Cargotecture: il container diventa abitazione collettiva

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Spesso il destino dei container è associato a condizioni di emergenza. In questo caso invece la priorità è “fare architettura con i rifiuti”: è questa la filosofia che lo studio di Seattle, HyBrid Architecture, applica alle sue realizzazioni. “Hybrid capitalizza l’esistente; invece di reinventare la ruota a ogni nuovo progetto, noi preferiamo adattare i materiali e le tecnologie già disponibili per nuovi usi”. Largo alle tre R,

dunque, – riciclo riuso e recupero – applicate anche all’edilizia abitativa a grande scala.

Il nome Cargotecture indica un tipo di edificio che è parzialmente o interamente costruito con container ISO riciclati; c320, c160 scout, c192 nomad, c640 lookout, sono modelli di una serie di piccoli manufatti concepiti a partire dai container ISO e sfruttando le loro differenti dimensioni.

Cargotecture C320 è il primo modello che ha dato il via alla serie: C sta per Cargotecture mentre 320 indica la superficie abitabile, di ca. 30 mq, ottenuta dall’affiancamento di due container standard ISO 20’ box. Il risultato è un “ibrido” di lusso e semplicità, ricercatezza e schiettezza, tra l’aspetto umile dell’esterno e l’atmosfera raffinata che gli interni in legno attribuiscono a questa unità minima abitativa dal sapore universale. La copertura protetta da vegetazione infatti, oltre a migliorare le prestazioni del fabbricato in termini di isolamento e a garantire tutti i vantaggi del tetto verde, lo rende adattabile a qualsiasi contesto paesaggistico; il montaggio è estremamente semplice e poco impattante in fase di cantiere, infatti le fondazioni in cemento armato sono concepite in modo tale che il container vi sia semplicemente appoggiato; una volta chiuso, il modulo riprende le sembianze di contenitore universale per il trasporto di merci.

Il singolo prototipo sarebbe costato solo 1.800 dollari, ci sarebbero voluti solo 45 giorni per fabbricarlo interamente, 16 sarebbero state le ore impiegate per appoggiarlo alle solide fondazioni. Il container è adatto a single o coppie, nonostante la ridotta superficie utile è in grado di ospitare una comoda nicchia per il letto, una per i servizi igienici, una per la cucina, mentre il resto dello spazio, circa il 75%, è un open space da destinare a soggiorno, pranzo, studio, a seconda delle esigenze degli abitanti. Gli interni dell’abitazione sono impreziositi da dettagli in acciaio inox, il rivestimento delle pareti ed il pavimento sono in legno compensato dalla finitura molto resistente, mentre i mobili contenitori sono realizzati in un materiale composito in fibre di carta riciclata e resine fenoliche.
Un accorgimento intelligente che mostra una inusitata attenzione al ciclo di vita del materiale, è consistito nel riutilizzare lo scarto derivante dal taglio delle aperture sull’involucro originario, per ottenerne sistemi di oscuramento del tutto simili alle tipiche persiane delle nostre latitudini, ma ben più originali ed economici.

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Il prototipo finito soddisfa molti degli obiettivi che i progettisti si erano posti in partenza: accessibilità, rapidità nell’installazione, creazione di un ampio spazio open, e basso impatto ambientale sul sito esistente. Il fatto che il C320 non nasconda in alcun modo la sua natura di container – gli esterni non sono alterati né nelle forme né nei materiali – sembra essere una precisa scelta del team: è la natura disadorna del container a renderlo così economicamente conveniente e a farne una soluzione convincente.

Il rinnovato interesse per il tema dell’abitazione come fenomeno sociale, fa sì che il gruppo di architetti abbia visto in questo piccolo prototipo abitativo, un mezzo capace di affrontare e risolvere le grandi sfide dell’urbanizzazione: sfruttando la modularità dei blocchi è possibile originare configurazioni di aggregati urbani che, con un attento esercizio di composizione, risulta particolarmente utile in quei contesti dove la domanda abitativa è urgente e richiede uno sforzo economico rilevante per la città. Secondo i progettisti, in poco tempo e a costi contenuti, una composizione di “cargotectures” potrebbe essere una valida risposta ai problemi dell’housing sociale.







Barbara Brunetti

Barbara Brunetti Architetto

Architetto e dottoranda in Restauro, viaggia tra la Puglia e la Romagna in bilico tra due passioni: la ricerca accademica e la libera professione. Nel tempo libero si dedica alla lettura, alla grafica 3d, e agli affetti più cari. Il suo sogno nel cassetto è costruire per sé una piccola casa green in cui vivere circondata dalla natura.

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