La cattedrale di cartone di Shigeru Ban. La nuova sfida è sostenibile?

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Shigeru Ban, architetto giapponese di indiscussa fama internazionale, può vantare di aver portato nei suoi edifici la sostenibilità, molti prima che divenisse una parola alla moda sulla bocca di tutti. Un esempio su tutti è la sua ultima sfida: una cattedrale sostenibile in cartone. La sua architettura sperimentale impiega soprattutto materiali ecologici, come i tubi di cartone e la carta. Le sue mirabili opere sono spesso case o strutture temporanee d’accoglienza, progettate per aiutare i senza tetto durante i disastri naturali, come ad Haiti, Rwanda o Giappone.

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Successivamente all’emergenza ed al loro principale uso, questi edifici rimangono inseriti ed integrati nel paesaggio. Ma scopriamo di più a proposito della sua ultima opera sostenibile in cartone: la cattedrale temporanea di Christchurch in cartone.

IL FATTO

Nel febbraio 2011 nella città neozelandese di Christchurch si verificò un tremendo terremoto di magnitudo 6,3 nel quale risultarono uccise circa 190 persone. In seguito alla catastrofe naturale, che distrusse parecchi edifici tra cui la storica cattedrale anglicana in stile neogotico risalente alla fine ’800, l’architetto Shigeru Ban, conosciuto soprattutto per le sue opere temporanee in contesti d’emergenza e calamità naturali, progetta, realizza ed inaugura nell’agosto 2013 la sua cattedrale in cartone, per sostituire temporaneamente e in modo sostenibile quella neogotica, ormai inutilizzabile.

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LA STRUTTURA

La previsione di durata per la cattedrale in cartone è di circa 50 anni: nel frattempo si prevede di costruire una nuova struttura permanente che la sostituisca definitivamente.
Si tratta di un edificio di forma triangolare, alto 25 metri, che si colloca su una base in cemento armato. La facciata principale ha la forma di una A. La sua struttura, sui due lati della A, è costituita da 98 tubi in cartone compresso di 60 cm di spessore, tutti della stessa dimensione ed 8 container in acciaio, che rinforzano le pareti; posteriormente la facciata è costituita di una grande vetrata colorata.

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A dispetto di molte strutture in cemento armato, la cattedrale in cartone è garantita come uno degli edifici più affidabili contro l’azione dei terremoti a Christchurch.
Per garantire l’integrità del materiale i tubi sono rivestiti in poliuretano impermeabile e ritardanti di fiamma, e la copertura è protetta da uno strato di policarbonato semi–trasparente.
Essa può contenere fino a 700 persone e può accogliere, oltre le funzioni religiose, anche attività di natura ricreativa, mostrando flessibilità tipologica.

Indubbiamente quest’edificio ha alla base interessanti scelte formali, una facciata che richiama le forme neogotiche della cattedrale storica, con una originale reinterpretazione delle vetrate colorate gotiche e neogotiche; all’interno si ha una luminosità particolare e si mostra come un nuovo simbolo della ripresa delle attività cittadine dopo un avvenimento che ne ha incupito la vita. Inoltre Shigeru Ban continua a dimostrare la sua attenzione verso le tematiche ambientali e sociali.

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Ma poniamoci anche alcune domande sulla sostenibilità della nuova chiesa: siamo sicuri che i materiali usati per il rivestimento siano indispensabili e non si possano in alcun modo sostituire con altri più rispettosi dell’ambiente?
In più si parla di garantire 50 anni di vita a quest’edificio che sarà comunque sostituito da un altro: per definire un edificio temporaneo, basterebbero molti meno anni e probabilmente si sarebbe potuto applicare un trattamento meno impattante per l’ambiente.

Stiamo sempre così attenti al bene dell’ambiente?
Impariamo ad essere critici verso la troppo facile definizione degli edifici come “eco–compatibile” o dei materiali come “eco–friendly”!
Nel processo edilizio, infatti, esistono rigorosi strumenti di analisi, come il life cycle assessment (LCA), e i protocolli ambientali che ci permettono di capire se un sistema costruttivo è davvero valido, e in che misura sia rispettoso dell’ambiente.

Rosaria Agueci

Rosaria Agueci Ingegnere Edile ed Architetto

Ingegnere edile-architetto per professione, girovaga e curiosa per carattere. Lavora nella bella isola sarda, dove nel tempo libero può godere della natura incontaminata e dedicarsi agli aspetti green della cooperativa “Greetings from Alghero”, di cui è socia cofondatrice.

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