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Ristrutturazione ecosostenibile: le performance dopo 15 anni. Un caso pratico
Quando si parla di sostenibilità in architettura, il rischio è spesso quello di restare sul piano delle dichiarazioni d’intenti o delle mode del momento. Molto più complesso - e molto più utile - è verificare nel tempo se le scelte progettuali fatte reggano davvero alla prova dell’uso quotidiano, dei consumi reali e dell’evoluzione tecnologica.
Per questo motivo abbiamo analizzato un caso concreto: una villetta unifamiliare realizzata circa 15 anni fa, progettata da Studio Paradisiartificiali, e oggi sottoposta a una verifica a distanza di tempo.
L’obiettivo è raccontare cosa significa davvero ristrutturare casa in modo sostenibile quando le prestazioni non sono solo promesse iniziali, ma dati misurabili.

Chi è Studio Paradisiartificiali
Studio Paradisiartificiali è uno studio di architettura e design con base a Milano, che unisce progettazione architettonica, interior design e creatività interdisciplinare in progetti su misura per spazi residenziali e non solo.
Lo studio propone un approccio progettuale che va oltre i confini tradizionali dell’interior design, combinando ricerca, funzionalità ed espressione artistica e coinvolgendo artigiani e professionisti in team dinamici per soluzioni contemporanee e originali.
La capacità di interpretare esigenze individuali e di trasformarle in progetti che dialogano con il contesto e con l’esperienza abitativa rende lo studio un interlocutore ideale per chi vuole ristrutturare casa in modo sostenibile con visione e personalità.
Vediamo quindi un caso di abitazione reale realizzato dallo studio.

Un caso studio reale: sostenibilità non ideologica
Il progetto nasce a Graffignana, vicino a Lodi, nel 2012, quando parlare di ristrutturazione ecosostenibile non era ancora una pratica così diffusa. Le scelte progettuali non sono state guidate da un approccio ideologico, ma da una valutazione attenta del rapporto costi / benefici / prestazioni nel tempo.
Ecco, quindi, tutti i punti che hanno fatto la differenza allora, e che la fanno ancora oggi, rendendo la casa molto efficiente ed esemplare.

Struttura e involucro
L’intervento si configura come una sopraelevazione su un edificio degli anni Settanta, caratterizzato da limiti strutturali e costruttivi tipici del periodo. In questo contesto, la riduzione dei carichi permanenti non rappresentava una scelta progettuale, ma una condizione necessaria. La nuova architettura doveva quindi essere leggera, compatibile con l’esistente e capace di trasferire i carichi in modo chiaro e controllato.
A partire da queste premesse, la prefabbricazione leggera si è imposta come soluzione coerente, consentendo un controllo puntuale sul peso complessivo dell’intervento, sulla precisione esecutiva e sulla qualità delle connessioni, riducendo al minimo le variabili proprie del cantiere tradizionale.
La dinamica di una famiglia in crescita, in cui un figlio costruisce la propria dimora sulle fondamenta del padre, introduce inoltre — prima ancora che una questione tecnica — un tema di continuità e stratificazione che informa l’intero progetto. L’esistente non viene superato, ma assunto come base reale e simbolica su cui innestare una nuova architettura.
È all’interno di questa lettura che la scelta strutturale prende forma. L’adozione della tecnologia X-LAM si inserisce coerentemente in un processo di crescita per diramazione, in cui struttura e spazio condividono, anche nel tempo, un medesimo principio ordinatore.
Ne deriva una struttura a schema radiale, concepita come un vero e proprio “ombrello”, in cui l’intero pacchetto di copertura è sostenuto da un sistema di travi principali incernierate a un unico pilastro centrale in legno lamellare.


Questo approccio è stato reso possibile dalla collaborazione con un’azienda trentina specializzata nella prefabbricazione leggera ad alta sostenibilità, con standard certificati CasaClima.
L’involucro è stato progettato come parte integrante del sistema costruttivo, con una stratigrafia continua e coerente con la struttura in legno. Pareti e copertura adottano materiali naturali ad alte prestazioni, tra cui fibra di canapa compressa per l’isolamento, mentre i serramenti in legno con triplo vetro contribuiscono alla qualità prestazionale complessiva dell’involucro.
La progettazione dei nodi costruttivi e la continuità dell’isolamento mirano a ridurre le dispersioni e a garantire una tenuta all’aria controllata. L’involucro si configura così come una componente attiva dell’edificio, capace di dialogare con la struttura e di mantenere nel tempo la propria efficacia.
Tali scelte trovano piena conferma nei risultati, che dimostrano come una ristrutturazione ecosostenibile (o una nuova costruzione sostenibile) parta prima di tutto dalla qualità dell’involucro.

