Edifici di terra e ghiaccio. L’importanza dei materiali a km0 in architettura

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Laterizi, cemento, legno, acciaio e vetro sono i comuni materiali usati in edilizia, quelli che siamo abituati a vedere, a progettare e che utilizziamo per costruire. Ma non sempre è così. Talvolta in varie parti del mondo è possibile scovare edifici realizzati in materiali a km0, esempi straordinari di architetture in terra e ghiaccio, costruite con le risorse del luogo. Due esperienze, in Mali e in Canada, ci forniscono l’occasione dichiederci: si può ancora parlare di architettura sostenibile se una costruzione dura solo una stagione?

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LA MOSCHEA DI FANGO

Nella città di Djennè, in Mali troviamo un edificio straordinario. La grande moschea, realizzata nel 1901, è realizzata con il fango. La scarsità di materiali da costruzione nella zona ha stimolato la ricerca di altri materiali, come la terra cruda, che è stata utilizzata anche per costruire tutte le abitazioni nei dintorni.

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L’uso di risorse a km0 ha di certo ridotto drasticamente i costi di reperimento e trasporto del materiale, riducendo quindi l’impatto ambientale dell’edificio. Da tenere inoltre presente che, tanto è stato facile il reperimento del materiale, tanto sarà anche facile lo smaltimento dello stesso.

La moschea è stata proclamata dall’UNESCO patrimonio dell’umanità nel 1988. L’edificio, proprio per le sue caratteristiche, si dimostra molto vulnerabile nei confronti delle grandi piogge, presentando spesso crepe e buchi. Per questo motivo i lavori di riparazione e reintegrazione del fango sono pressoché costanti. La scarsa durabilità, in un clima soggetto a sbalzi climatici e a un’elevata umidità, è la problematica principale del materiale utilizzato.

L’edificio è infatti costellato di impalcature in legno, che fuoriescono dalle pareti, e che consentono le frequenti operazioni di ristrutturazione.

L’HOTEL DI GHIACCIO

Di tutt’altro genere è l’edificio che si trova in Canada, a Quebec City. La costruzione fa parte dei cosiddetti Ice Hotel. Queste strutture ricettive vengono costruite prima dell’inverno, in alcuni mesi, e vengono poi distrutte in primavera, con l’innalzamento delle temperature. Questi hotel quindi non sono mai uguali tutti gli anni, ma presentano caratteristiche costruttive e temi differenti.

L’Hotel de Glace quest’anno ha richiesto l’impiego di 15.000 tonnellate di neve e 500 tonnellate di ghiaccio per circa 5,4 metri di altezza e per una superficie totale di circa 3000mq.

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La struttura è realizzata con la neve pressata e lasciata congelare, gli arredi sono scolpiti direttamente da enormi blocchi di ghiaccio, come se fossero di marmo. Anche in questo caso quindi, come nella moschea in Mali, siamo di fronte ad un’architettura interamente creata con materiali reperibili sul posto.

Nel caso dell’hotel a Quebec City è il ghiaccio il protagonista sia dell’ambiente circostante che della costruzione.
Ambienti caratteristici sono le 36 stanze, le suite, la hall e il bar, tutto completamente di ghiaccio. L’Hotel apre in genere a Gennaio per 3 mesi, e offre un ambiente magico e candido di giorno, e un’illuminazione spettacolare, filtrata dalle trasparenze del ghiaccio, di notte.

Da queste due tipologie di edifici, molto differenti per funzione e caratteristiche costruttive, possiamo ricavare utili spunti di riflessione per strutture più convenzionali.

Questi esempi ci fanno riflettere in primo luogo sulla reperibilità del materiale, sulla durabilità e quindi implicitamente sui costi di gestione e manutenzione e infine, ma comunque di primaria importanza, ci insegnano a chiederci quale tipo di struttura sia più opportuno costruire in un dato territorio.

Giulia Azzini

Giulia Azzini Ingegnere

Appassionata di architettura sostenibile, le piace scrivere e coniuga qui le due cose. Tra un buon libro e un’escursione in montagna si tiene sempre aggiornata. Ama reinventare la propria casa e quella di familiari o amici.

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