Le città fantasma, tra storia, errori umani e leggende

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Sono note come città fantasma, abbandonate o morte, perché senza alcuna presenza umana infondono inquietudine e sono presagio nefasto. Cosa può aver spinto a realizzare interi paesi per poi tragicamente abbandonarli? Chihiro, la protagonista del film di animazione giapponese “La città incantata”, all’ingresso della città, osserva intimorita la grossa statua che, secondo la tradizione giapponese significa ‘Per favore non entrare’; avverte il mistero e il pericolo ma decide ugualmente di varcarne la soglia, seguendo i suoi genitori, impavidi quanto scellerati. Entra, così, in una città senza anima viva, composta solo da ristoranti e locali, un immenso parco divertimenti desolato. Iniziano da qui le avventure oniriche della bambina nella città incantata, che si popola, solo di notte, di oscure presenze.

I paesi abbandonati d’Italia

La stessa sensazione, fascino misto ad indefinito malessere, si avverte quando si parla o si visitano le cosiddette ‘città fantasma’ o ‘Ghost town’.La storia ha sottratto loro il ruolo conferitole dall’uomo al momento della fondazione. Il visitatore è, al loro cospetto, sempre affascinato ed incuriosito, proprio come la piccola Chihiro. La natura si riappropria lentamente dello spazio e ingloba il costruito in un’atmosfera magica e spettrale.

LE CITTÀ COSTRUITE E LE CITTÀ ABBANDONATE

I motivi per cui l’uomo fonda le città sono molti, quelli per cui l’abbandona meno e spesso comuni. Citiamo il celebre e ricchissimo artista Damien Hirst che vorrebbe realizzare 500 case ecologiche nel Devon o l’archistar anglo–irachena Zaha Hadid che sogna di fondare una città organica come un sistema biologico naturale– di contro al modello razionale dell’inizio del XX secolo (Il Sole 24h, articolo di Cristiana Raffa, 1 settembre 2011). La forma, la localizzazione, l’equilibrio con l’ambiente e la cultura stessa che le ha create sono gli elementi fondamentali per la definizione, il funzionamento o l’abbandono delle stesse città.

LE MOTIVAZIONI DELL’ABBANDONO

Lo studio e la memoria di eventi passati non è, in questo caso, una ricerca della notizia bizzarra, inconsueta o emozionante. La storia e la superbia umana, la stoltezza o gli eventi accidentali, sono le ragioni più comuni dello svuotamento di questi paesi: appare interessante approfondire i motivi per trarre validi insegnamenti (e forse anche per la progettazione a piccola o larga scala). Ciononostante, le città fantasma hanno un indubbio fascino: si entra, in silenzio e con timore, in una dimensione cristallizzata del passato.

I FATTORI DA CUI DERIVA IL FENOMENO

Questo fenomeno puntuale, ma di dimensione mondiali, può derivare da diversi fattori:

  • Eventi naturali
    Alluvioni (Africo), terremoti (Craco, Celleno Vecchia, Conza della Campania e Noto Antica), lava (Kalapana), frana (Rocchetta Alta), inondazioni (Pattonsburg), incendio sotterraneo (Centralia).
  • Guerre o gravi incidenti ad opera umana
    Disastro nucleare (Pripyat), distruzione e eccidi di guerra (Sjöstad, deOradour–sur–Glane, San Pietro Infine), suicidio/omicidio di massa (Jonestown).
  • Posizione troppo svantaggiosa o pericolosa
    Zone lagunari (Ammiana), dighe artificiali (Curon Vecchia e Fabbriche di Careggine).
  • Fallimento delle attività economiche o mancanza di risorse naturali
    Esaurimento di risorse minerarie (California), di acqua (Fatehpur Sikri), di diamanti (Kolmanskop).
  • Esodo migratorio per località più favorevoli
    Faraone Antico, Balestrino, Ukivok, Ochate.
  • Condizioni ambientali insalubri
    Persistenza di malattie (Monterano, Galeria Antica, Portesone e Barbazzano).
  • Leggende
    Umbriano, Saletta di Costanzana, Borgo Carrero, di Ca’ Scapini e San Zhi.

