Architettura di strada. Architetti e cittadini insieme per seminare il cambiamento

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C’è chi sostiene che la partecipazione sia un modo di rinnegare l’architettura, di dimenticarsi quali sono gli strumenti della professione. Ma quando uno spazio urbano vienemodificato radicalmente in una settimana, diventando da ambito marginale e non frequentato un luogo dove i cittadini si incontrano e i bambini giocano, significa che l’architettura di strada ha ottenuto risultati concreti. È successo a settembre a Rosarno in Calabria dove, nell’ambito del Festival della Rigenerazione Urbana organizzato dall’Associazione “A di Città”alla sua seconda edizione, una cinquantina di persone – architetti, studenti, artisti, attivisti – hanno unito le loro energie a quelle della popolazione locale per seminare il cambiamento.

Partecipazione e architettura di strada: il Parco d’Arte per un quartiere di Bolzano

Il settore scelto per attuare il cambiamento è costituito da un’area della città in pieno degrado dal punto di vista urbano, architettonico e sociale caratterizzata dal tema della differenza di quota evidente nella presenza di un interessante tema di architettura, un sistema di scale che può diventare elemento di connessione rapida tra le varie parti del quartiere, alternativo ai collegamenti carrabili che richiedono molto più tempo ed elevano il problema del traffico e dell’inquinamento per altro già presenti.

La presenza di punti problematici in grado però di essere considerati risorsa nel progetto di cambiamento, ha consentito un’operatività nuova, concreta, che ha trasformato ambiti residuali anche grazie all’ascolto della popolazione.

L’obiettivo da raggiungere è la realizzazione di un “Parco delle Scale” caratterizzato da installazioni artistiche e street art, opera di una sezione guidata da artisti italiani, spagnoli e francesi, progetti di arredo e di design urbano progettati e autocostruiti dai ragazzi del “cantiere aperto” coordinati da tre collettivi – Collectif Etc di Strasburgo, DettoFatto Lab di Agrigento, Studio SuperFluo di Roma – e scenografie preparate con i ragazzi del quartiere da due compagnie di teatro–danza – Senza Confini di Pelle e Compagnia Teatro Rendina.

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Tutto questo sviluppato in sinergia con un gruppo di architetti che, guidati dalla convinzione che sia oggi fondamentale far dialogare cittadini e istituzioni, si è occupato di stendere una strategia urbana che apra alla relazione con i rappresentanti del comune in un contesto difficile in cui spesso il desiderio di cambiamento lascia posto alla delusione per tanti tentativi falliti.

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Il successo è un gruppo di bambini che gioca a calcio sotto ad un viadotto prima sporco e abbandonato, un ragazzo senegalese che dipinge la parete di casa sua che affaccia su una scala comune completamente ripulita, una ragazzina che chiede di occuparsi anche dello spazio dove lei gioca abitualmente: una città che si attiva,associazioni che si impegnano a continuare il lavoro iniziato, un comune che ha in mano nuovi strumenti per intervenire.
Perché l’architettura è anche questo, la disponibilità ad usare i propri strumenti adeguandoli ad ogni contesto, anche alla strada.

Ester Dedè

Ester Dedè Architetto

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