Rifiuti speciali non pericolosi da C&D: la gestione eco-efficiente in Italia

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I residui derivabili dall’attività di costruzione e di demolizione (C&D), di edifici e di infrastrutture, sono per la maggior parte classificati con il CER numero 17.09.04 (Codice Europeo dei Rifiuti) a cui corrisponde la descrizione generica di “rifiuti misti dell’attività di costruzione e demolizione”.Gestire in modo eco–efficiente questi rifiuti speciali, non pericolosi, significa contribuire allo sviluppo sostenibile cui obiettivi principali ricordiamo: ridurre il consumo delle risorse naturali –incluso il consumo di fonti energetiche non rinnovabili– e il flusso dei rifiuti destinati allo smaltimento, sia nelle discariche che negli inceneritori. Vediamo dunque in che cosa consiste la corretta gestione e quali sono gli operatori che potrebbero influire sul raggiungimento dell’obiettivo direcuperare almeno il 70% dei rifiuti inerti entro il 2020 comeimposto dalla direttiva 2008/98/CE.

LO SCENARIO ITALIANO

Secondo il rapporto dell’Associazione Nazionale Produttori di Aggregati Riciclati (ANPAR) il 40% dei rifiuti speciali che si generano nel nostro Paese proviene dall’attività di C&D. Di questi rifiuti solo il 10% risulta essere pericoloso, ovvero contaminato da: amianto, olii, solventi, vernici ed altre sostanze nocive che ne compromettono la riciclabilità. In realtà, il 90% di questa categoria di rifiuti potrebbe essere ampiamente sfruttato come risorsa nel settore delle costruzioni e a maggior ragione nell’industria dei componenti edili, riducendo così importanti impatti ambientali e allo stesso tempo riattivando l’economia del settore. Stiamo parlando di circa 4 milioni di tonnellate prodotte in media ogni anno per un giro di affari complessivo di circa 40 milioni di euro.

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I dati rilevati sono solo indicativi e probabilmente anche sottostimati. In primo luogo perché risalgono al 2007 e in secondo luogo perché, a livello nazionale, non esiste un censimento ufficiale degli impianti autorizzati al trattamento dei residui edili riciclabili. Sono incerti anche l’entità del flusso di rifiuti da C&D e il frazionamento nelle diverse destinazioni finali (discariche per inerti, impianti di riciclaggio e impianti di semplice riduzione volumetrica, etc.) Un altro tipo di flusso di materiali, che non viene mai compreso nelle stime sulla produzione dei riciclati, è quello costituito dalle frazioni di natura omogenea. In fatti, la legge ne consente il riutilizzo in cantiere ma solo dopo un trattamento di semplice riduzione granulometrica e realizzato entro i confini del cantiere stesso. In quest’ultimo caso in fatti, non esiste l’obbligo di compilare formulari di identificazione (FIR) e tantomeno di trasporto (MUD).
All’Osservatorio Nazionale dei Rifiuti (ONR) sfuggono i flussi di materiali edili da C&D, dovuti specialmente a interventi di modesta entità, e non riesce a dare informazioni in tempo reale –o almeno sufficientemente utile– gli ultimi dati pubblicati risalgono al 2008! Per gli operatori risulta dunque difficile programmare attività di recupero e riciclaggio finalizzate al commercio. Non dobbiamo perciò meravigliarci se l’obiettivo, imposto dal D.M 203/2003, di coprire il fabbisogno annuale di manufatti e beni con una quota di prodotti ottenuti da materiale riciclato nella misura non inferiore al 30% del fabbisogno, viene ripetutamente disatteso dalle Pubbliche Amministrazioni. Risulta complicato anche per i valutatori dell’impatto ambientale degli edifici (Protocollo ITACA, VEA) determinare la reale percentuale riciclata o recuperata di materiale per la realizzazione dell’opera edilizia in assenza di marchiatura CE o di altra documentazione attendibile.

LA GESTIONE INTEGRATA

Si parla sempre più spesso di gestione integrata specialmente riferita ai rifiuti solidi urbani (RSU) e se per quest’ultima categoria la gestione integrata è obbligatoria per legge, invece non lo è ancora per i rifiuti da C&D. Ma che cosa intendiamo per gestione integrata? Innanzi tutto, è opportuno evidenziare che si tratta di un’attività complessa, diversa da quella tradizionale, e definita nell’art. 183 lettera o) del DLgs. 152/2006 e s.m.i.Essa consiste in diverse fasi in ordine di procedura: raccolta, trasporto, recupero, smaltimento dei rifiuti, compresi il controllo di tali operazioni e gli interventi successivi alla chiusura dei siti di smaltimento, nonché le operazioni effettuate in qualità di commerciante o di intermediario. Ognuna delle fasi deve essere autorizzata e, con ciò, essere coperta da garanzie a favore del ministero dell’Ambiente. I valori monetari di una polizza fideiussoria possono arrivare a 3 milioni di euro,cioè variano a seconda del tipo di attività e della quantità di materiale gestito annualmente dall’operatore. In definitiva, la gestione integrata, dal momento in cui privilegia le fasi di prevenzione della produzione del volume di rifiuti, del recupero e del riciclaggio, è eco–efficiente. Nello schema (Immagine 02) compariamo i due sistemi di gestione dei rifiuti: tradizionale e integrato (eco–efficiente). Il correttivo 205/2010 al menzionato “codice dell’Ambiente” ,art. 183 lettera i),introduce la figura del Commerciante, danon confondersicon quella dell’intermediario dei rifiuti, art. 183lettera l),in quantoquest’ultimo può coincidere con la figura del commerciante e non viceversa. In pratica, l’attività d’intermediazione presuppone soddisfare requisiti ben precisi: avere una patente di mestiere –conseguita mediante corsi specifici– oppure dimostrare un’esperienza lavorativa verificabile di almeno due anni nel settore in cui si vuole operare.

