Autocostruzione in Italia: il progetto sperimentale degli anni ‘80

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Fino a qualche anno fa parlare di autocostruzione in Italia significava formulare ipotesi da paese in via di sviluppo, con ricorso a tecnologie preindustriali o contadine. Il contributo diretto dell’utente durante la costruzione della casa ha poi cominciato a configurarsi come un nuovo mezzo per aggregare una parte di quella comanda che non trovava alternative sul mercato immobiliare. Un esempio è stato il primo progetto sperimentale di autocostruzione avviato in Italia sul finire degli ’80 a San Piero a Sieve, dove una cooperativa ha realizzato delle villette a schiera.

Dopo trent’anni esistono le premesse perché l’autocostruzione possa essere, come in altri paesi, il campo su cui sperimentare nuove tecnologie e servizi.

Tuttavia si tratta ancora di un settore poco conosciuto, trascurato dall’industria edilizia che lo ha sempre considerato marginale e sfuggito a gran parte delle rilevazioni ufficiali: non esistono ricerche che chiariscano l’esatta portata di questa pratica edilizia.

Non si conosce ad esempio quanto viene realizzato col diretto lavoro degli utenti durante le fasi costruttive, come avviene la gestione degli interventi da parte dei privati (con appalti dei diversi lavori alle piccole imprese locali), e non è possibile individuare la quota riguardante il mercato delle manutenzioni e delle ristrutturazioni che avvengono in Autocostruzione.

Un esempio di autocostruzione sperimentale su suolo italiano viene da San Piero a Sieve, nel Mugello fiorentino, dove alla fine degli anni ‘80 vennero realizzate diciotto villette a schiera distribuite su tre corpi di fabbrica nel tempo record di 18 mesi dalla cooperativa Sperimentale 1, proprio perché forse fu tra le prime in campo nazionale a sperimentare l’allora originale metodo dell’Autocostruzione.

Abbiamo fatto qualche domanda al geometra Franco Chiarelli, progettista nonché promotore dell’intervento.

Da cosa deriva l’esigenza di autocostruire la propria casa?

Geom. Franco Chiarelli: L’idea venne parlando con i giovani del paese che cercavano casa alla mia agenzia immobiliare ma non avevano abbastanza soldi per entrare nel mercato delle abitazioni unifamiliari.
C’era anche un po’ di polemica verso le cooperative edilizie, in pratica imprese più o meno mascherate, che vendono il prodotto finito a prezzi di mercato e in più usufruiscono di tutte le agevolazioni di legge.
Gli obbiettivi che ci proponevamo erano quelli di dimezzare i costi completando l’intervento in non più di un anno di lavoro. È stato valutato, già in corso d’opera, che i risparmi sui prezzi delle allora correnti simili realizzazioni in edilizia potessero raggiungere alla fine dei lavori il 55%.

Una villetta a schiera di 170 mq a soli 65 milioni?

F.C.: Impossibile? No. Bastava farsela da soli con il procedimento costruttivo giusto, come le diciotto famiglie di San Piero a Sieve, che per riuscirci hanno impegnato tutti i momenti liberi, i fine settimana, le ferie.

18 villette a schiera di due piani fuori terra, con quattro logge, giardino, seminterrato, mansarda, oltre 24 mq di logge in autocostruzione all’80%.

Che tipo di permessi occorrevano a quei tempi per poter realizzare una casa in Autocostruzione?

F.C.: Gli alloggi di San Piero a Sieve vennero realizzati con la procedura dell’Edilizia convenzionata (ex L. 457). Il lotto era stato assegnato dal comune di San Piero a Sieve al prezzo dell’esproprio, gli oneri di urbanizzazione sono stati pagati al prezzo di costo, con un risparmio globale – fra edifici e urbanizzazioni – di circa il 55%.

Per quanto riguarda le norme sulla sicurezza nei cantieri temporanei e mobili, allora non erano ancora applicate come oggi ma assai più limitate e meno limitanti: c’è da dire però che una particolarità venne fuori durante quei 18 mesi, e cioè che i soci della cooperativa erano assai più attenti alle proprie condizioni di sicurezza dei comuni operai edili, proprio perché inesperti e timorosi di farsi del male. Ciò permise di concludere i lavori senza neppure un minimo incidente in cantiere.

Per quel che concerneva attestati di conformità e quant’altro fu semplice ottenerli in quanto fra i molti soci della cooperativa, a parte le più disparate figure professionali, vi erano anche dei tecnici, fra i quali un elettricista ad esempio, che poté certificare gli impianti.

Diverso invece è il caso delle strutture portanti che necessitarono di conformità solo per le platee di fondazione mentre per quanto riguarda le strutture in elevazione venne utilizzato un materiale in polistirene a cassa vuota in cui veniva gettato il cls: facile da utilizzare come sistema e divenuto poi addirittura un esempio virtuoso per altri cantieri.

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Quale è lo stato dell’arte delle villette autocostruite di via Ubaldini?

F.C.: A distanza di oltre 30 anni le famiglie che hanno autocostruito le proprie abitazioni, fra le prime in Italia, abitano ancora dentro quegli edifici che non hanno alcun segno di cedimento nè di obsolescenza.

Ogni anno ormai è usanza allestire nella zona retrostante Via Ubaldini una grande tavolata per festeggiare “il compleanno” delle case di San Piero a Sieve (per intenderci il giorno in cui esse vennero auto–consegnate ai proprietari che le avevano terminate), a dimostrazione che l’Autocostruzione non è solo lavoro manuale ma è anche un modo per stringere rapporti duraturi e solidi come gli edifici che nascono dal duro lavoro di chi li abiterà.

Mariangela Martellotta

Mariangela Martellotta Architetto

Architetto pugliese. Prima di decidere di affacciarsi al nascente settore dell’Ecosostenibilità lavorava nel settore degli Appalti Pubblici. È expert consultant in bioarchitettura e progettazione partecipata. Opera nel settore della cantieristica. È membro della Federazione Speleologica Pugliese.

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