inverno. Pareti, accessori e mobili sono interamente di ghiaccio e neve compattata, tenuti assieme da una malta idonea alle temperature polari, una sostanza detta snice. Discendenti commerciali degli igloo sono sparsi in Norvegia, Canada, Romania e Finlandia; ma il precursore degli ice–hotel ha una storia così originale che vale la pena raccontarla.

RIFUGIO RINNOVATO E SOSTENIBILE

Nel 1989 in Svezia il minuscolo villaggio Jukkasjärvi ospitò un’esposizione di sculture di ghiaccio su iniziativa di Yngve Bergqvist. L’anno successivo l’artista francese Jannot Derid, organizzò un’esposizione delle proprie opere all’interno di un igloo. L’affluenza fu così alta ed inaspettata mentre gli alloggi talmente scarsi, che fu permesso ai visitatori di alloggiare nella costruzione di ghiaccio con le stesse sculture. Sacchi–mummia e pelli di renna, toilette condivisa, sauna mattutina e consigli per la sopravvivenza, s’inaugurò così il primo hotelall’agghiaccio nel cuore della Lapponia. Dopo vent’anni, sperimentazioni e personale specializzato, gli attuali alloggi sono diventati non solo naturali, grazie alla materia prima di cui sono costituiti, ma anche energeticamente sostenibili.

TECNOLOGIA, CREATIVITA’ E NATURA

A Jukkasjärvi la neve è prelevata dal vicino fiume Torne che, maestoso e cristallino, sgorga tra vaste vallate e boschi di taiga. Ogni primavera, ormai da vent’anni, la natura riassorbe la costruzione, sciogliendo gradualmente la stessa e le 5–6 settimane di lavoro necessarie per realizzarla. Scultori professionisti e artisti di fama internazionale, infatti, s’incontrano ogni anno per forgiare un nuovo castello di vetro dagli ambienti eterei, in uno scenario incantevole. All’esterno, il cielo stellato immenso, un concerto di suoni sibilanti e una danza di luci paradisiaca dalle tonalità verdi/azzurre grazie all’aurora Boreale.Proprio perché realizzato in un ambiente così ostile e incontaminato, la costruzione deve essere sostenibile ed autosufficiente. Il collante dei blocchi è lo snice, sostanza dall’aspetto simile alla neve – morbida, bianca e che si scioglie in bocca (snow), ma con caratteristiche fisiche simili al ghiaccio (ice). Non si ricorre ai blocchi di ghiaccio artificiale – noto nelle piste di pattinaggio, per la conservazione di alimenti e farmaci – ma a massi genuini senza bolle e crepe. I creatori dell’ice–hotel sostengono che ogni blocco racchiuda un messaggio unico e che il prelievo sia sostenibile, considerando il rapporto tra l’estrazione, quello presente e quello riprodotto periodicamente. L’autosufficienza energetica della costruzione è garantita da pozzi geotermici, pannelli fotovoltaici, un continuo riciclo dell’acqua e un’attenta raccolta differenziata. L’obiettivo è che, addirittura, diventi energeticamente passivo nel 2015.

ICE HOTEL E ICE BAR. QUANDO SONO REALMENTE SOSTENIBILI?

All’interno di questi stravaganti igloo, le temperature oscillano tra i –5 e i –8° C, il giaciglio è una lastra di ghiaccio in cui sono posati materassi, pelli e sacchi a pelo. La struttura a forma di botte e colonne trasparenti realizzati con solidi blocchi e volte in acciaio; bassorilievi e illuminazione led li fanno apparire come castelli artici di fiabe lapponi. Dopo il successo a Jukkasjärvi, altre declinazioni sono state realizzate nel Quebec in Canada, sulle rive del fiume Alta in Norvegia e in Svizzera nel paese di Engelberg.
In un bar mono–materico, scolpito finemente, dove ogni oggetto, dal bicchiere di vodka brillante, al bancone, agli stessi sgabelli su cui siedi, assapori l’effimero momento consapevole che la natura cancellerà ben presto tutto.

Il dubbio sorge comunque. Gli igloo erano rifugi di caccia, i blocchi di ghiaccio tagliati con un coltello e costruiti da esperti Inuit in una, massimo due ore: una cupola con un piccolo foro senza decori ornamentali. Gli ice–hotel più recenti hanno anche 60 camere, con cappella, bar e gallerie; ma gli ospiti spesso alloggiano nei vicini resort riscaldati. Inoltre, poiché il congelamento è oramai di moda, gli ambienti sotto zero sono stati esportati anche in zone calde, divenendo irrazionali capricci –uso spropositato di energia per mantenere l’ambiente surgelato e importazione di enormi quantità di ghiaccio–. Si tratta di ice–bar diffusi recentemente a Copenhagen, Tokyo, Stoccolma, Milano e Londra. Fare la fila per mezz’ora di tempo in un bar (tempo massimo concesso con abbigliamento termico incluso) nel centro di una metropoli è molto diverso che soggiornare in una morbida e compatta costruzione, nata dall’ingegno e creatività di artisti, ad un passo dal polo artico. Con la speranza che anche questa possa coesistere in pace e senza danno all’ambiente ospitante.

Elisa Stellacci

Elisa Stellacci Architetto

Di origine barese e studi ferraresi, si occupa di architettura e grafica a Berlino. Lavora in uno studio di paesaggio, adora le ombre, concertini indie-rock e illustrazioni per bimbi. Volubile e curiosa, si perde nei dettagli e divide non equamente il tempo tra lavoro, amici e passioni.

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