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QUANTO RICICLIAMO DA C&D IN ITALIA E IN EUROPA?

Secondo i dati pubblicati dal progetto di ricerca Life Ambiente APPRICOD9 la media europea, dei paesi più industrializzati, rappresenta il 30% della produzione totale di rifiuti da C&D.

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CHE COSA RIUTILIZZARE O RICICLARE, COME E PERCHĖ?

Distinguiamo due grandi categorie di residui edili in base alla loro origine, o provenienza:

1.Rifiuti derivanti dalle attività di C&D di edifici e di infrastrutture.
2.Rifiuti derivanti da attività produttive (MPS e sottoprodotti) recuperabili nella produzione di materiali da costruzione.

Per gestire correttamente i materiali e i componenti da recuperare o riciclare è opportuno prima di tutto selezionarli in frazioni omogenee mediante una demolizione progettata nei minimi dettagli, ovvero non lasciata al caso. Successivamente, è necessario classificare i componenti in base al codice CER, per consentirne lo scambio in modo corretto all’interno della UE. Può essere utile scaricare uno stralcio dell’elenco CER dei rifiuti da C&D, ordinati in base a sei coppie di numeri: la prima coppia –a partire da sinistra– identifica il luogo di produzione (l’edilizia è identificata con la coppia 17, gli imballaggi con la coppia 15, altri rifiuti indifferenziati con la coppia 20), la seconda coppia indica il processo produttivo e in fine la terza si riferisce alla tipologia del rifiuto da classificare.

IL REPERTORIO DEL RICICLAGGIO

Il D.M. 8/05/2003, n. 203 –c.d. degli“Acquisti verdi”– con l’art.4 ha istituito il Repertorio del Riciclaggio contenente:

a) l’elenco dei materiali riciclati;
b) l’elenco dei manufatti e beni in materiale riciclato, indicante l’offerta, la disponibilità e la congruità del prezzo.

Il compito di pubblicare l’elenco e di diffonderlo in Internet è stato affidato all’Osservatorio nazionale dei rifiuti (ONR), mentre alle regioni quello di aggiornare gli elenchi. La diffusione dell’elenco è anche consentita a terzi purché non a titolo oneroso. Il menzionato D.M. stabilisce inoltre all’art. 6 i criteri di ammissione di soggetti terzi al R.R., in sintesi, la richiesta per l’inserimento di materiali riciclati, oltre ai dati identificativi dell’azienda, deve riportare:

a) i codici CER con cui viene realizzato il materiale riciclato;
b) la percentuale di rifiuti nel materiale riciclato, il cui valore dovrà rispettare i limiti minimi definiti per detti materiali ed essere documentato tramite dichiarazione di un soggetto certificatore professionalmente abilitato, sulla base di analisi di processo, tramite una perizia giurata;
c) indicazione di un tecnico responsabile;
d) una relazione tecnica indicante le eventuali differenze prestazionali tra il bene o manufatto in materiale riciclato e analogo bene o manufatto realizzato con materiali vergini, evidenziando la conformità qualitativa del prodotto;
e) ogni altra informazione utile.

GLI IMPEGNI DEGLI OPERATORI

La continua evoluzione della legislazione in materia ambientale e al tempo stesso la reale difficoltà sia d’interpretazione dei nuovi provvedimenti normativi e sia di coordinamento degli stessi con quelli di pregressa emanazione, non espressamente abrogati o abrogati solo in parte, rende per gli imprenditori e i professionisti sempre più complesso l’adempimento degli obblighi di legge e soprattutto degli obiettivi imposti dalla UE sulla corretta gestione dei rifiuti recepiti dal nostro Paese con il DLgs. 152/2006 e s.m.i. Come recentemente ha avvisato il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, le inadempienze da parte dell’Italia, comportano il reale rischio di dover pagare multe elevate, parliamo di una quota giornaliera che ammonta a 516.000 euro! La questione si potrebbe risolvere grazie a politiche e strumenti efficaci ed efficienti d’incentivo per la raccolta differenziata di qualità, nonché con accordi di programma tra i vari operatori e portatori d’interessi. Vediamo allora quali potrebbero essere i principali impegni raggruppati per categoria di operatore.