In Italia il fenomeno non appare poi così raro, specie a causa della localizzazione originaria di borghi e paeselli, in seguito diventata causa d’irreperibilità di risorse naturali o fallimento delle attività economiche. I movimenti migratori verso zone più favorevoli o gli eventi naturali quali terremoti e frane, hanno decretato lo svuotamento e il declino totale. Pittoresche, straordinarie, piene di storie e popolate da leggende, meritano di essere conosciute e raccontate. In Italia si contano circa 5900 paesini abbandonati.

IL PAESE SOMMERSO, PICCOLA CAMELOT IN TOSCANA

Nel 1200 alcuni fabbri di origine bresciana impiantano una ferriera e fondano il paesino Fabbriche di Careggine nella Garfagnana, sfruttando la forza motrice delle acque del fiume Edron. Fino al 1700 nel borgo medioevale vi sono fiorenti attività, tanto da realizzare un ponte, dapprima in legno e poi in muratura, per collegare il paesino a Massa e Modena. Con il disuso di questa via di collegamento, le attività diminuiscono fino alla decadenza completa avvenuta nell’800: gli abitanti cercano lavoro come contadini e pastori. In seguito, agli inizi del ‘900, fu aperta, nelle vicinanze, una marmeria, che risolleva le sorti del paesino. Nel 1941 la società Selt Valdarno (ora Enel s.p.a.) inizia a costruire una diga alta 92 m con 36.000 mc di acqua. Nel 1947, 146 abitanti in 32 case lasciano definitivamente, in sacrificio della centrale idroelettrica, il borgo medioevale che, da allora, rimane sommerso dall’acqua. Riappare, però, altre quattro volte: nell’anno 1958, 1983 e nel 1994. In un’atmosfera magica si rivedono le casette scoperchiate con i muri color fango e gli attacchi di ceramica brillanti dell’attacco dell’elettricità.

L’Enel, incaricata alla manutenzione della diga, la svuota periodicamente e in tal modo riappare, come una piccola Camelot, il borgo medioevale. Si scende nella depressione naturale e, al posto della distesa d’acqua, vi sono i vicoli del paesino, il campanile, il ponte, il cimitero e la chiesetta.In attesa di essere subito ringhiottiti dall’acqua.

Il video sulla città sommersa del lago di Vagli

DA BORGO MEDIOEVALE A CITTÀ DEI BALOCCHI

Fino agli anni ’50, Consonno (Olginate, Provincia di Lecco) appare come uno di quei paesini coloniali con pochi abitanti, immerso nei castagneti e prati. Un tipico paesino la cui vita è scandita dal lavoro duro dei contadini del Brianzolo. Il borghetto viene acquistato, negli anni Sessanta, dall’imprenditore Carlo Mario Bagno, uomo eccentrico esenza scrupoli. Facilmente raggiungibile da Milano, nella mente visionaria dell’imprenditore e con la fattibilità burocratica e finanziaria del periodo (boom economico e piena speculazione edilizia), Consonno diventa la piccola Las Vegas,per attirare turisti (e soldi) da tutto il mondo. Distrutti cascine, castagneti e tutta la produzione di sedani e porri per la ‘città dei balocchi’. Senza progetto, se non i desideri mutevoli del conte e, senza alcuno studio di fattibilità, le ruspe distruggono case e foreste. Compaiono strani minareti, una galleria commerciale in stile arabeggiante, balere, un albergo di lusso, un cannone in stile napoleonico e pagode con sculture tecnologiche,mentre gli abitanti sono accampati nelle baracche dell’impresa Conte Mario Bagno. Consonno ha un breve periodo di successo alla fine degli anni ’60, ma subito dopo accusa un calo di turisti. La natura interviene sull’oltraggio subito con una frana che distrugge la nuova strada di accesso (1976) utilizzata dai turisti. A causa di slittamenti (per il compromesso equilibrio idrogeologico), incessanti piogge e cambio politico, la città cade nell’oblio e muore una seconda volta. Negli anni ‘80 il conte ripensa completamente il destino di Consonno e la trasforma nel Paradiso del riposo (la stireria della casa per gli anziani laddove c’è il night club!). La casa di cura è chiusa nel 2007 e quasi distrutta, nello stesso anno, da un successivo rave–party. Gli eredi con l’Immobiliare Consonno Brianza sono ancora i padroni di Consonno. Le sorti della città fantasma ancora incerte.

