Come saranno le città del futuro? Verdi e tra le nuvole, come City in the sky

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Come sarà la città del futuro? E come ci vivremo? Questi interrogativi hanno costituito imput di riflessione in innumerevoli settori: il cinema, che ci ha regalato pellicole come Metropolis già dal 1927; la letteratura, che con Le città invisibili di Italo Calvino (1972) ci presenta molteplici idee di città. Sulla scia di queste esperienze, in un momento storico che vede il progressivo avanzare della cementificazione e nel quale si tenta di dare piùspazio a politiche ambientali, a Londra prende forma il progetto Megatropolis, al fine di coinvolgere artisti e architetti da tutto il mondo affinché diano la loro idea di mega città del futuro.

Il progetto originario fu ben presto bocciato. Tuttavia il concetto che ne era alla base non si è fermato e ha dato vita alla “City in the sky”, dall’idea dell’architetto bulgaroTsvetan Toshkov dello studio Hrama, che lo inserisce nel contesto dell’architettura utopica. L’idea è quella di creare una città parallela a quella già esistente, fortemente urbanizzata, nella quale sia possibile ritrovare verde, salubrità e benessere. Ma, questa città parallela è pensata a un’altra quota, o sarebbe più corretto dire ad alta quota, ovvero sopra i grattacieli. In risposta al legittimo desiderio di ristabilire un rapporto tra uomo e natura, l’architetto ha infatti immaginato di collocare grandi spazi verdi laddove ci fosse abbastanza spazio per ospitarli, e in una città satura di costruito l’unico posto libero diventa il cielo.

Il progetto non ha la pretesa di essere realistico in termini di struttura, ma si presenta come impressione artistica di un rifugio, immagine di un angolo di città in cui il cittadino possa trovare riparo dal caos metropolitano. Enormi alberi in acciaio solcheranno le altezze dei grattacieli newyorkesi e londinesi, per ospitare orti biologici e spazi di ristoro. Alla loro sommità, il design si ispira ai fiori di loto, che nella cultura orientale rappresentano la capacità di superare le preoccupazioni e le difficoltà della vita quotidiana, portando luce e vita anche nei luoghi e nei tempi più difficili. Il fiore di loto ha infatti la capacità di crescere e svilupparsial di sopra di acque torbide, rimanendo puro e pulito, grazie alle sue proprietà autopulenti. Inoltre, si richiama un altro concetto fondamentale, poco consueto per noi occidentali: il fiore di loto come simbolo della coltivazione di sé. In quest’ottica, ciascun microcosmo è pensato come totalmente autosufficiente dal punto di vista energetico. L’involucro è completamente rivestito da pannelli fotovoltaici, e i materiali principali, l’acciaio e il vetro, vengono affiancati da altri eco materiali hi–tech.

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Chiaramente la finalità primaria del progetto è diventare occasione di riflessione verso la condizione attuale delle nostre città, e stimolo a migliorare il modo di costruirle e di viverle oggi, per non arrivare a situazioni estreme come quelle ricercate in questa provocatoria idea di città futuristica.

Marta Puleo

Marta Puleo Architetto

Rotella metrica come portachiavi, matita sempre in borsa, gira per la città sempre pronta ad appuntare qualcosa sul suo taccuino. Internet è la sua finestra sul mondo delle novità architettoniche. Ama sperimentare nuove tecniche costruttive, progetta case green e nel tempo libero si rigenera con Mojito:.il suo micione.

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