La nuova architettura di Londra alla vigilia delle Olimpiadi

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Non manca molto ormai all’apertura della XXX Edizione dei Giochi Olimpici e Londra si prepara ad accogliere una folla immensa con un volto alquanto trasformato. Gli enormi investimenti impiegati favoriranno la nascita di una capitale a misura d’uomo, pensata anche per le classi sociali meno agiate e per facilitare la mobilità in modo semplice ed ecologico utilizzando non solo auto elettriche, metropolitana e biciclette.Sarà incentivato, infatti, il trasporto fluviale sul Tamigi e i suoi canali, attraverso l’uso di mezzi pubblici (i Waterbus), privati o in affitto che potranno disporre di ormeggi dedicati presso i pontili di Camden, Little Venice, Paddington, Victoria Park, Canary Wharf e diversi altri, cioè molto vicino ai campi di gara.

Sostenibilità e potenziamento anche per la rete metropolitana, nella cui stazione di Blackfriars sono stati installati, sul ponte vittoriano che attraversa il Tamigi, seimila metri quadrati di pannelli solari. Un grande ponte solare dall’aspetto poco appariscente, che potrà soddisfare la metà della sua domanda energetica. La Gran Bretagna partecipa, infatti, al raggiungimento dell’obiettivo che prevede entro il 2020 la riduzione del 25% delle emissioni nel trasporto su rotaia.

Anche l’edilizia popolare, fortemente sostenuta dal sindaco di Londra Boris Johnson, è in forte aumento per contrastare le inevitabili speculazioni, dovute all’imminente evento, sull’aumento dei prezzi delle case e degli affitti.

Si è cominciato con la realizzazione, entro il 2015, di cinquantacinquemila alloggi popolari e con la ristrutturazione di altri quarantamila appartamenti economici.

Il sindaco spiega che tipo di metropoli sta nascendo dalle Olimpiadi: «I Giochi stanno trasformando l’East London come mai si sarebbe potuto ipotizzare. L’Olympic Park e le zone limitrofe a est di Londra hanno la massima priorità nel processo di rinnovamento della città. Proprio in quest’area si sta già assistendo a un fantastico cambiamento. Significativi investimenti pubblici, che fanno parte del budget di 9,3 miliardi di sterline previsto per il 2012, hanno consentito di accelerare l’arrivo di ulteriori investimenti privati. Sono stati creati nuovi posti di lavoro al Centro commerciale di Westfield, il più grande d’Europa, sono stati migliorati i principali mezzi di trasporto e sono state costruite case a prezzi accessibili e impianti sportivi per eventi di livello mondiale».

Una domanda sorge spontanea: finiti i Giochi, quale sarà il destino del Villaggio Olimpico e degli impianti? E’ sempre il sindaco a rispondere: «Sarà convertito in appartamenti di cui i londinesi hanno un disperato bisogno. Dati i prezzi così elevati degli immobili nella capitale, ho fatto in modo che molte di queste costruzioni diventino accessibili ai cittadini comuni, che potranno scegliere di affittare o acquistare, a seconda del reddito. Il parco e le sedi permanenti dei Giochi sono stati concepiti avendo ben chiara fin dall’inizio l’idea di voler lasciare un’eredità importante alle prossime generazioni. E già parecchi mesi prima dell’inizio dei Giochi, siamo riusciti a trovare gli operatori che gestiranno sei delle otto strutture realizzate. Questo è qualcosa che nessuna altra città sede olimpica è riuscita a ottenere. Oltre a creare lavoro e opportunità di formazione, in base ad accordi che ci siamo garantiti, le strutture sportive saranno poi accessibili a tutti».

L’evoluzione di Londra passa inoltre attraverso il profilo del suo orizzonte che appare sempre più verticale e spettacolare. A questa nuova trasformazione, iniziata più di dieci anni fa e che da allora ha visto la nascita di sedici grattacieli sopra i centodieci metri, collaborano e hanno collaborato personalità importanti dell’urbanistica e dell’architettura come Richard Burdett, Norman Foster, Jasques Herzog, Zaha Hadid e il nostro Renzo Piano, autore del più alto edificio d’Europa, lo Shard of Glass, 310 metri, che sarà inaugurato il 5 Luglio. Un edificio provvisto a ogni piano di giardino, appartamenti, uffici, ristoranti, negozi, gallerie d’arte e un hotel, lo Shangri–La, che occupa diciotto piani. Dotato di pareti rivestite con un vetro triplo che contribuisce a ridurre le radiazioni infrarosse favorendo la ventilazione naturale, provvede a gran parte del suo fabbisogno energetico grazie ad un sistema combinato a bassa emissione. La veduta a 360° dalla terrazza panoramica dello Shard.

E ancora, The Pinnacle, dello Studio associato Pedersen & Fox, che ricorda un foglio di carta arrotolato, sarà terminato nel 2014 e risponde a caratteristiche di basso impatto ambientale con una facciata ventilata in modo naturale mediante un sistema di pannelli sovrapposti. Un impianto fotovoltaico formato da novantamila celle fornirà energia fino a 200 Kw, mentre scambiatori di calore a biomassa serviranno gli impianti di riscaldamento e raffreddamento.

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Sempre entro il 2014 dovrebbero essere portati a compimento altri colossi: il Cheese Grater (225 metri), il Riverside South (186 metri), la Vauxhall Tower (185 metri) e altri grattacieli sopra i 160 metri.

Nel 2011 è stata invece inaugurata la Heron Tower(230 metri), premiata con la certificazione ambientale per aver ridotto al minimo l’illuminazione artificiale, grazie alle sue grandi superfici vetrate ricoperte da sottilissime celle fotovoltaiche generatrici di energia e barriera protettiva all’irraggiamento solare.

Chissà se nella Milano di Expo 2015si raggiungeranno i medesimi risultati, se così non fosse avremmo sprecato l’ennesima occasione.

Elena Bozzola

Elena Bozzola Architetto

Si è laureata quando la parola “sostenibile” la pronunciavano in pochi e lei si ostinava a spedire email sulla tutela ambientale a tutti i suoi amici. L’incontro con Architettura Ecosostenibile è stato un colpo di fulmine. Ama la fatica delle salite in montagna e una buona birra ghiacciata dopo la discesa.

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