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PROGETTISTI (ORDINI /ALBI) 

·Cambiare il metodo di progettare: introdurre i principi dell’eco–design basato sull’analisi del ciclo di vita dell’intero edificio e non solo dei suoi componenti, privilegiare i materiali riciclati certificati possibilmente al “chilometro zero”.
·Considerare le esigenze della corretta gestione dei rifiuti in cantiere (spazi funzionali alla raccolta di frazioni omogenee).
·Pianificare la demolizione come un vero e proprio progetto e predisporre documentazione sulla gestione dei rifiuti da consegnare ai Comuni assieme alla richiesta di autorizzazioni (favorire la tracciabilità dei materiali).
·Predisporre elaborati per il deposito temporaneo dei rifiuti da C&D in modo da garantirne la corretta conservazione.
·Inserire nei Capitolati Speciali d’Appalto il ricorso a materiali riciclati o recuperati.
·Agevolare il mercato delle materie prime seconde (MPS) e dei sottoprodotti.

LE IMPRESE EDILI (ANCE) 

·Demolire in modo selettivo gli edifici e le infrastrutture
·Differenziare i rifiuti C&D all’origine della produzione in cantiere
·Conferire solo ai centri di recupero e raccolta autorizzati
·Non mescolare i rifiuti pericolosi o non riciclabili con quelli riciclabili
·Conferire ciascuna categoria di rifiuto ai centri più appropriati
·Utilizzare materiali e componenti recuperati o riciclati

GLI IMPIANTI DI TRATTAMENTO INERTI

·Produrre inerti riciclati piuttosto che estrarli da cave naturali
·Adottare procedure di accettazione dei rifiuti inerti di qualità prestazionali garantite
·Sottoporre a certificazione inerti riciclati sia per prestazioni tecniche che ambientali
·Fornire in tempo reale all’ONR le informazioni sui rifiuti trattati e i riciclati prodotti

LE ISTITUZIONI

·Nei Regolamenti Edilizi Comunali: introdurre l’obbligo per il Committente di presentare un elaborato progettuale riguardo modalità di gestione dei rifiuti da C&D (quantità stimate, modalità di deposito temporaneo, destinazioni finali, ecc.).
·Nei Regolamenti Rifiuti: gestire adeguate modalità di conferimento dei rifiuti inerti dal “fai da te” nelle stazioni ecologiche pubbliche.
·Incentivare buone pratiche di gestione eco–efficiente dei rifiuti.
·Eliminare dai Capitolati d’Appalto le clausole ostative all’impiego di materiali riciclati rispetto ai materiali di pari prestazioni.
·Adottare efficaci misure di prevenzione e controllo contro l’abbandono dei rifiuti.
·Predisporre luoghi idonei per le attività di recupero e messa in riserva dei rifiuti da C&D.
·Incentivare attività commerciali o di scambio dei materiali edili da C&D.
·Disincentivare l’uso delle discariche (ad esempio una sorta di ecotassa).

I CITTADINI

·Affidare i residui a imprese o soggetti solo legalmente autorizzati.
·Conferire i residui nelle apposite isole ecologiche di pertinenza territoriale.
·Non mescolare i rifiuti riciclabili con quelli pericolosi o non riciclabili.

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ACCORDI DI PROGRAMMA

Gli accordi di programma tra enti pubblici ed associazioni private –come i consorzi per la raccolta differenziata–agevolerebbero la gestione eco–efficiente dei rifiuti da C&D. Nella provincia di Bologna, ad esempio, esiste già da alcuni anni un accordo di programma che include un vero e proprio vademecum per orientare gli operatorisulla demolizione selettiva, la raccolta differenziata, il corretto stoccaggio, il trattamento per il recupero e il riciclo. Il vademecum è corredato da specifiche tecniche e normative quali:schede per la corretta catalogazione dei componenti da selezionare ed elenchi utili per localizzare gli impianti di trattamento degli inerti più prossimi al luogo di utilizzo, formulari per la tracciabilità dei materiali, ecc. Da una nostra ricerca ci risulta che gli operatori possono usufruire di accordi di programma nelle seguenti provincie: Ancona, Bolzano, Catanzaro, Chieti, Ferrara, Lucca, Napoli, Roma, Teramo e Vicenza.

Scarica l’elenco dei rifiuti recuperabili da C&D

Giovanna Barbaro

Giovanna Barbaro Architetto e Tecnologo

Deve il suo carattere cosmopolita a Venezia, dove si laureò in architettura (IUAV). Dal 2008 europrogettista nei settori green economy e clean tech. Nel 2017 ha realizzato uno dei suoi più importanti sogni: fondare Mobility-acess-pass (MAP), un'associazione no profit per la certificazione dei luoghi pubblici per le persone con disabilità motorie. Tra i suoi hobby preferiti: la fotografia e la scrittura

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