Negli anni sessanta si assiste alla costruzione di palazzine e fabbrichette a dispetto di ogni valenza ambientale e paesaggistica. Nessuno aveva mai, prima d’allora, abbattuto un intero paese e spianato colline per un effimero villaggio ricreativo kitsch. Con un sorriso amaro si possono osservare video e articoli del periodo che riportano i piani astrusi dell’imprenditore (giardino zoologico, campi di pallacanestro, bocce, calcio e minigolf e anche un circuito automobilistico …). Persi gli introiti economici e affievolita la novità del momento, è un paese fantasma. Rimangono le insegne (‘Consonno è il paese più piccolo e bello del mondo’, ‘A Consonno è sempre festa’, ‘Chi vive a Consonno campa sempre di più’), i vecchi silos arrugginiti e le carcasse di camion dell’impresa a cui si aggiungono, quali stratificazioni e testimonianze di ogni periodo storico, i murales e gli atti di vandalismo dei nostri giorni. L’alterazione morfologica, la distruzione dell’ambiente e del borgo, la realizzazione di edifici – paccotiglia decontestualizzata – e l’annientamento di un popolo senza paese, sono state le conseguenze, ora, irreparabili di scelte egoistiche e poco lungimiranti.

Due filmati sulla città fantasma di Consonno

PAESE DEL PIANTO DEI BAMBINI

Case Scapini (o Ca’ Scapini) è un paesino fantasma dell’Appennino parmense, nella frazione di Ceresereto. Immerse nel bosco, si scorgono le case in pietra, le buie finestre, l’edera infestante, gli arredi ed oggetti di vita quotidiana (sedie, scope in saggina, pentole …). Il motivo dell’abbandono del paesino è ignoto: dalla leggenda del pianto straziante di bimbi, al ritrovamento di una giovane pastorella morta e di un eccidio perpetrato durante la Seconda Guerra Mondiale.

La disgrazia del paese sembra essere legato alla paura della popolazione che ha preferito scappare piuttosto che rimanere a proteggere i propri beni e terre. Tesi avvalorata dalla presenza di mobilio e di oggetti di vita quotidiana, la mancanza di dissesti o eventi naturali tragici, quali testimonianza di una fuga repentina di massa e non una migrazione lenta tipica dei piccoli paesi di montagna. Quali sono le leggende più accreditate del posto? Una pastorella viene trovata senza vita; la popolazione spaventata decide di abbandonare il paesino. I vecchietti della zona, invece, asseriscono di aver sentito pianti e urla nella notte tra le mura diroccate di case e botteghe. Gli strazianti e terribili pianti, gli scricchiolii e le presenze dietro le finestre sono riportati da numerosi impavidi che hanno dormito nella piazza del paesino. Lo stesso nome del paese, Scapini, pur derivando dal cognome di una potente famiglia della zona, ricorda etimologicamente le scarpine dei bambini. L’abbandono, dal punto di vista razionale, potrebbe essere causato dalla strage nazista o per bombardamenti derivati dalla localizzazione, lungo la Linea Gotica (come San Pietro Infine ora parco della memoria).

La maggior parte di questi paesini fantasma, maledetti e nel contempo fatati, sono meta di avventurieri, registi e amanti del mistero e del paranormale. Gite domenicali, accampamenti notturni per verificarne presenze oscure o pianti, atti di vandalismo e noncuranza sono la risposta di un’Italia chiassona e superficiale. Non si tiene conto che la memoria delle città fantasma e della storia (come per Consonno) perdura al di là della presenza fisica dei singoli abitanti. Lo svuotamento di paesi è il più delle volte incerto o dato dalla concomitanza di più fattori. Non conoscendo le volontà effettive degli originali proprietari o occupanti, è lecito fingere che siano state donate ai posteri applicando la ‘fictio iuris’ del diritto bizantino (‘Per dominum traditam fore fingitur’, dal lat.Si finge che il proprietario gliel’abbia consegnata’).

Le città fantasma sonoda considerarsi come una donatio o traditio (donazioneo consegna) verso la collettività futura.

Elisa Stellacci

Elisa Stellacci Architetto

Di origine barese e studi ferraresi, si occupa di architettura e grafica a Berlino. Lavora in uno studio di paesaggio, adora le ombre, concertini indie-rock e illustrazioni per bimbi. Volubile e curiosa, si perde nei dettagli e divide non equamente il tempo tra lavoro, amici e passioni.

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