Edifici mobili: 2 esperimenti audaci di case su ruote

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Le case mobili: possibilità o utopia? Il tema della mobilità abitativa può essere fonte di indagine per il difficile rapporto di equilibri tra l’uomo e il paesaggio che lo circonda. I due esempi che seguono rappresentano uno spunto di riflessione e pongono nuovi interrogativi sulla sostenibilità dell’abitare nella natura: due piccoli edifici su ruote realizzati partendo da premesse diverse per definire nuovi modi dell’abitarenomade.

Case su ruote: il bilocale trasportabile ideato dallo studio Ábaton

ROLLING MASTERPLAN

L’esperimento progettuale degli architetti svedesi Jagnefalt Milton per Åndalsnes propone una serie di edifici che si spostano a seconda delle esigenza e alla temperatura; lo studio di progettazione ha partecipato al concorso per nuovo masterplan per la città di Åndalsnes, in Norvegia.

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Definito “Rolling Masterplan”, il piano parte dall’idea di utilizzare le esistenti linee ferroviarie dismesse per trasportare nuovi edifici a servizio della comunità, che possano muoversi su ruote a seconda della stagione o degli eventi: un albergo mobile, una piscina e una sala concerto.

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La giuria del concorso ha deciso di assegnare il terzo premio allo studio, che apre nuovi scenari per l’utilizzo di binari abbandonati e di un nuovo modo di “abitare nomade”. Ciò che ha colpito è stata l’assoluta visionarietà dei progettisti che, misurandosi con una preesistenza, hanno proposto un inaspettato progetto che impone un nuovo approccio e possibilità all’idea di edificio.

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ROLLING HUTS

Altro sistema da segnalare è quello delle “baite su ruote”, le Rolling Huts degli architetti Olson Sundberg Kundig Allen (ASKA) di Seattle.

Nello stato di Washington sono state installate sei capanne mobili che dovevano servire come “camere degli ospiti” per gli amici e i parenti di un cliente dello studio, che aveva già costruito la casa –ritiro personale del proprietario – Delta Shelter, progetto vincitore di tre premi AIA (il Comitato Housing Nazionale Award 2007, il Pacific Northwest Pacific Regional design Honor Award 2007, e Seattle Merit 2006 Award).

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Il terreno su cui giacciono le strutture era stato acquistato dal proprietario, utilizzato precedentemente come campeggio, al fine di consentire il ritorno del paesaggio al suo stato naturale. Ogni singola unità è dotata di ruote per aggirare le leggi urbanistiche che vietano nel sito strutture permanenti. I rifugi Rolling Huts, rimanendo semplici nel loro design, con pochi accorgimenti tecnologici (le docce sono situate all’esterno, in un fienile vicino) e a basso impatto ambientale, sono qualcosa di molto diverso dalla classica roulotte.

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In realtà, le strutture rialzate sopra il prato in una pianura alluvionale sono state posizionate in modo ragionato dal progettista, in modo da avere una visuale aperta e cogliere l’immensità delle montagne. Lo sguardo degli ospiti deve essere attratto dallo spettacolo naturale al di fuori della stanza.

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Le capanne sono raggruppate come una mandria: ciascuna baita è orientata in modo da intercettare una vista diversa sulle montagne (e lontano dalle altre strutture) e la loro vicinanza le unisce.
Le strutture hanno avuto così successo che ora è possibile noleggiarle, per passare qualche giorno immersi in questa atmosfera.

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Le “Rolling Huts” è stato uno dei tre progetti di ASKA Architects a vincere le AIA di Seattle Awards. La giuria ha apprezzato l’intento ludico e irriverente dei progettisti che hanno messo in discussione le stringenti norme urbanistiche e la volontà dichiarata di non proporre una costruzione in cui l’ambiente naturale è trattato da sfondo a un’esperienza di comfort ed eleganza, ma un luogo in cui l’abitante è parte integrante di un territorio che può essere anche selvaggio e difficile.

Gli edifici si impongono nel paesaggio anche se mobili e con ruote in acciaio. Questo è un’inevitabile conseguenza della modificazione di un territorio antropizzato.

Lucia Terenziani

Lucia Terenziani Architetto

Si perde passeggiando nei borghi storici e nelle città, le piace cogliere istantanee e scorci dimenticati. Vive e lavora a Parma, dove progetta e ri-progetta spazi. Ama leggere, scrivere, visitare musei, immergersi nei boschi e interrogarsi sulle possibilità dell’abitare in armonia con se stessi e la natura che ci circonda.

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