Dopo 15 anni di utilizzo, la struttura si è infatti dimostrata:
- stabile e performante;
- efficiente dal punto di vista energetico;
- compatibile con futuri aggiornamenti impiantistici.
Impianti e consumi
La strategia impiantistica è stata sviluppata in stretta relazione con la qualità dell’involucro e con le scelte strutturali, evitando soluzioni sovradimensionate o tecnologicamente ridondanti. L’obiettivo non era massimizzare le dotazioni, ma costruire un sistema semplice, affidabile e governabile nel tempo.
Il riscaldamento è affidato a un impianto radiante a pavimento abbinato a una caldaia a condensazione, una soluzione particolarmente efficace in presenza di carichi termici contenuti e temperature di esercizio ridotte. La produzione di acqua calda sanitaria è integrata da un impianto solare termico, mentre il ricambio d’aria è garantito da un sistema di ventilazione meccanica controllata, che contribuisce alla qualità dell’aria interna e alla stabilità igrometrica degli ambienti.
Alcune funzioni di gestione e controllo sono affidate a sistemi di domotica orientati al contenimento dei consumi, senza introdurre complessità operative per l’utente finale.
I consumi reali dell’edificio si attestano intorno ai 30 kWh/m²/anno, con una riduzione stimata superiore al 35% rispetto agli impianti tradizionali dell’epoca. Un dato che non rappresenta un obiettivo teorico, ma l’esito misurabile di un progetto in cui involucro, struttura e impianti sono stati pensati come parti di un unico sistema.
Accanto alle scelte impiantistiche, il progetto integra dispositivi architettonici capaci di contribuire attivamente al comportamento ambientale dell’edificio. La copertura, organizzata secondo uno schema radiale attorno a un pilastro centrale, si conclude in un elemento lanternino che svolge una funzione non solo compositiva, ma anche climatica. La presenza di aperture zenitali apribili consente infatti di innescare un moto convettivo naturale, favorendo l’estrazione dell’aria calda, il raffrescamento nei periodi estivi e riducendo il carico sugli impianti.
Senza ricorrere a soluzioni complesse, la forma stessa dell’architettura diventa parte del sistema di regolazione interna, secondo una logica che integra principi di ventilazione naturale ed effetto camino in modo intuitivo e governabile. È in questa relazione tra struttura, involucro, impianti e comportamento dell’aria che l’edificio può essere letto come una casa ecologica intesa come sistema passivo-intelligente, in cui le prestazioni non dipendono da un singolo elemento, ma dall’equilibrio complessivo del progetto.

Classe energetica A e flessibilità nel tempo
Al termine dei lavori l’edificio ha ottenuto la certificazione CasaClima in Classe A, rilasciata contestualmente alla consegna dell’opera. Un esito derivato dalla coerenza complessiva del progetto, in cui struttura, involucro, impianti e comportamento ambientale sono stati concepiti fin dall’inizio come parti di un unico sistema. La certificazione sancisce così una condizione di efficienza già inscritta nelle scelte progettuali e costruttive, verificata e controllata in fase realizzativa.
Un aspetto rilevante del progetto è la sua flessibilità nel tempo. Struttura e involucro sono stati pensati per accogliere futuri aggiornamenti impiantistici senza interventi invasivi, come l’integrazione di un impianto fotovoltaico con sistema di accumulo attualmente in fase di valutazione. Una predisposizione che riflette un’idea di ristrutturazione sostenibile non legata alla prestazione istantanea, ma alla capacità dell’edificio di adattarsi ed evolvere, mantenendo nel tempo la propria efficacia.
Dare voce all’esperienza d’uso
Accanto ai dati prestazionali e alle certificazioni, un progetto pensato per durare trova la sua verifica più autentica nell’esperienza quotidiana di chi lo abita. Nel caso di questa abitazione, il riscontro del committente conferma nel tempo la validità delle scelte progettuali, soprattutto in termini di comfort, affidabilità, qualità dell’abitare e stabilità dei costi energetici.
Come racconta il proprietario, “la casa ha mantenuto nel tempo un equilibrio molto stabile: non ci sono mai stati picchi di freddo o di caldo, e la sensazione di comfort è rimasta costante anche al variare delle stagioni”.
Un altro aspetto che emerge con chiarezza è la semplicità di gestione. “Non abbiamo mai avuto la sensazione di dover ‘imparare’ a usare la casa”, osserva il committente, “gli impianti funzionano in modo intuitivo e non hanno richiesto manutenzioni straordinarie”. Un elemento centrale quando si parla di sostenibilità reale: un edificio efficiente è tale solo se resta governabile nel tempo da chi lo vive, accompagnando l’evoluzione delle esigenze familiari senza introdurre complessità o incertezze nei consumi.

Architettura sostenibile come metodo progettuale
A posteriori, ciò che emerge da questa esecuzione è l’idea di un approccio intrinsecamente interdisciplinare, in cui struttura, materia, impianti, comportamento ambientale e dimensione simbolica definiscono tra loro coerenze e relazioni grazie a una visione olistica del progetto, nella quale tutto sta insieme senza gerarchie rigide.
La sostenibilità, per Studio Paradisiartificiali, non nasce tanto dall’applicazione di un protocollo o dall’adozione di un linguaggio tecnico predefinito, quanto da un’attitudine progettuale diffusa, capace di far dialogare elementi eterogenei fino a renderli reciprocamente necessari. È in questo equilibrio sottile che il progetto trova la propria tenuta nel tempo, rivelando come l’architettura possa ancora essere uno strumento di sintesi tra sapere tecnico, immaginazione e responsabilità.
Per chi desidera approfondire questo approccio alla progettazione architettonica a Milano, il lavoro dello studio si colloca all’interno di una ricerca che fa dialogare discipline, scale e linguaggi diversi, assumendo la complessità non come problema da ridurre, ma come valore fondativo del progetto.