Una casa da 300 dollari. Il concorso e la sostenibilità dei progetti partecipanti

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Un anno fa, dal blog della Harward Business Review, il professor Viajay Govindarajan, docente di economia alla Tuck school of Business del Dartmouth College, Stati Uniti, insieme all’esperto di marketing Christian Sarkar, ha lanciato una proposta per la costruzione di una casa economica, chiedendosi se fosse possibile

realizzare un’abitazione per una famiglia con soli 300$, circa 200€.

La proposta si è rapidamente trasformata in una sfida, così che da aprile a maggio di quest’anno oltre 300 tra esperti del settore e non, si sono cimentati su questo tema, inviando i loro progetti via internet al sito del concorso.

I criteri base che il regolamento imponeva di rispettare erano essenzialmente tre:

  • l’uso di materiali prodotti in serie, facilmente reperibili;
  • la presenza dei servizi di base per un alloggio, cioè letto, cucina e bagno;
  • la possibilità di essere adattabili ad esigenze diverse.

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A partire dalle stesse linee guida quindi, sono scaturiti progetti che hanno comunque dimostrato una diversificazione interessante, originale come può esserlo sempre quando ci si confronta con tutte le diverse culture del pianeta, con le loro particolarità, le forme semplici, talvolta curve invece che lineari, e sempre ingegnose nell’utilizzo dei materiali, che sono comuni a quasi tutte le proposte progettuali: semplici, tradizionali come pietra, sabbia, cemento, argilla, legno, paglia; ed alcuni riciclati come gomme di pneumatici, bottiglie di plastica o lamiere.

Interessante è constatare la presenza di evidenti somiglianze anche per quanto riguarda i criteri progettuali, come la semplicità distributiva, la possibilità di adattarsi agli ampliamenti (residenza di base più possibilità di creazione di spazi accessori limitrofi) e l’uso di “basse tecnologie” (low tech) che non ha per questo intaccato la presenza di significati spirituali alti, che sono il cuore della casa, in qualunque parte del pianeta ci si trovi.

Inoltre è importantissimo notare che molti non si sono limitati al solo progetto di un prototipo abitativo, valido “in astratto”, ma hanno invece integrato nella loro proposta un’analisi urbana che, sia pure embrionale e schematica, riconosce nella strada, nel territorio, nel clima, nel tipo di società, fattori imprescindibili per il successo dell’idea progettuale.

Il prototipo base cambia infatti a seconda del clima e le soluzioni più semplici risultano anche quelle più adattabili, perché sono state pensate per essere flessibili.

I PROGETTI

  • Tra i progetti notevoli c’è sicuramente “totally tabular”, vincitore del primo premio, che sfrutta muri fatti con sacchi pieni di calcinacci oppure ghiaia e sabbia, una base di pietra di 60–120 cm (contro l’umidità, le infiltrazioni…); presenta inoltre l’elemento porticato, filtro indispensabile quasi in ogni cultura, che permettere un passaggio graduale dal privato a pubblico, e viceversa.
  • Il sesto premiato, “300 possibilities”, spicca invece per l’approfondita parte dedicata all’analisi delle condizioni di povertà, delle cause conseguenze, e delle varie situazioni che si manifestano nelle varie parti del mondo, ed è uno dei progetti che maggiormente legano il progetto ad un approccio urbanistico di tipo sistemico, utilizzando per i vari casi una strategia di forte adattamento (“strong adaptation strategy”).
  • Anche il settimo è degno di nota: gli Architecture Commons, con il loro “project ground up”, fanno della modularità di base un progetto pronto alla modificazione da parte degli abitanti stessi, e indicano passo passo le fasi di costruzione con l’aumentare del prezzo, fino al completamento della casa. Questo modo di illustrare il loro progetto permette di capire il grado di ecologia della casa, dotata anche di compost toilet.
  • Il progetto nono classificato è “I love cob”.

Tutte le proposte (più di 300!) sono state valutate da una giuria composta tra l’altro da Yves Beahr (designer) e Umer Haque (economista), ed è stato conferito un premio del totale di 15 mila dollari ai migliori 6 progettisti, che saranno chiamati a partecipare, entro fine anno a un workshop per la creazione dei primi prototipi: infatti per il progetto “300$ house” questa è solo la prima parte di un percorso molto più lungo, che vorrebbe vedere la partecipazione delle collettività, delle istituzioni, nella concreta realizzazione di case confortevoli anche per gli abitanti più poveri.

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Giulia Custodi

Giulia Custodi Architetto

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