Centro cardiochirurgico di Emergency in Sudan: il linguaggio dell’architettura solidale

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Il Centro Salam è il primo centro di cardiochirurgia che offre assistenza e cure gratuite alle popolazioni del Sudan e dei paesi limitrofi. Ultimato nel 2007 nella città di Soba, a 20 Km dalla capitale Khartoum, è un mirabile esempio di architettura ospedaliera da cui anche le strutture europee dovrebbero trarre ispirazione. Il progetto nasce dall’idea di Raul Pantaleo, membro dello studio veneziano Tamassociati da anniimpegnato nello sviluppo responsabile e sostenibile.

IL PROGETTO ARCHITETTONICO

L’edificio, situato in una grande area verde di circa 40.000 mq non lontana dal Nilo Azzurro, sviluppa una superficie coperta di 10.000 mq a forma di “C” intorno ad una corte che racchiude due alberi di mango, divenuti ormai simboli dell’ospedale. Pur essendo un’architettura sobria, dal disegno pulito di sapore contemporaneo, cerca di valorizzare la cultura tradizionale e di non imporre la sua presenza nel contesto, infatti la tipologia a padiglione riduce l’impatto visivo grazie alla ridotta altezza degli edifici. Oltre alla presenza di spazi funzionali, molto è stato puntato sulla realizzazione di ambienti accoglienti: ai tipici locali presenti negli ospedali, si aggiungono zone per la meditazione e per l’accoglienza e l’alloggio messi a disposizione dei parenti dei pazienti.

GESTIRE SABBIA E CALORE IN MODO SOSTENIBILE

Durante la progettazione e la realizzazione di questo intervento le difficoltà affrontate riguardavano soprattutto l’ostilità dell’ambiente e la collaborazione con la manodopera locale. La sfida contro il deserto è stata vinta grazie ad accurati accorgimenti impiantistici e a particolari elementi costruttivi mirati all’ottenimento del massimo risparmio energetico. La sabbia e la polvere, trasportate dalle frequenti tempeste, vengono catturate da un camino per essere poi convogliate in lunghi tubi che hanno il compito di rallentare la velocità d’ingresso dell’aria affinché la sabbia si depositi, mentre l’utilizzo di acqua nebulizzata provvede all’eliminazione delle polveri. A seguito di questo processo l’aria depurata viene utilizzata nel sistema di condizionamento perché, durante il suo percorso nelle tubazioni, si è verificata una diminuzione di temperatura pari a circa 9 °C rispetto a quella iniziale di ingresso.

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Il clima desertico spesso porta le temperature estive oltre i 50 °C, tuttavia le temperature interne di un ospedale devono essere comprese in un intervallo che va dai 18 ai 24 °C. Sono stati previsti, pertanto, diversi metodi per la protezione passiva dal calore come ad esempio la costruzione di muri esterni altamente isolanti utilizzando mattoni in laterizio pieno intervallati da un’intercapedine areata per uno spessore totale di circa 60 cm. Le finestre sono costituite da doppio vetro, mentre gli schermi fissi per la protezione dai raggi solari sono stati eseguiti intrecciando corde ottenute da una fibra naturale estratta da piante locali. Anche il verde che circonda la struttura aiuta a mitigare all’interno le alte temperature.

QUASI 1000 MQ DI PANNELLI SOLARI

Per rinfrescare ulteriormente gli ambienti interni, riducendo notevolmente le spese di energia elettrica riducendo l’immissione di anidride carbonica nell’atmosfera, sono stati istallati dei pannelli solari per una superficie di circa 900 mq. Infatti l’intero impianto produce 3.600 kWh che corrispondono al risparmio di 300 Kg di gasolio. All’interno dei collettori solari le tubazioni in rame, in cui scorre l’acqua, sono racchiuse in ulteriori tubazioni in vetro affinché il calore assorbito dall’acqua per irraggiamento non venga disperso a contatto con il rame. Il calore viene trasferito in un serbatoio coibentato che mantiene l’acqua ad elevate temperature. Per ottenere il passaggio dal caldo al freddo si utilizzano macchine ad assorbimento nelle quali viene immesso il calore trattenuto nel serbatoio per riscaldare una miscela di acqua e bromuro di litio fino a che, attraverso trasformazioni fisiche proprie dei cicli frigoriferi, essa è in grado di abbassare notevolmente la temperatura dell’acqua. Il passaggio finale, e cioè l’immissione di aria fredda negli ambienti ospedalieri, è affidato alle UTA (Unità di trattamento dell’aria). L’aria è prelevata dall’ambiente esterno e trasferita nell’UTA in cui viene opportunamente trattata e successivamente immessa all’interno dei locali in condizioni termoigrometriche adeguate e alla temperatura desiderata.

Forse prima della fine dei lavori sembrava per tutti un’utopia, ma ora è una realtà tangibile che funziona da ormai cinque anni: in uno dei Paesi più poveri del mondo è stato realizzato un esempio di struttura ospedaliera tecnologicamente sostenibile e sofisticata utilizzando un linguaggio etico nella definizione di tutti i dettagli costruttivi.

Francesca Pedico

Francesca Pedico Ingegnere edile-architetto

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